Lettera P

Padula Giovanni

Imprenditore – Primo Sindaco nel periodo post-bellico – Nacque a Matera il 10 agosto 1885, in una casa del sasso Barisano in via Lombari; morì a Matera l’1 febbraio 1963.
Frequentò solo la scuola elementare, ma riuscì da autodidatta ad acquisire buone conoscenze. Seppe mantenere un ricco ed intenso rapporto umano con tutti. Dal 1898 lavorò con il fratello Emanuele nelle attività di trasporto. Durante i viaggi leggeva soprattutto Dante e la Bibbia.
Negli anni ’20 Giovanni Padula si interessò perchè venisse realizzato l’allacciamento di Matera alla rete ferroviaria dello Stato: aveva intuito che solo in quel modo la Città poteva venir fuori dall’isolamento, in cui da secoli era stata legata.
Il 13 luglio 1936 diede inizio ad una feconda attività industriale, aprendo il “Mulino e Pastificio”, che guidò con grande capacità insieme al fratello Emanuele. Durante la II guerra mondiale, nel nero periodo del razionamento dei generi alimentari, con profondo senso umano seppe essere vicino alle necessità della popolazione e, soprattutto, alle famiglie che avevano parenti alle armi.
Con provvedimento prefettizio fu nominato Sindaco del comune di Matera nel primo periodo post-bellico e, a seguito delle elezioni amministrative, occupò tale carica dal 1948 al 1952.
Si adoperò perchè la comunità materana non fosse esclusa dalle tante leggi che, in quel periodo, venivano emanate dal Parlamento. Immedesimandosi nei disagi dei dipendenti comunali, quando la Cassa Depositi e Prestiti ritardava il pagamento degli stipendi, spesso era lui ad anticipare l’importo agli impiegati.
Si dedicò con amore allo sviluppo della sua Città, interpretando i bisogni degli abitanti dei Sassi; sollecitò l’intervento del Presidente del Consiglio, on. Alcide De Gasperi, che, nel 1951, con una legge speciale, diede il via ad un piano di risanamento degli antichi rioni. Era l’8 maggio quando, in Piazza Vittorio Veneto, disse:

“Oggi, allo scadere del mio mandato, mi presento a voi per dirvi che la legge per il risanamento dei Sassi a stata approvata poche ore fa dal Senato. Sarà mio dovere, cari materani, recarmi subito dal Presidente del Parlamento, per porgere l’affettuosa riconoscenza del popolo materano e, anche, mio personale.
Io, come molti di voi, ho conosciuto la vita dei Sassi, in quanto lì sono nato. Le asprezze di quell’ambiente mi hanno rafforzato nella necessità di operare con tutte le mie forze, affinchè i miei concittadini e i nostri figli non continuassero a vivere nelle medesime condizioni di vita; e quella forza e tenacia che sono tipiche del materano, mi hanno sempre sorretto nel tendere verso la meta, oggi raggiunta”.

Gli anni ’50 furono caldi di lotte e contrasti. Padula, come Sindaco, seppe mediare, conciliare, servendosi soprattutto del suo buon senso. Nè mancò di guardare lontano, come dimostra il contributo da lui offerto per la realizzazione della “Centrale Ortofrutticola” a Metaponto e per la costruzione di un Consorzio di produttori agricoli, nella zona di Scanzano. Purtroppo, però, questa sua seconda iniziativa non fu condivisa dagli imprenditori, che sciolseo la società. Fu Presidente della Camera di Commercio di Matera dal 1946 al 1958. Per i dipendenti di quell’Ente era come un padre: infatti, perchè essi divenissero proprietari di una casa, anticipò la somma occorrente per l’acquisto del suolo, in via Cappelluti.
Matera, per suo merito, ospitò tra il 1949 e il 1950 economisti, urbanisti, sociologi, realizzando in quel modo il grande sogno: vedere la sua città natale uscire dall’isolamento che l’aveva da secoli segnata.

