Lettera V

V – Ventura Felice, Ventura Michele, Venusio Donato, Verricelli Giovanni e Eustachio, Vezzoso Bartolomeo, Vezzoso Teresa, Volpe Francesco Paolo

Ventura Felice

Avvocato – Nacque a Matera il 29 settembre 1880 dall’avvocato Giovambattista di Miglionico e dalla signore De Nigris di Tricarico. Seguì brillantemente gli studi presso il Liceo Duni di Matera, laureandosi in Giurisprudenza a Napoli col massimo dei voti. Ancor prima della laurea iniziò a esercitare la pratica forense. A soli 23 anni già discute cause importanti in Corte d’Appello e d’Assise, meritandosi la simpatia e il giudizio positivo di tutti, in particolare era apprezzata la sua pacatezza e la sua oratoria senza fronzoli.
Con queste qualità ben presto primeggiò nell’arringo penale, che però abbandonò dedicandosi esclusivamente alle controversie civili, indotto a ciò dalla introduzione della pena di morte, per i reati più gravi. Infatti a lui, profondamente cristiano, ripugnava la pena di morte, perchè riteneva che la legge sociale e quella naturale non potessero prescindere da un riferimento alla legge divina, in quanto privava il condannato dalla possibilità di redimersi.
La sua preparazione professionale, la sua probità e il suo amore per la giustizia fecero sì che all’arrivo degli alleati a Matera, nel settembre del 1943, egli fosse chiamato, per mancanza di giudici, a ricoprire le funzioni di magistrato. Tale incarico fu da lui assolto con la stessa austerità di coscienza, con lo stesso acume e la stessa rettitudine con cui aveva assolto il compito della professione di avvocato.
Per aver donato, “don Felicetto”, come da tutti era chiamato, sarebbe morto in completa povertà se non fosse stato amorevolmente aiutato con affetto filiale dai nipoti Domenico e Giovanbattista Schiavone.
Morì a Matera nel marzo 1951.

Ventura Michele

Generale – Nacque a Miglionico il 28 novembre 1913 e morì a Matera il 19 settembre 1970.
Frequentò la Scuola Allievi Ufficiali di Modena e partecipò alle diverse campagne di guerra.
Operò in Africa Orientale, nel 1941 fu fatto prigioniero dalle truppe inglesi e rimpatriato solo nel 1946; raggiunse il grado di Generale di Brigata.

Venusio Donato

Canonico della Cattedrale – Al dotto Canonico materano si deve la Cronaca di Matera sino al 1711, con un’appendice di notizie appartenenti alla città e chiesa di Matera, raccolte da vari autori. S’interessò anche di astronomia.
Una figura importante nella storia materana del ‘600-‘700. Operò in Cattedrale e affrontò vari problemi giuridici, risolvendoli con acume e preparazione.

Verricelli Giovanni e Eustachio

Cultori di studi storici – Giovanni si laureò in medicina presso l’Università di Padova, dove divenne lettore, prima di essere nominato medico personale della regina Bona Sforza di Polonia e duchessa di Bari, con uno stipendio annuo di 700 ducati, 7 razioni di cibo per lui e per i suoi servitori e la possibilità di servirsi dei cavalli delle stalle.
Morì nel 1645.
Il nipote Eustachio, vissuto nella seconda metà del Cinquecento, si addottorò in medicina e fisica e si rivelò un cultore profondo degli studi storici.
Scrisse per Matera: Cronica de la città di Matera e la Genealogia de Pantaleone Vercelli.

