La storia millenaria di Matera

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Matera è detta anche la città “Millenaria”, secondo gli storici il più antico insediamento abitato della storia. La presenza dell’uomo in queste terre risale alla notte dei tempi, circa diecimila anni fa, quando i primi uomini primitivi si insediarono sulla Murgia per poi spostarsi man mano sui versanti della Gravina in cerca di maggiore protezione. Analizzare la storia di Matera equivale ad affrontare un percorso millenario che si snoda attraverso svariate epoche storiche. Prima di tuffarci in questo straordinario racconto e per capire meglio ciò che ci accingiamo a leggere, vi consigliamo di leggere gli approfondimenti riguardanti il significato dello stemma e l’origine del nome Matera.

La Preistoria

Come detto, Matera è considerata da molti storici la più antica città del mondo ad essere abitata. Qui la vita scorre ininterrotta da circa diecimila anni, infatti i primi ritrovamenti sulla Murgia attestano la presenza di cacciatori già dall’età del Paleolitico. La presenza dell’uomo si è successivamente consolidata nel Neolitico in villaggi trincerati (foto in basso), dotati di cisterne per la raccolta delle acque e di fosse per la conservazione del grano e per le sepolture. I primitivi cominciarono così a stabilizzarsi ed a praticare la pastorizia e l’agricoltura sull’altopiano murgiano. Nei pressi di questi primi insediamenti sono state rinvenute numerose tombe ipogee. Risalgono a questa era i ritrovamenti di alcuni oggetti costruiti con un tipo di ceramica detta di Serra d’Alto, dal nome del luogo in cui è stata ritrovata, che rappresenta l’apice dell’abilità artistica artigianale in questo periodo.

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Successivamente gli uomini si spostarono sul versante orientale della Gravina, occupando o scavando agglomerati di grotte, luoghi che garantivano un riparo più sicuro dalle intemperie, dagli animali e dalle scorribande dei nemici. Nelle grotte sono stati rinvenuti dagli archeologi numerosi reperti come armi, pietre rudimentali ed oggetti di uso comune.

La ricerca di maggior sicurezza spinse successivamente gli uomini ad attraversare il torrente Gravina ed occupare l’altro versante, quello occidentale, dando vita nella zona della Civita (dove sorgono i Sassi) ad i primi agglomerati di case rudimentali e grotte, si diede così origine al primo insediamento cittadino. Quest’area era protetta dallo strapiombo che affaccia sul torrente e dai cosidetti “Grabiglioni“, ovvero due piccoli torrenti che nascevano da sorgenti di acqua sorgiva sulla collina del Castello e scendevano a valle, per poi riversarsi nella Gravina. Questi corsi d’acqua nei secoli successivi furono usati come canali per le acque di scolo delle abitazioni.

11952005_889788321056879_8795928450521185505_nMoltissime testimonianze dell’età preistorica sono oggi conservate nel Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” (foto a destra), dal nome dell’archeologo che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento portò alla luce numerosi villaggi trincerati sulla Murgia (villaggi di Murgia Timone e Murgecchia) e reperti di notevole importanza nelle tante grotte sparse lungo i versanti della Gravina e sul colle Timmari (appena fuori Matera). Lo stesso Ridola effettuò un’importante studio analizzando le fondamenta di un edificio sulla Civita. Strato dopo strato vennero alla luce i vari periodi della storia di Matera. A sei metri si rinvenne la città risorta dalle rovine di incursioni barbariche e saracene e sepolcri cristiani scavati nel tufo; più giù, frammenti di statue, di capitelli, di colonne testimonianti le precedenti distruzioni e monete attestanti il dominio bizantino; in uno strato inferiore, l’insediamento antico scavato nel tufo e cocci di ceramica greca e romana; nell’ultimo strato, a dieci metri, frammenti di ceramica attribuita alla prima età del ferro, simile a quella di Murgia Timone, della Murgecchia e di altre stazioni locali.

L’influenza della Magna Grecia

674La città di Matera molto probabilmente ha subito una pesante influenza greca, non a caso l’emblema cittadino, composto dal bue con le tre spighe di grano in bocca, è composto da simboli tipici della Magna Grecia. A testimonianza di ciò vi è l’analogia con lo stemma della città costiera di Metaponto, uno dei centri più importanti nel cuore della Magna Grecia, rappresentato da un bue.

