Lettera S

S – Salerno Francesco, Saraceno Sigismondo, Sarra Raffaele, Schiavone Domenico Antonio, Schiavone Giovanni Battista, Schiuma Benedetto, Scotellaro Rocco, Sinisgalli Leonardo, Spera Guido, Spinola Giandomenico, Spinola Giovan Battista, Staffieri Francesco Paolo, Stefano da Putignano, Stella Ettore, Stigliani Tommaso

Salerno Francesco

Politico – Dirigente sportivo – Nacque a Montescaglioso, un paese della provincia di Matera, il 9 settembre 1925.
Avvocato e pubblicista, nelle file della Democrazia Cristiana è stato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 4 agosto 1979 al 4 aprile 1980 con delega per la Cassa del Mezzogiorno durante il Primo Governo Cossiga.
Ha ricevuto molteplici mandati parlamentari (Senato della Repubblica): Legislature VI, VII, VIII, IX, X.
è stato presidente del Football Club Matera dal 1965 al 1987 con cui ha partecipato al campionato di Serie B nella stagione 1979-80. A lui è stato intitolato lo Stadio “XXI Settembre” di Matera.

Saraceno Sigismondo

Arcivescovo – Nacque nel 1531 ed operò nel periodo post-tridentino, quando si auspicava una riforma dei costumi del clero e un profondo rinnovamento spirituale delle popolazioni. Divenne vescovo nel 1557, a soli 27 anni.
Agevolò l’ingresso dei monaci Cappuccini; favorì per la circostanza la costruzionie di un convento, realizzato dal 1560 al 1563, con le donazioni della contessa Felicia Orsini e la creazione della chiesa dello Spirito Santo, detta della “Palomba”, ai margini della Gravina, accanto ad una precedente struttura di origine basiliana: la sua arma è scolpita sulla facciata di detta chiesa.
Durante l’episcopato di Sigismondo fu costruita la cappella dell’Annunziata nella Cattedrale, ad opera dello scultore Giulio Persio, figlio di Altobello.
In occasione del Giubileo del 1575, proclamato da Gregorio XIII, l’Arcivescovo Saraceno, perchè i fedeli della chiesa di Matera potessero avvalersi dei santi benefici, suggerì i seguenti luoghi sacri da visitare: l’Arcivescovado, la chiesa di Santa Maria della Valle, la chiesa delle monache di clausura di Santa Lucia e la chiesa della Santissima Annunziata.
Morì a Matera il 7 gennaio 1585. Il suo corpo fu trasferito a Napoli per volontà della sorella Silvia.

Sarra Raffaele

Medico e storico – Nacque a Matera il 29 luglio 1861 e morì il 14 marzo 1938.
Si laureò a Bologna in medicina, specializzandosi in pediatria e chirurgia. Nell’anno 1877 conseguì la laurea in Scienze Naturali presso la stessa Università. Successivamente frequentò corsi di specializzazione nelle Università di Berlino e Vienna.
Esercitò la professione medica con competenza e con profondo spirito di servizio. Insegnò, inoltre, Scienze Naturali nel Liceo-Ginnasio “Duni” di Matera e fu seguito ed amato da numerose generazioni di alunni. Si distinse soprattutto come entomologo, anche se non trascurò gli studi di paleontologia e di storia locale.
Nel 1901 pubblicò La rivoluzione repubblicana del 1799 in Basilicata, dedicata al Gattini, nel 1926 La rivoluzione degli anni 1647 e 1648 in Basilicata, a cui seguì La Civita ed i Sassi di Matera.
Gli studi non l’estraniarono dalla vita pubblica: fu eletto sindaco di Matera il 31 ottobre 1902, ai tempi delle agitazioni popolari dirette dal “Monaco Bianco”, Luigi Loperfido, il quale contribuì a preparare la nascita del movimento sindacale a Matera. Raffaele Sarra in quella circostanza fu promotore di due importanti provvedimenti di larga portata sociale: l’abolizione della cosiddetta “cinta daziaria”, in base alla quale ogni contadino pagava un’imposta per poter introdurre in città i prodotti della terra, abolita il 1° luglio 1904, e la distribuzione di terre comunali ai contadini poveri, attraverso l’appoderamento di parte del demanio comunale.