Palombella Giacomo

Arcivescovo – Nacque ad Acquaviva delle Fonti (Bari) il 19 gennaio 1898. Fu Vescovo di Muro Lucano nel 1946 e nel ’51 fu assegnato alla Diocesi di Calvi e Teano.
Fu nominato Arcivescovo Metropolita materano il 19 settembre 1954, in un periodo in cui la sede di Matera, dopo essere stata legata per oltre 7 secoli ad Acerenza, diveniva autonoma, con l’attribuzione delle Diocesi suffraganee di Tursi e Tricarico.
Nel 1956 indisse un importante Congresso Eucaristico, presente il Cardinale Marcello Mimmi di Napoli.
Istituì il Centro Studi Pio XII, presso la chiesa di san Francesco d’Assisi, una scuola di Teologia per laici e diede vita alla costruzione di numerose chiese nei nuovi rioni della città: l’Annunziata di Piccianello, San Rocco lungo via Lucana, Cristo Re in via Gramsci, Santa Maria Addolorata nel rione Serra Venerdì, Sant’Antonio nel quartiere La Nera, San Pio X nel rione Spine Bianche, Sant’Agnese nella zona di Agna, San Giovanni da Matera nel borgo Venusio, Santuario di Picciano sull’omonimo colle, l’Immacolata alle Cererie, San Giacomo nel rione San Pardo, San Paolo a Villa Longo e San Vincenzo de’ Paoli a La Martella.
Durante il suo Vescovo trasferì “La Casa della Carità per i poveri vecchi” dal convento di sant’Agostino alla zona di Serra Rifusa.
Nel 1962, in occasione della elevazione della Cattedrale a Basilica Minore, l’Arcivescovo Palombella invitò a Matera il Cardinale di Napoli Alfonso Castaldo.
Nel 1965 promosse un altro evento: l’incoronazione dell’effige dell’Annunziata di Picciano, decretata dal Capitolo Vaticano, con la partecipazione del Cardinale Giuseppe Ferretto.
E’ evidente l’impegno profuso dall’Arcivescovo Palombella volto a rendere vivo lo spirito religioso del popolo materano e il culto espresso verso la Vergine, tanto da far meritare alla Città la denominazione di “Civitas Mariae” – 21 novembre 1954.

Palumbo Errigo

Ispettore scolastico – Nacque a Toritto l’1 maggio 1901. Si diplomò nelle Scuole Normali dell’epoca, che furono sostituite dagli istituti Magistrali dal Gentile; insegnò nelle Scuole elementari di Oppido, un piccolo comune della regione lucana.
Nel 1929 conseguì a Roma il diploma di abilitazione alla Vigilanza Scolastica. Nel 1935-36 gli fu conferito l’incarico di Direttore Provinciale della Circoscrizione materana. Il 1° novembre 1936 superò gli esami di concorso e fu nominato Direttore Didattico Governativo. Nel 1957 divenne Ispettore Scolastico della Circoscrizione di Matera.
Tra le benemerenze ricevute: l’onorificenza di cavaliere della Repubblica, diploma di benemerenza di II e III classe per i meriti scolastici e quello di II classe per la Cultura e l’Arte con medaglia d’argento.
Nel corso degli anni di lavoro riportò sempre la massima qualifica, informando per un quarantennio la politica scolastica materana.
Tutte le linee direttive delle varie scuole di Stato, degli Enti delegati, degli Enti privati portavano la sua firma, soprattutto quelle per la organizzazione dei nuovi piani didattici.
Percorrendo, a volte a piedi o a dorso di mulo le impervie strade per raggiungere le sperdute scuole della provincia di Matera, si rese conto delle difficoltà della loro collocazione nei boschi, sui monti, oltre fiumane, per cui s’impegnò al trasferimento di esse in aree meno isolate e servite di mezzi pubblici di linea.
In seguito all’esodo degli abitanti dei Sassi, si dedicò con particolare competenza ed elevata sensibilità alla istituzione di una Scuola di Differenziazione Didattica per la ruralità e per l’educazione sociale, che funzionò presso il nuovo borgo La Martella., con ampi riconoscimenti del Ministero della Pubblica Istruzione e di eminenti studiosi italiani e stranieri.
Collaborò alla redazione della rivista Convegno, che pubblicava le varie esperienze della scuola materana.
Svolse intensa attività di docenza e di organizzazione dei corsi di aggiornamento per i maestri, fu consulente culturale dell’A.I.M.C. di Matera, Delegato Provinciale dell’educazione popolare, organizzando una vasta operazione di reperimento degli analfabeti e semi-analfabeti, abitanti dei Sassi, indirizzandone oltre 1000 alunni alla frequenza delle Scuole serali.
Fu il maestro di tutti e di tutto; un uomo saggio; ad ogni difficoltà riusciva a trovare una soluzione opportuna.

Paolicelli Eustachio

Eustachio Paolicelli, nato a Matera nel 1940 da padre Antonio e mamma Pasqua.
I suoi studi, presso l’università Federico II di Napoli, in cui conseguì la laurea in sociologia discutendo la tesi “Matera e la Basilicata nel 1799”, hanno caratterizzato la sua vita nell’impegno sociale, politico e culturale della stessa Campania. Dal 1960 ha svolto attività nel settore educativo e della formazione in varie città italiane: Palermo, Roma, Chatillon, Trieste e Salerno. E’ stato Direttore di Casa Rieducazione Minorenni a Santulussurgiu (OR) ed a Sassari negli anni 1969-1970.
Ha vissuto ad Acerra dal Marzo 1971 rivestendo la funzione di responsabile di una comunità per minori dell’Area Penale. Di Pulcinella ha sentito solamente parlare vagamente senza riscontrarne alcun riferimento. Nel 1975 fu tra i fondatori del periodico locale “Il Quartiere” e nel 1986 dell’Associazione “Acerra Nostra” e del”Museo di Pulcinella”, del “Folklore e della Civiltà Contadina” salvaguardando l’identità culturale di Acerra recuperando così la maschera di Pulcinella che era stata inglobata come maschera prettamente di Napoli.
Dal 1986 al 2002 è stato funzionario presso l’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Campania. Per nove anni ha ricoperto il ruolo di Magistrato Onorario presso la sezione minorenni della Corte di Appello di Napoli. Ha scritto numerose poesie ed ha fatto conoscere Acerra e la sua cultura in tutto il mondo.
E’ morto ad Acerra nel 2013. Dedicato a lui, dal maestro Nunzio Vincenzo Paolicelli, la composizione per banda “Sassi in fiore”; Maurizio Vinanti, in un suo quadro, raffigura Eustachio con la maschera di Pulcinella sullo sfondo di Matera .

