Altobello Persio, famoso scultore lucano

(presepe costruito all’interno della Cattedrale di Matera)

Altobello Persio nacque a Montescaglioso nel 1507. Fu il padre di Antonio (filosofo), Ascanio (linguista, umanista e grecista), Domizio (pittore) e Giulio (scultore). Capostipite di una famiglia di intellettuali lucani, compì le prime opere nell’abbazia di San Michele Arcangelo di Montescaglioso. Dopo aver sposato Beatrice Goffredo appartenente ad una nobile famiglia materana si trasferisce a Matera dove realizza alcune delle sue opere più importanti, il presepe ed il dossale di un altare (1534) realizzati nella cattedrale.

Nasce in una prestigiosa famiglia di artisti ed intellettuali che anima la vita artistica locale già dalla seconda metà del ‘400. Il suo stile di scultore è caratterizzato dalla ripresa delle strutture e delle forme della tradizione locale, sulle quali innesta un gusto romanico aggraziato e composto. Da qui allarga il proprio spettro di influenze soffermandosi sia sulla riscoperta del classico, sia sui moderni esiti di Stefano da Putignano. In un secondo tempo si dedica alla ricerca di nuove modalità espressive e, assimilando gli stimoli della cultura locale, si avvicina ad un realismo di stampo popolare. Gli esiti che ne derivano sono grezzi solo in apparenza e denotano, invece, un approccio artistico molto genuino ed evocativo. Testimonianza di questa svolta il “Presepe” realizzato in pietra policromata per la Cattedrale di Matera.

La sua intera produzione si contraddistingue per un marcato eclettismo che, pur rimanendo fedele ai dettami dell’armonia tardo-rinascimentale, non rinuncia a ricercare nuove soluzioni formali. Tra le sculture più importanti di Altobello vanno segnalate: il portale rinascimentale dell’abbazia di San Michele a Montescaglioso, il Crocifisso e la Vergine con San Giovanni nella chiesa di San Nicola a Lagonegro, la scultura di San Giuseppe e la Pietà nella lunetta di un portale della chiesa madre di Santa Maria Maggiore a Miglionico (forse però da riferire a Giulio), le sculture di san Pietro e san Paolo della chiesa matrice di Oppido Lucano, le sculture di Isabella e Federico d’Aragona della chiesa madre di Ferrandina, il presepe in pietra nella cripta della chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana a Tursi.

Dominò la storia di un’epoca il nome dei Persio, a cominciare da Altobello, e continuando con almeno due dei suoi figli, Antonio e Ascanio, il primo fu filosofo, seguace di Talete e matematico insigne, ed esercitò anche la professione medica. Nacque a Matera il 17 Maggio 1543 e morì a Roma il 31 Gennaio 1612. È annoverato tra i membri dell’Accademia dei Licei. Lasciò numerosi testi di filosofia. Più famoso fu il fratello Ascanio, nato a Matera il 9 Marzo 1554, e morto a Bologna il 1616. Fu l’unico dei Persio che la città di Matera ritenne meritevole di inserire nella sua toponomastica. Una strada infatti porta il suo nome. Fu ultimo dei quattro figli di Altobello e Beatrice Goffredo, e proprio dello zio Lorenzo Goffredo, uomo di grande cultura, seguì la scuola umanistica. Successivamente andò ad apprendere logica e filosofia nel convento di San Francesco D’Assisi. Seguì il fratello Antonio a Napoli, e poi a Perugia e quindi a Padova dove frequentò il corso di Utroque Jure, cioè in Giurisprudenza. In quel periodo concorse anche per una pieve della diocesi patavina di cui fu vincitore. Quando, dopo la partenza del fratello Antonio per Roma, le loro strade si separarono, Ascanio concorse alla cattedra di lingua Greca all’Archiginnasio di Bologna. Forse nel 1586 il senato bolognese provvide alla sua nomina con 800 lire di stipendio, che gli venne aumentato negli anni seguenti fino a toccare le duemila lire nel giro di tre anni. Rischiò anche di subire le ire dell’inquisizione a causa della sua amicizia con Tommaso Campanella. Nella seconda metà dell’ottobre 1592 aveva avuto con lui un qualche contatto durante una permanenza col frate domenicano a Bologna. In quella sosta si ingenerò fra gli inquisitori del S. Uffizio il sospetto di eresia nei confronti di Ascanio. Gli storici poi si incaricarono di dimostrare come tale sospetto fosse infondato. Ma già allora gli inquisitori nulla potettero dimostrare a suo carico e la questione si risolse con una ammonizione. Anche dopo questo spiacevole episodio che poteva risolversi in maniera più grave, dato il rigore e l’intransigenza dell’inquisizione anche in casi di semplice sospetto, Ascanio Persio continuò senza alcuna difficoltà a svolgere la sua attività didattica nella città petroniana, Bologna gli riconosceva infatti alto merito nella sua attività di studioso. Tanto da meritarsi anche l’alto riconoscimento della cittadinanza Bolognese. E in quella città Ascanio mise su famiglia sposando Costanza De Virgiliis, dama bolognese che morì precedentemente senza donargli il conforto di un figlio.

Dopo la morte dell’insigne uomo di lettere, avvenuta a Matera nel 1593, la salma venne sepolta nella soppressa chiesa delle suore di S. Agostino. Sulla sua tomba venne eretto un busto con un epitaffio dettato dal fratello Antonio. Quella chiesa però andò distrutta, e distrutti andarono la tomba ed il busto di Ascanio Persio. Ne restava solo testimonianza nella trascrizione dell’epitaffio eseguita qualche tempo dopo dal Montieri e conservata nella Biblioteca Universitaria di Bologna.

Si ringrazia Enzo Scasciamacchia per il prezioso contributo

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