Schiavone Domenico Antonio

Giurista – Nacque a Matera l’11 giugno 1890.
Laureatosi in Giurisprudenza a Roma nel 1912 approfondisce i propri studi in Diritto Amministrativo e Civile e a soli 23 anni debutta al Consiglio di Stato e svolge con successo una intensa attività in campo civile nelle Corti Superiori.
Pur esercitando la professione, non tralascia gli studi giuridici sollecitato dall’acuto ingegno e dalla sua non comune cultura. Banditosi il consueto Concorso fra laureati in legge, per iniziativa della Fondazione Corsi, per cordi di perfezionamento, il giovane Schiavone, all’inizio del 1913, vi prende parte e risulta vincitore meritando il plauso della Commissione.
Nel 1945 è chiamato a far parte della Commissione per la riforma del Codice Civile. Nel 1948 è eletto Senatore della Repubblica nel Collegio di Tricarico e confermato fino al 1972 quando, a causa della sua età avanzata, non presentò più la propria candidatura.
Componente di numerose commissioni ha svolto una preziosa opera nell’ambito legislativo, in qualità di Presidente della Commissione Affari della Presidenza del Consiglio.
E’ stato relatore di numerosi ed interessanti disegni di legge sulle modifiche alla Costituzione, sul funzionamento della Corte Costituzionale, sull’ordinamento del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e sull’organizzazione e sviluppo della ricerca scientifica in Italia, rivelando particolare competenza giuridica. Presentò vari disegni di legge, tra cui il collegamento di Matera con la rete Ferrovie dello Stato e quello per la istituzione della Università in Basilicata. E’ stato Presidente dell’Opera della Scuola Magistrale Ortofrenica “Giuseppe Ferruccio Montesano” per il recupero dei bambini subnormali, e Vicepresidente dell’Unione Italiana dell’Assistenza all’infanzia. Nel 1972 riceve in Campidoglio dal Presidente della Repubblica la Medaglia d’Oro dell’Ordine degli Avvocati di Roma per i 60 anni di professione.
Domenico Schiavone ha sempre testimoniato in ogni attività la sua profonda fede cristiana espressa con grande umiltà e con grande spirito di carità.
Schiavone morì a Napoli il 3 novembre 1973.