Vezzoso Bartolomeo

Medico – Nacque il 31 maggio 1907 a Matera da Giovanni e Maria Canitano; frequentò le classi elementari e medie del posto, gli ultimi anni in Sicilia. Si iscrisse a Roma alla facoltà di medicina e il 16 luglio 1932 si laureò col massimo dei voti e ammissione al premio Girolami.
Dopo il corso di allievo ufficiale medico, durante il quale frequentò corsi di igiene e di oculistica, vinse nel 1934 il concorso per medico provinciale. Iniziò la brillante carriera che lo porterà a Capo dell”Ufficio provinciale di Milano”. In circa 40 anni non è stato l’impiegato dello Stato che si sia limitato a svolgere le comuni funzioni burocratiche, ma ha curato in ogni modo l’affermazione della salute pubblica. Le sue doti di mente e di cuore sono state utilizzate per incarichi speciali, per indagini epidemiologiche, per l’informazione e per l’organizzazione di sussidi sanitari.
Trasferito a Roma all’Istituto Superiore di Sanità, fu destinato quale ufficiale medico del Corpo di Spedizione nella Somalia. A Mogadiscio ebbe l’incarico della condotta medica e di Ufficiale Sanitario. Nel 1937 fu nominato Vice-ispettore della Sanità civile della Colonia.
Ritornato in Italia il 1° agosto 1937, riprese servizio presso la Direzione Generale della Sanità occupandosi dell’assistenza materna e infantile, di igiene scolastica, di colonie estive e dei servizi di trasfusione; partecipò al Congresso di pediatria svoltosi a Genova nel 1938.
Nel 1939 ottenne la reggenza dell’Ufficio provinciale di Avellino e vi svolse un corso d’igiene nelle Scuole magistrali e un corso per la lotta antimalarica. Nell’ottobre 1940 fu chiamato all’Ufficio Affari Generali e curò la redazione del “Notiziario dell’Amministrazione Sanitaria” e la coordinazione dei dati statistici riguardanti sia lo stato sanitario della Nazione sia l’organizzazione sanitaria in rapporto allo stato di guerra.
Nel luglio 1940 si specializzò in pediatria svolgendo una tesi “Rachitismo e sovraffollamento in Italia”, nel contempo frequentò il corso di Malariologia collaborando alle ricerche scientifiche e all’attività didattica. Per molti anni fu assistente volontario dell’Istituto d’Igiene di Roma ed eseguì ricerche sperimentali i cui risultati costituirono importanti pubblicazioni che gli permisero di conseguire la Libera Docenza in igiene.
Nel gennaio 1944 si trasferì presso il Governo di Brindisi in qualità di Dirigente degli Uffici sanitari, seguì il Governo a Salerno collaborando con il Direttore Generale della Sanità per riorganizzare gli organi sanitari centrali e periferici. In riconoscimento dei servizi prestati gli fu concessa, nel 1947, la medaglia d’argento quale benemerito.
Con la istituzione dell’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità, il prof. Vezzoso fu chiamato a far parte del Gabinetto. Fu nominato Medico provinciale prima di La Spezia, poi di Siena, sede che gli consentì di continuare i suoi studi e la possibilità di insegnare.
Con la promozione al grado superiore fu trasferito a dirigere nel 1961 l’Ufficio Sanitario provinciale di Milano, dove mise in evidenza la sua preparazione e il suo senso pratico per risolvere i problemi della grande città lombarda, fra cui quello dell’inquinamento e del progressivo abbassamento della falda freatica a causa dei prelievi dell’industria.
Grazie alla docenza insegnò igiene presso l’Università Cattolica. Negli anni successivi fu nominato Commendatore della Repubblica e nel contempo cooptato nel Sovrano Militare Ordine di Malta con la qualifica di Cavaliere di Grazia Magistrale.
Dopo otto anni rassegnò le dimissioni dal Ministero della Sanità dop aver raggiunto il grado di Direttore Generale. In questo periodo ricoprì la carica di Presidente della C.R.I. e dell’AVIS.
Nel 1973 venne assunto come Direttore Sanitario dell’Ospedale Bassi. L’8 settembre 1973 chiudeva la sua intensa giornata terrena mentre era diretto a Mestre per un Convegno dove avrebbe svolto la sua ultima relazione. In viaggio fu colto da un infarto che gli fu fatale.

Vezzoso Teresa

Docente e filantropa – Teresa Vezzoso ha lasciato viva traccia della sua operosità. Nubile, si è dedicata all’insegnamento ed è stata docente molto apprezzata per la sua cultura e per il chiaro metodo usato che rispondeva agli interessi delle sue scolaresche.
Era nata a Matera il 22 luglio 1912. Frequentò le prime classi del Ginnasio “Duni”. A seguito della Legge Gentile, passò dalla Scuola Complementare, all’Istituto Magistrale “Tommaso Stigliano”.
In seguito si iscrisse alla facoltà di Magistero di Roma, conseguendo la laurea in Filosofia il 23 luglio 1940.
Le furono conferiti incarichi annuali nel Liceo “Duni” e nell’Istituto Magistrale di Matera. Infastidita dal continuo cambiare scuola, decise di tasferirsi e, nel 1947, insegnò a Massa Carrara, l’anno dopo all’Istituto Magistrale di Roma e, infine, a quello di Terni.
Vinto il concorso per la cattedra di Filosofia e Pedagogia, rientrò nella sua Città e dal 1949 sino al 10 settembre 1978, anno del suo pensionamento, prestò la sua opera educativa, presso l’Istituto Magistrale di Matera.
Aveva propensione per la politica e per due volte vi prese parte con l’intento di dare il suo contributo di cultura e di pensiero. Per due volte però se ne allontanò delusa.
La prima volta, subito dopo la laurea, fu nominata durante il Ventennio, ispettrice di zona; ma, non avendo possibilità di esprimere il proprio pensiero, costretta a seguire le disposizioni venute dall’alto, tenne l’incarico per pochi mesi e poi diede le dimissioni.
Alla fine della guerra, con la democrazia al potere, da cattolica praticante, accettò di entrare in lista e fu eletta, facendo parte del primo Consiglio Comunale democratico, guidato da Giovanni Padula. Era l’unica donna di quel consesso; anche in quella circostanza, sperava di dare il suo contributo per la soluzione dei problemi inerenti al miglioramento delle classi meno abbienti, ma trovò difficoltà enormi.
Per coerenza verso coloro che l’avevano votata, rimase in carica dal 1946 al 1952. In seguito rinunziò ad altre candidature. La sua generosità era più che nota. Molti si rivolgevano a lei per aiuti economici.
Negli ultimi due anni della sua vita ha accolto in casa due giovani albanesi di cui una era affetta da un neoplasma, che richiedeva particolari cure e interventi chirurgici a Milano.
Fra le opere in cui il suo intervento è stato risolutivo è da ricordare il Centro di accoglienza, istituito presso la parrocchia di San Pietro Caveoso. Ha chiuso la sua esistenza il 20 settembre 1996.
E’ stata sempre riconosciuta ottima docente, in considerazione dell’integrità e l’energia del carattere per la nobiltà dei sentimenti, per la viva intelligenza e per la modestia di vita. Una figura che ha onorato la Città.