Paolicelli Francesco

Il Maestro Francesco Paolicelli, a cui è intitolata l’Associazione Bandistica Culturale, nacque a Matera il 16 Luglio 1898 e qui vi morì il 28 marzo 1967.
Appassionato di musica fin dalla giovane età, ebbe modo di studiare per corrispondenza con l’illustre Maestro Pietro Mascagni, diventando un valente fliconista. Nel 1920 diventò direttore della Banda Municipale “Città di Matera” da lui stesso fondata poco tempo prima.
Nel 1925 fu a Roma in qualità di direttore al Raduno Nazionale delle Fanfare.
Durante la sua carriera di musicista compose una notevole quantità di marce sinfoniche, militari e funebri, oltre a cantilene che venivano eseguite durante la Settimana Santa.
Presso la sua scuola di musica ebbero modo di formarsi diverse generazioni di musicanti.

Paolicelli Nunzio Vincenzo

Nunzio Vincenzo Paolicelli è nato a Matera il 19 Luglio 1938, figlio d’arte, ha coltivato fin dalla giovinezza la sua passione per la musica studiando clarinetto con lo zio Francesco Paolicelli e successivamente con l’italo americano Maestro Ralph Calia, con il quale ha perfezionato la tecnica clarinettistica e approfondito gli studi di composizione e strumentazione per banda.
Ha fatto parte di diverse bande musicali fra le quali quelle dirette dallo zio Francesco al quale ha intitolato il proprio complesso bandistico. Nel 1967, insieme ad un gruppo di colleghi, ha fondato la banda Musicale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco con sede in Roma, prendendovi parte come clarinettista e poi assumendo la direzione.
Il Maestro Nunzio Vincenzo Paolicelli si è distinto inoltre per la composizione di un buon numero di marce Sinfoniche Brillanti e Militari e di alcuni poemi sinfonici tra cui “Terra Lucana”, rendendo omaggio alla sua terra.

Pascoli Giovanni

Poeta – Giovanni Pascoli si laureò a Bologna nel 1882 in Lettere a pieni voti e con lode, esaminato dal Carducci.
Nominato docente di latino e greco nel Liceo Ginnasio di Matera, vi giunse il 7 ottobre, accolto dal Preside Vincenzo di Paola.
In una lettera inviata alle due sorelle Ida e Maria, riferì le prime impressioni del viaggio e dei luogi:

“Sono a Matera sin dalle ore prime antimeridiane del 7. Arrivai all’una dopo mezzanotte, dopo molto trabalzar di vettura, per vie selvagge attraverso luoghi che io ho intravisto notturnamente, sinistramente belli” .. “Una città abbastanza bella, sebbene un poco lercia”.

Alloggiò in una stanzetta dell’ex convento di San Domenico, dov’era la Sottoprefettura, col professor Restori. Consumava i pasti presso l’unica trattoria, successivamente fu ospitato presso il Convitto. Simpatica la descrizione che il Poeta fa alle sorelle sui vestiti dei contadini dell’epoca:

“I contadini o cafoni vanno vestiti nel loro selvatico ed antiquato costume e stanno tutto il giorno, specialmente oggi che è domenica, girelloni per la piazza. Hanno corti i brachieri e scarponi grossi senza tacco, una giacca corta e in testa un berrettino di cotone bianco e sòpravi un cappello tondo. Sembrano che si siano buttati giù dal letto in fretta e furia, e si sian messi per distrazione il cappello sopra il berretto da notte. Una particolarità curiosa! Qua gli uomini purchessia vanno in calzoni corti e calze fuori come i preti di costassù; i preti invece hanno i calzoni lunghi come costà gli uomini purchesiano. Ho concluso che i preti vogliono sempre far le cose alla rovescia degli altri. Faccio per ridere veh! Non fate il broncio, bionde sorelline, non voglio.”

“Ma in generale sto bene a Matera… Sai d’una cosa mi lagno: qui è troppo caro il vivere e l’alloggio e tira quasi sempre scirocco… quanto tira scirocco il cervello dorme della grossa”.

In classe aveva 34 alunni, tra cui Nicola Festa, di lui il Pascoli scrisse al Carducci:

“Unico ambito conforto della mia carriera scolastica è quello di avere scoperto la scintilla del genio sulla fronte d’un mesto giovinetto di Matera, lasciate che nell’illustre filologo di oggi io abbracci il mio Nicolino di una volta”.