Schiavone Giovanni Battista

Direttore Generale – Giovanni Battista Schiavone nacque a Matera il 4 settembre 1891. Il padre, avvocato Enrico, una delle figure più importanti del foro materano, inculcò con fermezza nei figli, Domenico e Giovanbattista, i valori dell’onestà e della rettitudine.
Alla sua prematura scomparsa, nel 1907, la madre Lucrezia Ventura, seppe continuare nell’opera di educazione dei figli e senza esitare si trasferì a Roma per consentire loro di frequentare l’Università e di inserirsi in un ambiente più consono alle loro capacità.
Giovambattista compì gli studi medi nel Liceo Duni di Matera, nel 1913 si laureò in Giurispurudenza a Roma col massimo dei voti.
Nel 1915 partecipò con successo al concorso nell’amministrazione del Ministero dei Lavori Pubblici.
Richiamato alle armi, partecipò alle operazioni di guerra sul Carso.
Alla fine del conflitto rientrò in servizio e fu destinato al Provveditorato alle Opere Pubbliche dell’Aquila.
Passò quindi alla Azienda Autonoma delle Strade Statali dove lavorò fino al 1943, quando, non volendo condividere l’istituzionale del governo della Repubblica di Salò, fu sospeso dall’incarico.
Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, fu richiamato presso il Ministero dei Lavori Pubblici e divenne capo della Segreteria di S.E. Cassiani; più tardi, capo dell’Ufficio Legislativo nel gabinetto del Ministro Tupini.
Nel 1947, essendo stata creata l’A.N.A.S. in sostituzione dell’abolita A.A.S.S. divenne Direttore Generale dei servizi amministrativi ed al suo studio lungo ed appassionato si deve l’ordinamento giuridico ed amministrativo dell’azienda stessa. Nei convegni internazionali, nelle commissioni governative, contributi di pensosa esperienza e costituiavano il più delle volte le premesse basilari per la realizzazione legislativa degli argomenti dibattuti.
Nel 1954 fu promosso Direttore Generale della Piccola Viabilità e delle Nuove Costruzioni Ferroviarie presso il Ministero dei Lavori Pubblici.
Dopo alcuni mesi di inesorabile malattia si spense serenamente e cristianamente, era il 13 gennaio 1955, nella sua città natale.
Egli pur allontanatosi giovanissimo da Matera fu ad essa sempre legato da profondissimo affetto e cercò sempre di operare per il bene della sua terra.
Il suo interessamento per la sistemazione della rete stradale nella regione Lucana fu determinante: tra i lavori ricordiamo la depolverizzazione della S.S. 7 Appia nel tratto Matera-Potenza, l’allargamento e la correzione della Matera-Metaponto, la costruzione della nuova strada Bari-Matera, della Litoranea Jonica in provincia di Matera e della Ferrandina-Salandra.
Particolare attenzione egli rivolse alla impostazione degli studi per la creazione delle strade lucane di fondovalle, in seguito realizzate. Altro problema al quale G.B. Schiavone apportò il contributo fu quello relativo al piano regolatore della città di Matera, adoperandosi perchè il Ministero dei Lavori Pubblici se ne assumesse l’onere.
Ma il problema al quale egli, insieme al fratello Sen. Domenico, si dedicò in particolare, fu quello della Ferrovia dello Stato.
Dopo il discorso tenuto al Senato dal fratello il 16 luglio 1952 e dopo la sua nomina a Direttore Generale per le nuove costruzioni ferroviarie, sembrava giunto il momento per la soluzione di questo annoso problema, ma, la sua immatura scomparsa pose fine alle speranze dei materani.
Del resto egli ebbe, negli ultimi giorni di vita, la sensazione che, con la sua scomparsa il progetto della ferrovia Metaponto-Matera-Bari si sarebbe di nuovo fermato, per cui cercò di accelerare quanto più possibile l’iter della pratica, costringendo i progettisti a venire più volte a Matera per discuterne con lui.
Quest’amore per la sua terra d’origine fu presente in lui fino all’ultimo, la sua Città fu sempre consapevole delle qualità morali e dei meriti di questo suo figlio ed alla sua morte si raccolse affettuosamente intorno alla bara decretando il lutto cittadino.

Schiuma Benedetto

Sacertode – Religioso erudito, conosceva 7 lingue. Fu per 16 anni avvocato presso l’imperatore di Germania Carlo V e per 7 anni segretario d’ambasciata presso la corte di Francia, nel periodo del Regno di Carlo III di Borbone.
Era ovunque richiesto per la sua saggezza e per la capacità di risolvere i problemi della vita.

Scotellaro Rocco

Poeta e scrittore meridionalista – Nacque a Tricarico nel 1923. Fu poeta, scrittore, sociologo, uomo politico.
Intelligente e sensibile, frequentò il Ginnasio nel Seminario di Cava dei Tirreni e il Liceo a Matera, Potenza e Trento. In quest’ultimo centro ebbe i primi contatti con l’ambiente socialista.
Sentì profondamente l’amore per la sua terra e per i suoi compagni contadini, che voleva riscattare dalla loro situazione di sottosviluppo e di arretratezza. Divenne sindaco di Tricarico a 23 anni.
Nel 1947 partecipò alla occupazione delle terre. Fu quello il periodo della speranza: finalmente, dopo secoli di schiavitù economica, i contadini si ergevano a protagonisti della storia, prendendo coscienza di se stessi. Agli inizi del 1950 il poeta fu colpito dall’accusa di peculato e rinchiuso nelle carceri di Matera. Dopo il processo Scotellaro, assolto da ogni accusa, ritornò a Tricarico, ma perse parte dell’entusiasmo degli anni passati, per cui abbandonò la vita politica attiva.
Nel 1950 lasciò Tricarico per un periodo di studio all’Osservatorio di Economia Agraria di Portici.
Rocco Scotellaro visse con straordinaria intensità gli ultimi mesi della sua vita, dedicandosi a un romanzo autobiografico e all’inchiesta sull’analfabetismo in Lucania. Morì d’infarto a Portici, il 15 dicembre 1953.