Al contrario di quelle romane, sono diverse le testimonianze greche presenti in città che lasciano immaginare a stretti legami instaurati con le colonie della Magna Grecia. E’ attribuita all’epoca romana la torre Metellana (foto a sinistra), facente parte della cinta di mura di cui la Civita si dotò in questo periodo storico per consolidare la sua posizione. Matera è situata vicino la via Appia, l’antica strada romana che congiungeva Roma a Brindisi; il centro abitato divenne quindi una tappa di passaggio e di approvigionamento di frumento, entrando a far parte della Regio II Apulia et Calabria.

Matera terra di conquista e capoluogo di Basilicata: Longobardi, Bizantini e Saraceni

La città fu successivamente annessa al Ducato di Benevento (664 d.C.) dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e l’arrivo dei Longobardi; in questo periodo Matera crebbe di dimensione e di importanza. L’agglomerato urbano si ingrandì nella zona della Civita, mentre nacquero altri agglomerati di case (detti casali) nei due Sassi (Barisano e Caveoso). Matera divenne così oggetto di contesa tra Longobardi, Bizantini e Saraceni. A partire dal VIII secolo iniziò l’insediamento di monaci da Oriente che occuparono molte grotte della Gravina per trasformarle in chiese rupestri, scavando al loro interno nuovi ambienti, dotandole in alcuni casi (dove si poteva) di finestrelle per il filtraggio della luce e disegnando meravigliosi affreschi di cui solo una minima parte sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Molte chiese rupestri sono di origine Bizantina, tra le più importanti vi sono sicuramente la chiesa rupestre di Santa Barbara, visitabile da via Casalnuovo, e la Cripta del Peccato Originale (foto in basso), che affaccia sulla Gravina di Picciano.

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villaggio_saraceno_00056Intorno all’anno 850 d.C. l’Impero Carolingio, capeggiato dall’Imperatore Ludovico II, alleato dei Longobardi, per fronteggiare l’avanzata dei Saraceni da Sud (che avevano conquistato il Ducato di Benevento) avviarono una spedizione per riappropriarsi delle terre di Campania e Basilicata, cadute sotto il dominio nemico. Nel 867 d.C. la città di Matera, passata sotto la dominazione dei Saraceni, venne assediata e distrutta, ritornando sotto la dominazione longobarda. In seguito ancora i Saraceni tentarono di avvicinarsi a Roma, quindi nel 994 d.C. assediarono ancora una volta Matera, ma questa volta la città resistette eroicamente. Alle porte di Matera, a pochi chilometri dalla città in direzione Montescaglioso, è presente un grosso agglomerato di circa 70 grotte-abitazioni chiamato proprio Villaggio Saraceno. Secondo alcuni studiosi queste grotte furono scavate dall’esercito Saraceno, provenienti dal mar Ionio e risaliti seguendo il fiume Bradano, per ricavarne una vera e propria base militare da usare per gli attacchi contro Matera e le aree interne della Basilicata.

1259Ai Longobardi succedettero i Normanni intorno al Mille. In questo periodo la città visse un periodo di calma e prosperità sotto la guida del Conte Guglielmo Braccio di Ferro (a partire dal 1043). Da sottolineare in questo periodo la permanenza in città di Papa Urbano II, attestata nel 1093 e durata ben sette mesi. La struttura di Matera la rese quasi inespugnabile agli attacchi dall’esterno. La città era rappresentata all’epoca per lo più dalla parte alta della Civita, cioè dal Castiglione (il primo castello di Matera), difesa dalle mura e ad Est dallo strapiombo della Gravina. Sotto la dominazione normanna la città si dotò della sua Cattedrale (risalente al XIII secolo, foto a destra), una costruzione imponente eretta nella parte alta della Civita come simbolo di potenza della Chiesa Occidentale. Il campanile sovrasta la città e la campagna circostante, offrendo un punto di osservazione strategico per l’intera città. Il progetto partì intorno al 1230, dopo che la diocesi di Matera fu elevata a metropolita ed unita a quella di Acerenza, e venne ultimata nel 1270.