Restò legato a Matera, poichè, trent’anni dopo la sua partenza, scriveva al suo preside Vincenzo Di Paolo:

“Come mi giova, dopo una vita così torba, tornare a cotesta serenità di pensiero e di parole, che avrei dovuto prendere da lei in quella povera città di trogloditi, in cui vissi così felice, sebbene così pensoso! Si; delle città in cui sono stato Matera è quella che mi sorride più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia”.

Giovanni Pascoli insegnò latino e greco a Matera dal 1882 al 1883.
Per il poeta di San Mauro di Romagna furono poste due lapidi, una su una parete della scalinata di accesso al piano superiore del palazzo Lanfranchi, l’altra sulla facciata del palazzo della Prefettura.
Passarelli Antonio
Generale – Nacque a Matera il 7 gennaio 1887 da Francesco Passarelli, il sindaco ucciso impietosamente il 13 giugno 1892.
A 18 anni entrò allievo nell’Accademia Militare di Artiglieria di Torino e con il grado di Tenente, prese parte alla guerra libica, meritando encomio e medaglia di bronzo.Durante la Prima Guerra Mondiale, già Capitano del 2° Regg.to artiglieria da montagna, combattè sul monte Ortigora, a Cima Isidoro e Cima Caldiera. Ferito al torace, ottenne la promoziona a Maggiore e fu decorato con medaglia di bronzo al valore militare.
Si laureò in ingegneria industriale; nel 1920 fu assegnato alla fabbrica d’armi di Roma e dal 1921 al 1926 fece parte della Commissione di difesa come osservatore industriale. Poco dopo venne promosso vice direttore dello sploettificio di Roma.
Tenente Colonnello e Colonnello nel 1934, compì missioni in Ungheria. Dopo un biennio di direzione dell’Arsenale di Torino, ebbe l’incarico di impartire lezioni di artiglieria nel locale Politecnico.
Fu nominato direttore del Centro Esperienze di Artiglieria di Nettuno e, nel luglio 1938, direttore principale della fabbrica d’armi di Terni, con il grado di Maggiore Generale e poi di Tenente Generale.
Cadde eroicamente nell’ultimo conflitto mondiale: era l’11 agosto 1943, e durante un violento bombardamento aereo, anzichè mettersi al riparo, si recò presso i ricoveri dello stabilimento, per animare le maestranze ed assicurarsi sui mezzi di protezione. Così immolò la sua vita, consacrata per lunghi anni al servizio della Patria. Gli venne concessa la medaglia di bronzo “alla memoria”.
A lui è stato intitolato il Gruppo Provinciale di Matera della Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia (UNOCI).

Pecci Anselmo Filippo

Arcivescovo – Nacque a Tramutola nell’alto potentino il 23 dicembre 1868 e morì a Cava dei Tirreni il 4 febbraio 1950.
Fu monaco benedettino nella Badia di Cava dei Tirreni. Insigne storico, grecista, versato soprattutto nella conoscenza dei testi sacri.
Si laureò in Lettere il 10 luglio 1899, venne nominato Vescovo di Tricarico nel 1903 (dal Papa San Pio X), Amministratore Apostolico dell’Arch. Acheruntina; il 18 settembre 1907 divenne Arcivescovo di Matera e Acerenze. Fondò nel 1937, nell’antico convento di Sant’Agostino, “La casa della Carità, per i poveri vecchi” e s’impegnò al restauro di alcune chiese materane.
In Cattedrale sistemò l’altare di San Giovanni da Matera, con ai lati le sculture di Sant’Ilario e della Beata Eugenia, dotò il massimo tempio materano di un organo polifonico, restaurò il campanile e sistemò il presbiterio.
Durante il conflitto mondiale mise a disposizione il Seminario, per accogliere gli orfani di guerra.
La Chiesa lo ha inumato nella cappella del Presepio: era il 23 maggio 1959; e gli riservò un numero speciale del Bollettino Diocesano “L’Eco di Matera”.
Il Comune di Matera il 3 aprile 1945 gli aveva conferito la cittadinanza onoraria.