Sinisgalli Leonardo

Ingegnere – Scrittore – Poeta – Nacque a Montemurro, un comune della provincia di Potenza, il 9 marzo 1908 da una famiglia molto povera. Il padre emigrò due volte in America, dove, tra l’altro, disegnò abiti per una grande industria.
Dopo aver frequentato la scuola elementare, continuò gli studi nei Collegi dei Fratelli delle Scuole Cristiane di Caserta e di Benevento. Si iscrisse successivamente alla Facoltà di matematica di Roma e si laureò in Ingegneria elettronica e industriale, divenendo un qualificato esperto delle tecniche puibblicitarie nei diversi rami dell’industria.
Operò presso la Olivetti come direttore della pubblicità dell’azienda, conferendole un’impronta nuova, fantasiosa, che ne sarebbe stata per molti anni la caratteristica.
Durante l’ultimo conflitto mondiale fu richiamato alle armi col grado di sottotenente; rimase in Sardegna fino al ’43, anno in cui tornò a Roma, dove si fermò a lungo.
Sposò Giorgia de Cousandier, una donna che aveva conosciuto durante la guerra e che nel 1944 lo aveva salvato dalle SS. tedesche.
Tornato a Milano fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine” dal 1953 al 1958, passando poi, sempre come esperto di pubblicità, all’ENI, all’ALITALIA e all’IRI.
Collaborò a molti periodici, tra cui “Letteratura”, “Campo di Marte”, “L’Italia letteraria”, “Prospettive”, “Il frontespizio”, ecc.
Dall’anima lucana seppe efficacemente interpretare i segni, le ambiguità, le oscillazioni. “Il lucano – scrisse una volta – non si consola mai di quello che ha fatto, non gli basta mai quello che fa. Il lucano è perseguitato dal demone dell’insoddisfazione. Parlate con un contadino, con un pastore, con un vignaiolo, con un artigiano. Parlategli del suo lavoro. Vi risponderà che aveva in mente un’altra cosa, una cosa diversa. La farà un’altra volta. Come gli indù, come gli etruschi egli pure pensa che la perfezione non è di questo mondo. E difatti, scolari e bottai, tagliapietre e sarti, muratori e fornaciari si fanno seppellire ancora con tutti gli arnesi. Essi pensano di poter compiere l’opera in un’altra vita. Quando avranno pace. Non trovano in terra le condizioni necessarie poer poter fare il meglio che sanno fare. Strana etica.
L’ultimo tocco il lucano non lo troverà mai. Eppure nella nitidezza del disegno ti farà intravedere l’opera compiuta. Manca un soffio. Questo è un popolo che l’esattezza ha spinto alle soglie dell’inesattezza. Come una gallina che s’impunta davanti alla riga tracciata col gesso, l’intelligenza dei lucani si distoglie per un niente, si blocca apena sente volare una mosca”.
Nel 1979 espose a Matera nella galleria “Il labirinto” di Rocco Fontana, 45 pastelli, rivelando interesse per la città dei Sassi.
Nel 1980 a Bari, in un incontro organizzato dall’Associazione Famiglia Lucana e dell’Università popolare di Bari si disse fiducioso di vedere la sua Lucania esprimere tutte le sue potenzialità di rinnovamento, ormai proiettata in una prospettiva di valori, invece, ebbe solo il tempo di assistere al terremoto del 23 novembre 1980, che così dolorosamente ferì la sua terra. L’anno successivo si spense a Roma e fu seppellito a Montemurro, sua città natale, per un suo esplicito volere.
Il “Corriere della sera” del 14 maggio 1982, in occasione della sua celebrazione a Montemurro, riportò il seguente testo:

“Tornare alla terra non è soltanto un’elegante metafora della morte. Per il poeta, il ritorno alla terra può essere uguale al volo di un migratore che lascia un luogo in cerca di un altro luogo superando cieli e burrasche: una traiettoria di vita, il lungo sogno di un nido.
Le poesie restano al di là dei sigilli delle tombe. Sinisgalli è scomparso qualche anno fa, ma i suoi libri (Vidi le muse, I nuovi campi Elisi, La vigna vecchia, Furor mathematicus, Fiori pari fiori dispari, Belli boschi..) chiamano ancora dagli scaffali… che un poeta deve tornare alla sua terra, a quella terra, che è segnata negli atlanti invisibili della poesia”.