Volpe Francesco Paolo

Storico materano – Nacque a Matera da umile famiglie, il 24 novembre 1779.
Studiò nel Seminario Vescovile di Matera, con ottimo profitto; in seguito, ordinato sacerdote, si trasferì a Napoli, presso un fratello, che nella città campana svolgeva la professione di avvocato. Studiò diritto civile e canonico, presso la locale Università.
Dopo aver conseguito la laurea, rimase per qualche tempo a Napoli e collaborò con il fratello alla preparazione di numerosi procedimenti difensivi, a testimonianza della sua preparazione in materia giuridica.
Ritornato a Matera, si dedicò, con zelo, alla funzione sacerdotale e nel 1816 gli fu conferito l’incarico di Canonico -Teologo, dal Vescovo Cattaneo.
Nel 1836 il Vescovo Di Macco, apprezzandone la cultura e la conoscenza delle Sacre Scritture, lo nominò Pro-Vicario Generale e successivamente Vicario Generale.
Alla morte del Di Macco, Volpe fu eletto Vicario Capitolare, in attesa della nomina del nuovo Vescovo, il titolo gli fu confermato anche da Rossini.
Professore di Diritto Canonico, Civile e Naturale nel Seminario Arcivescovile di Matera, Volpe s’interessò soprattutto di storia.
I suoi studi si basavano, in gran parte, su una ricerca personale di fonti e testimonianze storiche, spesso sconosciute e ritrovate in antichi manoscritti.
Le innumerevoli notizie raccolte furono presentate nel Volume Memorie Storiche Profane e Religiose su la Città di Matera, pubblicato a Napoli nel 1818. Nella prima parte dell’opera è trattata l’origine della città di Matera, ad opera dei greci, e del nome, risalente alla parola greca “Meteoron”, cielo stellato.
Nel periodo romano la Città, secondo il Volpe, si presentava come una cittadella fortificata con torri.
In seguito, tra i numerosi popoli che occuparono Matera, i Longobardi, a suo parere, avevano lasciato un’impronta più profonda nei costumi e nelle tradizioni della popolazione.
In occasione della traslazione delle spoglie di San Giovanni dal Monastero di Pulsano a Matera, nel 1830, Volpe compose un’opera che sottolineava le difficoltà a cui si andò incontro per il trasferimento delle reliquie, reso possibile solo per l’impegno dell’Arciprete Contini.
In un’altra pubblicazione del 1842 Volpe descrive le chiese rupestri di Matera, illustrando con osservazioni personali ed originali, la natura storica degli affreschi presenti in esse.
Egli riteneva che le chiese fossero state restaurate ed affrescate nel Medioevo da cristiani orientali, i quali, dopo essere sfuggiti alle persecuzioni iconoclastiche degli imperatori di Costantinopoli, giunsero in Italia e in quelle grotte, esercitando indisturbati le loro pratiche religiose e continuando a venerare immagini sacre.
Volpe sottolineò che quasi tutte le Chiese Rupestri erano dedicate alla Madonna come motivo di reazione dei cristiani all’editto di Leone, che proibiva la raffigurazione della Vergine.
L’ultima opera pubblicata dal Volpe fu il Saggio intorno agli Schiavoni stabiliti in Matera nel Secolo XV, ed a taluni monumenti inediti, nonchè ad un breve cenno su poche monete quivi novellamente rinvenute.
L’autore sostenne che gli Schiavoni, di origine albanese, giunsero a Matera allorchè il loro Generale, sconfitto dai Musulmani, chiese asilo al re di Napoli. A Matera essi fondarono un quartiere nelle vicinanze della chiesa di San Pietro Caveoso e vi rimasero definitivamente, adattandosi ai costumi della città.
Opera inedita del Volpe, pubblicata solo recentemente, è il Proseguimento della storia di Matera una cronaca di avvenimenti, vissuti direttamente dall’autore del 1799 al 1821.
Il merito maggiore del Volpe è stato quello di aver, per primo, scavato in profondità nella millenaria storia della Città dei Sassi, portando alla luce documenti rari e per aver dispiegato le conoscienze della nuova classe borghese, e per essersi soffermato sulla esigenza dello sviluppo sociale, anticipando i tempi di un cammino insieme tra la chiesa e la nuova società.

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