Pentasuglia Giovanni Battista

Garibaldino – Il 3 novembre 1821 nacque Giovanni Battista Pentasuglia in un periodo in cui si faceva sempre più forte l’eco delle sommosse di Napoli e di Torino.
All’abito talare G.B. Pentasuglia preferì la divisa militare e la partecipazione alle guerre d’indipendenza; fu ferito a Vicenza il 24 maggio 1848. Nel Piemonte, nel 1850, fu istruttore degli allievi per la telegrafia; qualche anno dopo gli fu conferito dal governo di Torino l’incarico di ispezionare gli uffici telegrafici e di compilare un manuale di telegrafia, scienza in cui andava compiendo studi ed esperimenti notevoli, tanto da meritarsi il titolo accademico di dottore in fisica. Nel settembre 1857 gli fu affidato l’incarico di Ispettore della telegrafia. Durante la II guerra d’indipendenza, nel 1859, Pentasuglia fu destinato al Quartier Generale di Napoleone III, con il compito di sovrintendere ai servizi telegrafici da campo.
Nel 1960 partì da Quarto con i Mille di Garibaldi verso Marsala. Durante la spedizione fu, protagonista di un gesto che diede felice esito all’impresa. A Marsala, infatti, ebbe l’ordine di impadronirsi dell’ufficio telegrafico. Avendo fatto irruzione nella sala dei telefoni, puntò la pistola al petto del telegrafista che, proprio in quel momento, stava trasmettendo a Trapani la notizia dell’avvistamento di navi straniere. Il Pentasuglia intimò al telegrafico di modificare il testo del dispaccio e di annunziare l’arrivo di mercantili carichi di zolfo. Ciò fece sì che l’esercito borbonico si trovasse impreparato a fronteggiare lo sbarco dei Mille. Si battè a Calatafini, a Palermo, al Volturno con Garibaldi, passando successivamente nell’esercito nazionale col grado di Tenente Colonnello del genio.
Fatta l’Unità d’Italia, G.B. Pentasuglia sistemò il cavo sottomarino per le comunicazioni telegrafiche fra la Sicilia e la Sardegna. Il 10 agosto 1863 completò la posa del cavo tra Torre del Faro e Bagnara di Calabria, sullo stretto di Messina.
Nel 1866, durante la III guerra d’indipendenza, tornò al seguito di Garibaldi, accompagnato da un drappello di volontari materani. Anche questa volta si fece molto onore, tanto da meritarsi parole di encomio dall’Eroe dei Due Mondi.
Scioltisi i battaglioni, il 1° ottobre 1866 Pentasuglia ritornò in servizio a Matera, come Ispettore capo dei telegrafi.
L’assemblea comunale gli offrì una medaglia d’oro, con la seguente motivazione “Al Concittadino Giambattista Pentasuglia, chiaro per ingegno, ammirato al patriottismo e valore, il Municipio riconoscente dedicava il 20 dicembre 1866”.
Occupava il posto di Ispettore Generale dei telegrafi, quando giunse la notizia del suo collocamento a riposo. Nella sua terra si chiuse nella solitudine, tormentato da malanni e dallo sconforto.
Morì il 4 novembre 1880, a soli 59 anni, al n. 1 di salita Castelvecchio.
Matera, il 20 giugno 1910, pose su una facciata dell’ex Liceo, ex Seminario, un’epigrafe marmorea con un testo dettato da Giustino Fortunato:

“Per lui la Basilicata è orgogliosa dell’aver dato uno dei suoi figli all’epica schiera dei Mille e tale che con pubbliche e private virtù crebbe di continuo onore a sè e alla Provincia nativa”.

Persio Altobello

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Scultore – Nacque a Montescaglioso nel 1507, da una famiglia emigrata dalla Calabria. Si stabilì a Matera e sposò Beatrice Goffredo, sorella dell’umanista Leonardo Goffredo, canonico della Cattedrale.
A lui vengono attribuite le statue di San Giovanni Battista, nella omonima chiesa, quella posta nel tempio ruprestre di Sant’Antonio Abatate, quella della Madonna detta della Seggiola, nell’antica parrocchia di San Pietro Barisano e quella in legno di San Giovanni da Matera, esposta nella parrocchia di San Pietro Caveoso.
In Cattedrale si ammira il dossale di altere del 1539, ornato con fregi rinascimentali, con la rappresentazione della Vergine al centro e quattro Santi ai lati. In basso, la predella con Gesù tra gli Apostoli.
Lavorò inoltre al dossale dell’altare del Corpo di Cristo, alla cappella della Confraternita e alla scultura della Pietà nella cappella dell’Annunziata.
Dal 1530 al 1534, il sacerdote don Angelo Spinazzola gli affidò l’incarico di realizzare un grandioso presepe, che fu valutato tra i migliori dell’Italia Meridionale, da sistemare nella cappella cimiteriale di San Nicola, in Cattedrale.
L’opera che fu compiuta insieme a Sannazaro di Alessano, utilizzando la dura pietra delle Murge, appare splendida per la grandezza e per la singolarità. La Madonna e San Giuseppe nella loro floridezza, sembrano far parte della gente comune, legata alla terra, al lavoro e alla fatica quotidiana.
Anche gli Angeli e il Bambinello sono paffuti e forse s’ispirano a persaggi del tempo.
L’opera è di una straordinaria bellezza ed esprime un senso di profondo raccoglimento e di spiritualità e meriterebbe un’analisi più approfondita per esaltarne il valore e le motivazioni adontate nei singoli elementi, ma soprattutto è suggestiva per il senso del Natale che ispira in ciascuno di noi.