La dominazione aragonese, la tirannia del Conte Tramontano e l’elevazione a capoluogo della Basilicata

1614Le mura cittadine, che racchiudevano la parte alta della Civita, a partire dal 1500 circa divennero insufficienti a contenere tutta la città che nel frattempo si era espansa verso il Sasso Barisano e Caveoso. Nel XV secolo la città passò sotto il controllo degli Aragonesi; nel 1481 Matera ospitò il Re di Napoli Ferdinando I, il quale la scelse come residenza provvisoria e base della controffensiva nei confronti dei Turchi, che nel frattempo avevano attaccato la Terra d’Otranto. In seguito il Re, per saldare un debito contratto, decise di assegnare Matera al Conte Giovan Carlo Tramontano, tiranno che mise a dura prova la pazienza e lo spirito di sopportazione dei materani. Nel 1514 la popolazione, stanca delle continue tasse e dei ripetuti soprusi a cui era continuamente sottoposta, insorse ed il Conte fu ammazzato la sera del 29 dicembre mentre usciva da messa in Cattedrale, lasciando incompiuta la fortezza militare conosciuta come Castello Tramontano (foto a sinistra). Dopo questo episodio, in cui il popolo materano decise di reagire con la forza (da qui il motto nell’emblema della città “Boss lassus figit pedem”), la via che affianca la Cattedrale in cui il Conte fu ucciso prese il nome di via Riscatto.

11893928_10207935274763770_4666243481105115040_oIl XVI secolo è molto importante per Matera. In città si insediò una popolazione di origine serbo-croata ed albanese, gli Schiavoni, che occuparono la zona dei Sassi oggi nota come rione Casalnuovo (foto a destra). L’aumento demografico determinò un’ulteriore espansione del perimetro cittadino, Matera crebbe d’importanza fino a diventare capoluogo della Basilicata e sede di Regia Udienza nel 1663, uscendo dalla provincia di Terra d’Otranto. La città divenne un centro fondamentale per la vita dell’intera regione, visse quindi un periodo di forte centralità e sviluppo, favorito dai vivaci contatti con i centri portuali della Puglia. Titolo di capoluogo di Basilicata che Matera mantenne fino al 1806 quando Giuseppe Bonaparte, fratello dell’Imperatore Napoleone, trasferì le competenze a Potenza in seguito all’occupazione del Regno Borbonico da parte dei francesi.

L’Unità d’Italia, l’uccisione del Conte Gattini ed il brigantaggio

I secoli XVII e XVIII furono molto difficili sotto l’aspetto della vita nei Sassi. Al contrario della Civita, dove le famiglie nobili vivevano in condizioni di vita agiate, i Sassi diventarono sempre più teatro di estrema povertà. Il forte aumento demografico, che porto gli antichi rioni in tufo a raggiungere una popolazione di circa ventimila abitanti, costrinse i materani a ricavare abitazioni da qualsiasi luogo disponibile. Le grotte adibite a cisterne per la raccolta delle acque, stalle per gli animali o piccoli depositi, successivamente divennero case per famiglie numerosissime e per i loro animali. I sovraffollati vicinati assunsero così le sembianze di veri e propri ghetti contadini.

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A ridosso dell’Unità d’Italia, precisamente tra luglio ed agosto del 1860, la città di Matera fu teatro di un episodio sanguinoso che per anni è stato considerato uno dei primi fenomeni appartenenti al brigantaggio, ma che in realtà gli storici attestano come un fatto legato esclusivamente alla spartizione dei terreni voluta fortemente dai contadini materani, nessun legame quindi con i moti liberali dell’epoca. In uno scenario politico che vedeva la contrapposizione tra classe nobile, filo-conservatrice e quindi a favore dei Borboni, e borghesia, vogliosa di cambiamento e quindi pro-liberale, i contadini materani premevano affinchè si potesse dar seguito alla spartizione dei terreni agricoli tante volte promessa ma mai attuata. I nobili riuscirono ad aizzare i contadini contro la classe borghese, a farne le spese fu il liberale Conte Francesco Gattini ed i suoi collaboratori, questi furono uccisi dalla folla in piazza del Sedile a colpi di pugnale il giorno 8 agosto 1860.

Il 5 maggio 1860 partì da Quarto la spedizione dei Mille al comando di Giuseppe Garibaldi, nell’intento di appoggiare le rivolte scoppiate in Sicilia e capovolgere il governo dei Borboni nell’Italia meridionale. Fece parte della spedizione anche il materano Giovanni Battista Pentasuglia, specialista in telegrafia e protagonista durante lo sbarco di Marsala. Il combattente materano riuscì ad impadronirsi degli uffici telegrafici del posto, bloccando di fatto ogni tipo di trasmissione tra i nemici. L’esercito di Garibaldi gradualmente riuscì a sconfiggere i Borboni e consegnò simbolicamente il Sud Italia a Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860, con il famoso incontro di Teano. In seguito ai vari plebisciti ed alla conquista dell’Umbria e delle Marche, il 17 marzo 1861 nacque ufficialmente il Regno d’Italia e Vittorio Emanuele II si autoproclamò Re.