Il 14, 15, e 16 maggio del 1982 l’Amministrazione Provinciale e il Comune di Matera, che lo avevano visto interprete dei problemi della gente lucana e materana in particolare, organizzarono un convegno di studi a lui dedicato e allestirono, una rassegna di disegni, una mostra bibliografica e una raccolta delle riviste da lui dirette, presso uno dei saloni del palazzo Malvezzi.

Spera Guido

Artista – Scrittore – Nacque a Tito il 6 febbraio 1886 da una antica famiglia nobile lucana.
Da giovane aiutò il padre alla gestione di una tipografia a Potenza. Successivamente s’iscrisse alla facoltà di Agraria di Portici, molto rinomata in quel tempo, e frequentò contemporaneamente l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Dopo il primo conflitto mondiale collaborò a varie riviste italiane e straniere e, per incrementare i miseri guadagni, operò come scenografo nel teatro San Carlo di Napoli.
Partecipò al concorso di Ispettore delle Cattedre Ambulanti di Agricoltura, risultando vincitore; fu assegnato a Potenza e in seguito trasferito a Stigliano e a Matera, dove fu accolto con simpatia della popolazione.
A Matera conobbe Gioacchino Cappelluti, che aveva impiantato una fabbrica di laterizi con un reparto di ceramica e realizzò per lui dei materiali speciali, riproducendo i colori delle ceramiche antiche.
S’interessò ai problemi della terra lucana e sostenne: “Portate acqua a questa terra, debellate la malaria e ne vedrete la ricchezza”. Fondò alcune riviste, illustrandole con i suoi disegni e pitture. Scrisse commedie, poesie e si cimentò anche in composizioni in dialetto. Collaborò alla rivista “La Basilicata nel mondo”, organizzò conferenze, sagre dell’uva e rappresentazioni teatrali, avvalendosi del suo spiccato senso artistico.
Compilò una approfondita ricerca sulla processione dei Turchi a Potenza e quella della Bruna a Matera. Fu lui a progettare l’urna che doveva accogliere le zolle dei cimiteri italiani dove erano stati sepolti i militari deceduti in guerra.
Morì a Matera il 6 febbraio 1956.

Spinola Giandomenico

Arcivescovo – Cardinale – Genovese di nascita, fu eletto alla Diocesi di Matera il 25 marzo 1631 e vi prese solenne possesso il 1° maggio dello stesso anno.
Organizzò a Montescaglioso il Sinodo Diocesano il 28 marzo 1632 e il 25 aprile consacrò la Chiesa Madre di Ferrandina. Elevò in Cattedrale il presbiterio e iniziò l’opera di imbarocchimento del tempio materano, fondando il Beneficio di Sant’Anna, con annesso un sontuoso altare, ornato da un dipinto dell’artista polacco Maieski, che venne completato dal nipote Giovan Battista.
Dopo 18 mesi di permanenza a Matera fu trasferito da Urbino VIII alla Chiesa di Luna e Sarzana nel Genovese e due anni dopo a Mazzara in Sicilia. Divenne Cardinale di Santa Cecilia, per volontà papale; morì il 12 agosto 1644. Nel periodo in cui operò a Sarzana fece dono a Matera del corpo di San Partenio (incluso nell’altare della Bruna).