Persio Antonio

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Medico – Filosofo – Fratello di Ascanio, fu filosofo telesiano e matematico insigne. Esercitò anche la professione di medico. Post mortem fu accolto ed inserito tra i membri dell’Accademia dei Lincei.
Nacque a Matera da Altobello e da Beatrice Goffredo il 17 maggio 1542 e morì a Roma il 31 gennaio 1632.
Frequentò la scuola dello zio Leonardo Goffredo valente umanista e poeta latino, ma insofferente della disciplina, abbandonò Matera per rifugiarsi a Napoli, presso Ferdinando Orsini, Duca di Gravina e Conte di Matera, che gli affidò l’incarico di istruire i figli. A Napoli frequentò le lezioni di Telesio e si addottorò in filosofia, teologia e giurisprudenza.
Nel 1570 si trasferì a Roma e visse a fianco del Cardinale Bartolomeo Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, cambiando spesso sedi di residenza.
Scrisse molto sui temi di filosofia, di giurisprudenza e sulle controversie politico-ecclesiastiche.

Persio Ascanio

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Filosofo – Letterato – “Se Matera avesse dato all’arte e alla cultura soltanto la famiglia Persio, un vero nido di aquilotti, avrebbe dato già molto per essere stimata città colta e civile”.

Capostipite della famiglia fu Altobello, nato a Montescaglioso nella prima decade del ‘500, da gente proveniente da Roseto di Calabria.
Il figlio Ascanio nacque a Matera il 9 marzo 1554; fu prima discepolo dello zio Leonardo Goffredo, quindi proseguì gli studi a Padova, allievo del professor Giacomo Zabarella, dove si laureò in filosofia e lingua greca, discipline che insegnò per lungo tempo nell’Università di Bologna. In queste città prese in moglia la nobildonna Costanza de Virgiliis, entrando nell’aristocrazia cittadina.
Venne sepolto nella chiesa delle monache di Sant’Agostino.
Scrisse opere in latino e in italiano, si occupò di letteratura greca e di linguistica nel trattato Intorno alla conformità della lingua italiana con le più notabili antiche lingue, e principalmente, con la grecache, nello scorso secolo, meritò l’onore della ristampa, a cura di Francesco Fiorentino dell’Università di Napoli. Prezioso è anche il suo vocabolario italiano, rimasto però incompiuto.
Il Persio scrisse anche un saggio sul primo libro dell’Iliade, trattò di logica aristotelica, tessè la storia dell’immagine della Madonna detta di San Luca e fece stampare componimenti poetici in più lingue, oggi del tutto dimenticati.
Ascanio Persio morì a Bologna nel 1616.

Persio Domizio

(Madonna col Bambino tra i Ss. Ilario e Giovanni da Matera, tela,
1592,  navata destra della Cattedrale)

Pittore – L’artista Domizio, figlio di Altobello Persio, fece parte di una famiglia che ha reso grande ed importante la città di Matera. Tra le opere viene ricordato un dipinto di tela, che riproduca la Madonna delle Grazie col Bambino, denominata Madonna della Salute, e la Vergine in trono, con due Santi (forse Sant’Ilario e San Giovanni da Matera). Nella parte superiore appare il Padre Eterno benedicente che sostiene nella mano sinistra un globo contrassegnato dalla croce. L’opera fu destinata alla chiesa di Santa Maria della Palomba.
Alla fine dell’800, dopo il restauro fatto effettuare dal Gattini, fu trasferita in Cattedrale e sistemata al di sopra della bussola della porta “della Piazza”.
Realizzò ancora un dipinto della Sacra Famiglia, copia di un lavoro di Raffaello, posto nella chiesa di San Domenico, sul primo altare della navata destra.

Persio Giulio

(Cappella dell’Annunziata , anche detta della Nunziatella,  fine XVI secolo,  navata sinistra della Cattedrale)

Scultore – Giulio prosegue l’arte paterna di Altobello. La Cappella dell’Annunziata, o della Nunziatella, del secolo XVI ed attribuita a Giulio, è un vero gioiello creato negli anni Ottanta del Cinquecento. Ha la volta a cassettoni in pietra dura con al centro l’altorilievo l’Eterno Padre benedicente. L’altare in pietra fu  sostituto nel 1750  e quest’ultimo ornato della scultura  lapidea raffigurante l’Annunciazione fra i Ss. Rocco e Caterina d’Alessandria, al di sopra vi è una Pietà non rifinita. Le due pareti laterali hanno sedili in pietra in corrispondenza delle nicchie terminanti a forma di conchiglia e un tempo decorate.

(Pietà, pietra policroma,  1544, particolare, Cappella
dell’Annunziata, navata sinistra della Cattedrale)

Persio Orazio

Docente universitario – Letterato – Nacque a Matera nel 1579 da Giulio Persio, scultore del ‘500. Seguì gli studi a Roma, dove si addottorò e insegnò Diritto nella locale Università.
Si distinse per la preparazione e per le numerose opere che pubblicò. Scrisse commedie, tragedie e perfino un poema in dodici canti sulla vita del Ferreri.
Morì a Matera l’8 agosto 1649 e fu sepolto nella chiesa di San Domenico, dove sono ancora posti il sarcofago, l’effige e l’epigrafe che lo esalta come avvocato. Nella stessa chiesa vi è anche la cappella gentilizia della famiglia Persio, dedicata a San Giuseppe.