11259900_966225010095695_4721007805528372041_nCon l’Unità d’Italia ebbe inizio nelle regioni meridionali il famoso fenomeno di ribellione, meglio conosciuto come “Brigantaggio”. I più famosi briganti che agirono nel territorio materano furono gli appartenenti alle bande di Rocco Chirichigno di Montescaglioso, Vincenzo Mastronardi di Ferrandina, Eustachio Fasano di Matera ed infine circa trent’anni più tardi Eustachio Chita (meglio conosciuto come “Chitaridd”, soprannome dovuto alla sua esigua altezza). L’estremo disagio in cui versava il Sud Italia spinse nel 1902 il presidente del consiglio Zanardelli a far visita in Basilicata. Constatata l’estrema povertà ed arretratezza, Zanardelli emanò una Legge Speciale per combattere in queste terre la dilagante malaria e lo scarso approvigionamento idrico.

visita-re-vittorio-emanueleLa Prima Guerra Mondiale costò alla città di Matera 271 morti sul fronte. A questi si aggiunsero i numerosissimi decessi a seguito dell’ondata di febbre spagnola che si diffuse nel meridione, trovando terreno fertile nei Sassi, dove mancavano i requisiti igienici basilari. Il Regime Fascista, che si insediò negli anni ’20, effettuò a Matera numerose opere di risanamento nei Sassi, bonifica nelle paludi del materano e restauro di alcune importanti chiese. In questi anni la città fu dotata del primo allacciamento con l’acquedotto (l’Acquedotto Pugliese), oltre che di un nuovo ospedale, quest’ultimo inaugurato (insieme al Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale) da Re Vittorio Emanuele III nel 1926 (foto a sinistra). Anche il Duce Mussolini visitò Matera nel 1936, a pochi anni dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Il confino di Carlo Levi e la ribellione contro i nazisti: medaglia d’oro al Valor Civile

Nel 1927 la città Matera divenne capoluogo di provincia. A partire dal 1935 lo scrittore, medico e pittore Carlo Levi, accusato di essere un oppositore del Regime Fascista, fu mandato al confino nella provincia materana, precisamente ad Aliano (paese che per volontà dello stesso scrittore ne conserva la salma dopo la sua morte, avvenuta il 4 gennaio 1975). Levi toccò con mano la triste realtà dell’Italia meridionale, un territorio arretrato, povero, in cui gli uomini morivano per le malattie più svariate. Proprio lo scrittore torinese, che più volte visitò la città di Matera, in questi anni scrisse il libro “Cristo si è fermato ad Eboli” (pubblicato nel 1945) divenuto il simbolo della Questione Meridionale; una sorta di grido d’allarme verso le istituzioni ed il governo centrale per quella che fino ad allora era una situazione sconosciuta a molti. Il Palazzo Lanfranchi di Matera, sede del Museo di Arte Medioevale e Moderna della Basilicata, conserva numerose opere di Levi che aiutano a capire la Lucania di quell’epoca.

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“Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche. Ma quando uscii dalla stazione, un edificio moderno e piuttosto lussuoso, e mi guardai attorno, cercai invano con gli occhi la città. La città non c’era. Allontanatomi ancora un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio c’era Matera.”

(Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli)

2697Matera è famosa anche per essere stata la prima città del Mezzogiorno ad essere insorta contro i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, per questo motivo è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile. Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia il 10 luglio 1943, l’Italia per mano del generale Badoglio, divenuto capo del governo militare, firmò con l’esercito alleato l’armistizio di Cassibile il giorno 8 settembre 1943. I tedeschi si apprestavano alla ritirata, compiendo numerosi saccheggi e soprusi nei confronti dei civili. Il popolo materano il 21 settembre 1943 si ribellò agli oppressori nazisti e li costrinse ad accelerare la ritirata. Gli scontri a fuoco in città durarono diverse ore, numerose furono le vittime soprattutto tra i materani. L’ultimo atto di questa sanguinosa giornata fu la cattura di 16 civili, i quali furono rinchiusi nel palazzo della Milizia (foto a destra) che successivamente fu fatto esplodere; un solo civile si salvò, rinvenuto dai vigili del fuoco tra le macerie il giorno successivo. Terminò così la “Strage di Matera”, un episodio con cui la città pagò con 26 vittime, di cui 18 civili, la riconquista della dignità. La città di Matera ricorda annualmente i suoi caduti con numerose celebrazioni che si svolgono in piazza Vittorio Veneto, dove è presente il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, e presso il monumento del Palazzo della Milizia (in via Cappuccini).