Spinola Giovan Battista

Arcivescovo – Cardinale – Nacque a Genova e morì il 4 gennaio 1704 dopo aver ricoperto la carica di Arcivescovo di Matera, di Cardinale di Santa Cecilia, di Santa Agnese e infine di Santa Maria in Trastevere. Si era insediato nella sede materana il 15 maggio 1650.
Il 14 aprile 1652 organizzò e celebrò un Sinodo Diocesano, per morigerare i costumi del clero e riportarlo all’osservanza dei canoni della disciplina ecclesiastica.
Dopo 17 anni fu richiamato alla sede di Genova, con l’incarico di Segretario della Sacra Congregazione dei Vescovi, successivamente fu elevato all’ufficio di Governatore di Roma, prima di ricevere la porpora cardinalizia.
Nel testamento ricordò Matera e la sua Cattedrale, lasciando in eredità sei candelieri d’argento, una croce e altri arredi sacri per l’altare di Sant’Anna, a memoria dello zio che lo aveva fondato e destinando 300 ducati da utilizzare per le giovani povere in età di matrimonio.

Staffieri Francesco Paolo

Francesco Paolo Staffieri nacque il 20 Ottobre del 1925 a Matera, città nella quale ha vissuto tutta la vita, fino al 19 Luglio 2010.
Mostrò sin da adolescente spiccate qualità per la pittura, ma in quei lontani anni, e per giunta in una sperduta città del Sud, era quasi inconcepibile l’idea di poter intraprendere gli studi artistici; così fu mandato, poco più che bambino, ad imparare un mestiere. Egli scelse un lavoro che gli permettesse di usare quei pennelli e colori che tanto amava: imparò ad imbiancare case. Nel corso della sua vita, sporadicamente, riusciva a ritagliarsi piccoli spazi per dipingere: paesaggi, ritratti, nature morte. Riusci, quindi, ad ottenere una buona formazione da autodidatta.
Fu soltanto quando arrivò all’età della pensione che poté dedicarsi, in assoluta libertà, alle sue amate tele. Nell’ultimo ventennio della sua vita ha dipinto sempre, raffinando sempre più, con ricerca costante, la sua tecnica pittorica: i ritratti e le riproduzioni di quadri d’autore (Monet, Murillo, Caravaggio, Goya, De Nittis e molti altri) sono di una precisione ed espressività tali da lasciare stupefatti quanti apprendono che si tratta di opere realizzate da un autodidatta. Queste opere, molto apprezzate e richieste sia pure in ambito locale, non venivano solitamente mostrate al grande pubblico poiché egli, esigente con se stesso ma schivo, non amava partecipare a mostre, fortemente ancorato com’era ai suoi luoghi e alla sua terra, prime ed inesauribili fonti d’ ispirazione.
I suoi Sassi li ha dipinti innevati, sotto i raggi della luna, nel passaggio dal giorno alla notte e nelle prime ore del mattino, in una costante ricerca di armonie cromatiche che sembrano portare in superficie la sua delicata interiorità, il suo bisogno di bellezza ed amore, nell’arte e nella vita.

Stefano da Putignano

Scultore – Valente artista del Cinquecento, operò a Matera e realizzò numerose opere, che tuttora onorano i templi della Città.
A tale proposito ricordiamo il Sant’Antonio da Padova, in legno, nella chiesa di San Francesco d’Assisi, la Madonna con Bambino nella chiesa del Carmine, il San Pietro Martire, ancora in legno, la Madonna della Santità con Bambino in pietra policroma, firmata e datata 1518 nella chiesa di San Domenico e infine la statua in pietra colorata di una Madonna col Bambino, trasferia dalla chiesa di Santa Maria degli Armeni in Cattedrale.

Stella Ettore

Nella foto il cinema Duni di Matera, progettato dall’architetto Stella.