Pisciotta Ignazio

Eroico combattente – Ignazio Piscotta nacque a Matera il 18 febbraio 1883 da famiglia benestante. Si distinse in quanto a favore dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale.
Studiò scultura a Firenze dove aprì il primo studio con lo pseudonimo di Aldo Cadigge derivato dal nome della moglie di Maometto, Cadigea. Entrato nelle file dell’esercito, col grado di Tenente dei bersaglieri, ai primi del 1915 partì per la Libia. Gli fu affidato il comando di un reparto di ascari del quarto battaglione facente parte della colonna Miani. Diede prova di coraggio e disprezzo del pericolo e nella battaglia della Sirte il 19 aprile, alla testa dei suoi uomini, mentre era alla carica delle tribù locali, si difese eroicamente, fu colpito da una raffica di fucileria e benchè ferito, non volle arrendersi, colpito ancora più volte, cadde esanime. Gli arabi gli furono addosso, lo spogliarono e lo bastonarono con ferocia.
Lo avrebbero finito se non fossero sopraggiunti alcuni commilitoni a salvarlo. Il corpo dell’Ufficiale, ormai dato per morto, fu trasportato a Misurata e mentre si pensava di seppellirlo, il Pisciotta riprese a muoversi e tra lo stupore dei presenti, rinvenne.
Quest’azione di guerra gli valse la prima Medaglia d’argento al valor militare. Dopo qualche mese fu trasferito a Catania, quindi a Bologna nell’Istituto Rizzoli. Malgrado l’impegno dei sanitari, pur guarito delle altre ferite nulla si potè fare per la mano destra. Per la grave invalidità dovette addestrarsi a scrivere e modellare con la sinistra. Senza perdersi d’animo riprese l’attività artistica e aprì uno studio a Bologna.
Nel marzo 1917 venne dimesso dall’ospedale, mutilato della mano destra. Chiese di andare al fronte austriaco e la sua domanda venne respinta; alla sua insistenza gli fu concesso il servizio sedentario presso le Scuole Allievi ufficiali della Terza armata, e, nel febbraio 1918, desinato alla propaganda presso la 45a Divisione mobilitata, nel settore di Fagarè.
Per mesi, vestito dimessamente, senza ombra di decorazioni, Ignazio Pisciotta percorre tutta la linea tenuta dalle fanterie della Divisione, servendosi di mille pretesti per accostare i soldati, scambiando con essi sigarette e toscani, e portando in trincea generi di conforto che poiteva racimolare nelle retrovie. Continuando queste sue frequenti visite, nella imminenza della grande offensiva del giugno, se prima i soldati lo chiamavano bonariamente ‘la befana’ per le sue distribuzioni di doni, d’ora in poi lo chiameranno ‘apostolo’ per le sue originali iniziative.
Dopo la battaglia del Piave Ignazio fu decorato dal Re sul campo di battaglia con un’altra medaglia d’argento, con la seguente motivazione:

“Mutliato di guerra si prestava volontariamente per un’opera di efficace ed ininterrotta propaganda patriottica fra le truppe in linea. All’inizio dell’offensiva nemica si recava presso i reparti impegnati in combattimento e vi rimaneva per tre giorni consecutivi. Portandosi dove più ferveva l’azione, manteneva il collegamento con i reparti più avanzati e li incitava alla lotta con la parola e l’esempio, dando prova di abnegazione d disprezzo per il pericolo”.

Fu quindi promosso Maggiore.
Terminata la guerra si stabilì a Milano nella speranza di riprendere l’attività artistica, ma il dover fare tutto con la mano sinistra gli creò molte difficoltà, per cui chiese la riassunzione in servizio e fu assegnato al Museo storico dei bersaglieri in qualità di segretario del generale Zoppi. Maturata la pensione nel 1946, visse per poco tempo in Argentina, rientrato in Italia si ritirò nella Casa di riposo per Ufficiali pensionati di San Remo, dove si è spento il 27 dicembre 1977, alla veneranda età di 94 anni dopo essere stato nominato generale.

Pizzilli Emanuele

Preside – Giornalista – Nacque a Matera il 12 luglio 1920 da Vincenzo e Rosa Acito.
Dopo aver frequentato le scuole materane, si laureò in Lettere nel 1944, presso l’Università di Firenze.
Prestò servizio militare dal 1942 al 1944 e gli fu conferito il riconoscimento di “patriota” dalla Commissione Regionale Toscana e quello di “partigiano”, per aver fatto parte della formazione del “Fronte della Gioventù”, che si costituì a Firenze.
Insegnò materie letterarie nel Liceo-Ginnasio “E.R. Duni” e nell’Istituto Magistrale “T. Stigliani” di Matera e per vari anni svolse l’incarico di Preside in varie Scuole Medie del Capoluogo e in provincia.
Sin dal 1954 fece parte dell’Ordine dei Giornalisti e fu direttore responsabile della Redazione di Matera, del quotidiano “Il Tempo” di Roma, corrispondente de “Il Risorgimento Liberale”, de “Il Giorno” di Milano e de “Il Corriere Canadese”.
Fu nominato Commendatore al merito della Repubblica Italiana e fece parte della sezione materana della Deputazione di Storia Patria.
Pizzilli è stata una figura di eminente prestigio e di alta moralità, sempre presente in tutte le iniziative civili e culturali della Città; una figura che ha onorato Matera con i suoi scritti e con la sua vasta conoscenza dei problemi della storia locale.
E’ scomparso improvvisamente il 23 febbraio 1997.