Da vergogna nazionale alla rinascita: patrimonio UNESCO e Capitale Europea della Cultura 2019

1182Terminata la Seconda Guerra Mondiale, la città di Matera si trovò in una situazione a dir poco disperata. La guerra rese ancora più precaria una condizione già di per se ai limiti dell’umano. I Sassi arrivarono ad ospitare circa ventimila persone, gli abitanti erano costretti a vivere in spazi angusti, malsani ed in condizioni igieniche inesistenti. La mortalità infantile raggiunse proporzioni catastrofiche, basti pensare che su 1000 bambini nati, circa 463 nascevano morti.

Carlo Levi è stato forse lo scrittore che più di tutti ha contribuito a portare alla ribalta nazionale la Questione Meridionale, e quindi della Lucania. A Matera si susseguirono prima Palmiro Togliatti nel 1948, che la definì “Vergogna nazionale“, poi il capo del governo Alcide De Gasperi nel 1950, il quale firmò nel 1952, su consiglio del ministro lucano Emilio Colombo, la “Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi”. Nel paragrafo Da vergogna nazionale a patrimonio Unesco a Capitale Europea della Cultura 2019 si analizzano nel dettaglio i vari passaggi che hanno portato al quasi totale abbandono dei Sassi ed alla costruzione dei nuovi quartieri, progettati da un team di esperti capeggiato da Adriano Olivetti secondo concetti innovativi per l’epoca. Nella città nuova furono collocate circa diciassettemila persone.

Per decenni i Sassi rimasero vuoti, soggetti al degrado ed all’abbandono, almeno fino al 1986. Una nuova Legge Speciale questa volta impegnò finanziamenti per invertire quello che fino a pochi decenni prima era stato il verso dell’esodo, dai Sassi verso i nuovi quartieri. Si diede così inizio ad una lunga fase, in corso ancora oggi, di ripopolamento degli antichi rioni in tufo.

NoteVerticali.it_Pasolini-a-Matera_davanti-ai-sassiA livello mondiale la città ha ottenuto nel 1993 un importantissimo riconoscimento, l’inserimento dei Sassi e del Parco della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri tra i siti UNESCO, “Paesaggio culturale” (per la prima volta l’organizzazione ha usato questo appellativo) patrimonio mondiale dell’umanità. Gli antichi rioni iniziano a riempirsi di materani vogliosi di riscoprire le proprie origini oltre che stranieri affascinati da uno spazio unico, in cui l’uomo torna indietro nel tempo e riscopre il contatto con la pietra. Le grotte diventarono spazi dotati di ogni comfort, alberghi di lusso, camere di b&b e ristoranti in cui scoprire la cucina genuina materana. Li dove famiglie un tempo combattevano fianco a fianco con gli animali per sopravvivere, oggi sorgono numerose case grotta e musei, per far scoprire alle nuove generazioni di materani ed ai numerosi turisti la storia millenaria della città di Matera. I Sassi dagli anni ’60 diventano set cinematografico, ospitando celebri registi (tra tutti Pier Paolo Pasolini) ed attori (Richard Gere, Mel Gibson, Morgan Freeman). Una storia ricca, antica, ingarbugliata, difficile, fatta di numerosi tumulti e ribellioni, condizioni di vita ai limiti dell’umano ed infine il riscatto.

Foto Archivio Notarangelo – Associazione Pasolini Matera

Esultanza dei materani dopo la notizia della designazione della Citt‡ dei Sassi come capitale della cultura per il 2019, 17 ottobre 2014. ANSA/ANTONIO VECE

L’ultimo riconoscimento alla città è datato 17 ottobre 2014. Matera, a rappresentanza di tutta la Basilicata, batte le concorrenti Cagliari, Lecce, Perugia-Assisi, Siena e Ravenna e diventa (insieme a Plovdiv, Bulgaria) la Capitale Europea della Cultura per il 2019. Il verdetto viene pronunciato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e dal presidente della Giuria Internazionale (composta da 13 membri, sei italiani e sette stranieri), Steve Green, in diretta dal salone del Consiglio Nazionale del Mibact. Una piazza San Giovanni a Matera stracolma saluta con un urlo liberatorio la vittoria (foto in alto). Un nuovo inizio per Matera, una città che nel corso dei millenni ha saputo più volte rigenerarsi, reinventarsi, riscoprirsi, rialzarsi e ripartire.

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