Architetto – Nacque a Matera nel 1915 e morì tragicamente nel 1951 in un incidente automobilistico avvenuto nei pressi di Altamura. Al suo funerale partecipò tutta la popolazione di Matera, che volle porgere il suo ultimo saluto al concittadino, già tanto illustre.
Studiò a Roma dove conseguì la laurea in architettura.
Ancora studente, vinse un concorso nazionale con un progetto di “Auditorium” che destò l’ammirazione degli studiosi e dei critici dell’epoca.
La seconda guerra mondiale interruppe la sua attività. Dopo il conflitto preferì stabilirsi a Matera, abbandonando i successi della grande città e dedicandosi alla sua terra, ove sperimentò l’introduzione di nuovi modelli architettonici.
Tra le sue opere più significative ricordiamo il teatro “Duni” e il progetto, poi rimasto incompiuto, del sanatorio antitubercolare.
Nelle due strutture emergono chiarezza di costruzione, sobrietà di disegno ed armonia compositiva. E’ suo anche il progetto per le case popolari di via Passarelli.
Partecipò alla progettazione delle abitazioni del borgo “La Martella”, in cui sono compediate le esigenze economiche e sociali dei contadini.
Ricordiamo pure il lavoro di arredamento dei locali della libreria “Montemurro” a Matera e del “Gran Caffè” a Potenza. Prima della morte gli era stato conferito l’incarico di progettazione del nuovo carcere.
Non va dimenticato, infine, il suo impegno volto alla rivalutazione di Matera e della sua storia, che lo accomunò ad altri intellettuali materani: Francesco Paolo Nitti, Tortorelli e Rocco Mazzarone.

Stigliani Tommaso

Poeta – Nacque a Matera nel 1573 da una famiglia economicamente non troppo agiata. Suo padre Giandomenico sperava che Tommaso diventasse un bravo medico. Frequentò la rinomata scuola di Orazio Goffredo, già maestro dei fratelli Persio e, all’età di 19 anni si recò a Napoli, per specializzarsi in medicina, anche se alle lezioni di anatomia preferiva le stravaganze delle allegre comitive e il richiamo della poesia.
Intanto frequentava il salotto del Principe Conca, presso il quale conobbe il Marino e il Tasso; quest’ultimo gli elargì consigli ed elogi. Al Tasso, Stigliani dedicò un sonetto.
Tommaso Stigliani visse la maggior parte della sua vita lontano dalla città nativa, tra Roma, Milano e Parma.
Sebbene lontano dalla sua terra, fu sempre interessato a Matera e alle sue vicende.
Non era ricco, pur avendo alcune proprietà terriere e, col tempo, fu costretto a chiedere aiuto ai potenti. Nel 1638 gli amministratori materani gli elargirono una rendita annua di 50 tomoli di grano e 15 ducati, come contributo al mantenimento di un’Accademia di Lettere che egli aveva fondato a Matera, perchè alimentasse nei giovani il culto e l’amore per la poesia.
A Matera, tuttavia, Stigliani non rimase a lungo: dopo cinque o sei anni si trasferì a Roma, perdendo i benefici che gli erano stati concessi dai suoi concittadini e trascorse il resto della vita in miseria, confortato dall’amicizia di pochi, tra cui il Principe Colonna. Più volte espresse il desiderio e la speranza di tornare a Matera e morirvi; ma così non fu.
La produzione letteraria di Tommaso Stigliani rispecchia in gran parte il gusto e la cultura dei Seicento, che fu sì secolo di rinnovamento, ma anche, spesso stravagante. Il “Re del secolo” fu il napoletano Giambattista Marino, cui Stigliani fu fieramente avverso; fu il primo, infatti, ad usare in senso dispregiativo il termine “marinista”. L’avversione dello Stigliani, tuttavia, nacque soprattutto da ragioni di rivalità e risentimento personale.
La ricerca dello stile barocco si può ben cogliere in Mondo Nuovo, poema epico in 34 canti, che Stigliani pubblicò nel 1628, in cui cantava l’impresa di Cristoforo Colombo, aspettandosi la fama, ma l’opera non ebbe la fortuna sperata, soprattutto per la guerra spiegata mossagli dai marinisti, i quali ne distrussero molte copie.
Altra opera di rilievo dello Stigliani fu L’Occhiale che dedicò al conte d’Olivares, nel 1627, dove svelava i difetti fondamentali della poetica marinistica e dimostrava ammirazione e profonda conoscenza di Dante e Petrarca. L’opera maggiore dello Stigliani è certamente Il Canzoniere (1605), che stampato a Parma, fu incluso nell’indice dei libri proibiti per equivoci e metafore.
Stigliani morì a Roma il 27 gennaio 1651.

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