Plasmati Emanuele

Architetto – Nacque a Matera il 1908 e morì il 9 giugno 1980, compianto da tutti quelli che avevano avuto modo di apprezzarne le doti di genialità.
Frequentò le Scuole liceali artistiche di Bari e successivamente indirizzò i suoi interessi verso gli studi di architettura, conseguendo la laruea a Firenze nel 1939, sotto la guida del prof. Michelucci.
Al suo rientro a Matera gli venne conferito, dalla Commissione Comunale, presieduta dal Prefetto Ponte, l’incarico di redigere il primo piano regolatore della Città. Per decenni svolse attività progettistica e fu l’artefice delle sedi degli Uffici Finanziari, dell’Ospedale Civile, del palazzo della Cassa di Risparmio di Lucania e Calabria, della casa di riposo Brancaccio, di alcune chiese e di altre importanti realizzazioni.
Svolse anche attività di docenza presso le Scuole di Avviamento Professionale al Lavoro, partecipò in qualità di consigliere alla vita amministrativa comunale e, per primo, prospettò l’esigenza di un trasferimento degli abitanti dei Sassi in tre nuovi quartieri periferici, quello di Piccianello, quello dei Cappuccini e quello nei pressi del Belvedere.
Tra i suoi studi di rilievo: la sistemazione architettonica del lato est di piazza del Corso, con l’apertura di cinque arcate sul Sasso Barisano, quella della piazza San Francesco d’Assisi, con la eliminazione della strettoia all’inizio di via Ridola, il ripristino dell’antica scalinata della Chiesa e la costruzione di alcune abitazioni sul lato est (alte non più di un piano), con un porticato che doveva spaziare sul Sasso Caveoso e la definizione del parco del castello, con ampio spazio antistante al maniero, coronato da alberature, che avrebbero offerto ai visitatori non solo un’interessante visione storica, ma anche un luogo di riposo.
Una figura di rilievo quella dell’architetto Plasmati, che per molti decenni ha operato con elevato ingegno ed ha offerto alla sua terra i termini di un volto nuovo ed aperto alle prospettive future; un’immagine che avrebbe meritato maggiore considerazione.

Pomarici Vincenzo

Magistrato – Nacque a Matera il 14 marzo 1888 e morì il 16 aprile 1941.
Raggiunse alti gradi nella Magistratura.

Protospata Lupo

Vescovo – Cronista – Nacque verso il 1030, fu vescovo per 40 anni e morì intorno al 1102.
I 40 anni di episcopato, assegnati al Lupo, vengono a coprire il vuoto esistente nella serie dei vescovi di Ascoli Satriano.
Tutti gli storici reputano poco convincente l’origine barese di Lupo, perchè lo trovano bene informato sia sugli avvenimenti baresi, sia su quelli delle altre città pugliesi e in particolare su Matera, che in quell’epoca faceva parte della Terra d’Otranto.
Lo storico Tafuri, interpretando il termine Protospata come cognome, lo ritiene di Brindisi, perchè su un reperto archeologico di quella città un Protospata Lupo è ricordato come riedificatore di Brindisi; altri, invcece, lo considerano di Matera, non solo perchè nel Chronicon egli riferisce notizie circostanziate riguardanti Matera e usa il verbo “venit” per indicare l’arrivo del papa Urbano II nella città dei Sassi, ma soprattutto perchè a Matera viveva un Sico Protospata Materinsis, che potrebbe essere il padre.
Il reinvenimento di due pergamene a cui è apposta la firma autografa di Lupo Protospata, fornisce qualche chiarimento in ordine alla vita e alla personalità di Lupo, nonchè al tempo e al luogo in cui fu scritto il breve Chronicon, quasi un notiziario che va dal 360 al 1102 e riporta avvenimenti accaduti sotto i Longobardi, i Saraceni, gli Unni e i Normanni.
Il Chronicon non registra soltanto i fatti religiosi e civili, i combattimenti e le stragi, ma anche i dati metereologici e le ricorrenze astronomiche e straordinarie: eclissi, apparizione di stelle di giorno, ecc.
L’ultima parte del Chronicon, quella che va dalla prima metà del secolo XI° al 1102, potrebbe considerarsi un diario, che riflette le vicende vissute dal vescovo Lupo. S’interrompe con la sua morte e non presenta difficoltà di attribuzione e di datazione.

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