I numeri – ‘U nimm’r

Cercare di proporre in formato scritto il dialetto materano, tramandato oralmente, è un’impresa ardua. I suoni del dialetto variano in base al periodo storico, al tipo di lavoro svolto o dalla classe sociale della famiglia, oppure più semplicemente in base alla zona in cui la famiglia viveva. E’ noto che, ad esempio, i materani usavano parlare due tipi di dialetto (ovviamente molto simili) nel Sasso Caveoso e nel Sasso Barisano.

Per quanto riguarda i numeri in dialetto, cominciamo col dire che i numeri dell’ordine dei centomila, milioni e miliardi, in passato venivano pronunciati molto raramente. I suoni emessi dalla pronuncia dei numeri in dialetto sono numerosi e di essi prenderemo in esame solo alcuni esempi. La pronuncia delle vocali di un numero che inizia con “u” si legge in “ij”: uno si potrebbe tradurre in scrittuta “Ijn”, undici “Ijncj“. Si potrebbe pertanto inserire, nel nostro dialetto, un’altra vocale (suono intermedio) che potrebbe essere interpretata come un suono misto tra una “o”  aperta, una mezza “i“,  una “e” smorzata, una “u” stretta e una “a” appena accennata.

Quando la consonante del numero è  accompagnata dalla vocale “i“, la pronuncia prende il suono della vocale seguente: per esempio cinque si legge “Ciung“, cinquanta “Cijnquont“, cinquecento “Cijngcjnt“. A volte anche la vocale “e” che segue la consonante “c“, prende il suono con  “ij” (i smorzata): ad esempio cento si legge “Cijnt“, centomila “Cijntmjl“. Il numero che inizia con “o” si può tradurre in scrittura “iu“, come otto “Iutt“, ottanta “Iuttont“,  ottocento “Iuttcijnt“.

La pronuncia dei numeri che iniziano con la consonante varia a seconda del contesto. Quando si sta facendo un elenco in rapida successione, i numeri subiscono un troncamento finale: ad esempio si potrebbe tradurre in scrittura due con “D“, tre in “Trà“, sei “” e così via. Diversamente, la vocale finale prende la coda son il suono “ij“: due diventa “Dij“, tre “Traij“, sei “Saij“.

Numeri Cardinali

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Le operazioni aritmetiche

Prima di approfondire nel dettaglio come i materani usavano indicare in dialetto le quattro operazioni aritmetiche, occorre fare una importante precisazione. Le operazioni aritmetiche in passato rappresentavano un vero e proprio lusso; non tutti sapevano svolgerle, infatti solo poche persone erano riuscite a frequentare i primi anni di scuola elementare. Nella maggior parte dei casi, anche gli analfabeti o chi non aveva frequentato la scuola riusciva a fare i calcoli velocemente (anche se più complessi) semplicemente facendo uso di guide a tabelle stampate su piccoli libri, chiamati prontuari (ad esempio il “Prontuario dei conti fatti“, Casa Editrice Bietti Milano 1951, figura sotto). Questi libri venivano usati frequentemente nell’ambito lavorativo, ad esempio per la vendita del grano.

Ad esempio, un contadino che aveva comprato o venduto 12 quintali di grano a 25 lire al quintale, otteneva la somma totale da incassare o spendere andando a pagina 12, cercando in tabella il numero 25 nella colonna sinistra e, a destra, il risultato della moltiplicazione, 300 lire. Molto semplice risulta essere anche il procedimento inverso: data la somma totale incassata o spesa, ad esempio 611 lire, ed il numero di quintali di grano, 13 quintali, volendo calcolare la spesa o il guadagno al quintale basta aprire il prontuario a pagina 13, cercare nella colonna destra il numero 611 e leggere il corrispondente numero a sinistra, ovvero 47.

Addizione

Le parole “Addizione” o “Somma” non erano presenti nel dialetto materano; queste erano sostituite da modi più comuni che facevano uso del verbo “Aggiungere”, comunemente indicato con “Mettere”, tradotto “Mutt“,  oppure con la “e” congiunzione, che diventava “i“, o infine con il simbolo “Più”, in materano “Chiù“.

Esempi:

  • Aggiungi a quattro cinque –  “Mutt a quott  ciung” oppure “Acchucchij a quott ciung
  • Quattro più cinque – “Quott i ciung” oppure “Quott chiù ciung

Sottrazione

Come per l’addizione, anche la parola “Sottrazione” veniva sostituito da un verbo, nello specifico “Togliere”, che nell’uso comune diventa “Levare”, in dialetto “Lìv“.

Esempio:

  • Nove meno cinque – “Da naiv liv ciung

Divisione

Molto singolare è il caso della divisione. Il verbo che veniva utilizzato in questo caso era “Spartire”, in materano “Sport“.

Esempio:

  • Nove diviso tre persone – “Naiv sport a tre prsjn

Moltiplicazione

Mentre nel caso dell’addizione si faceva largo uso della congiunzione “e”, in dialetto “i“, per la moltiplicazione era la preposizione “per” ad essere utilizzata, in dialetto troncata nella forma “p“.

Esempio:

  • Cinque per cinque venticinque – “Ciung  p ciung vntciung

I numeri ordinali

Gli aggettivi numerali ordinali prendevano, come nella lingua italiana, il genere del sostantivo a cui si accompagnavano.

Esempio:

Maschile singolare                            Femminile singolare
Il primo anno – ‘u prijm ionn                  la prima pagina – la prijma pagijn
Il secondo piano – ‘u s’caund pien           la seconda volta – la s’caund vet
Il terzo giro – ‘u tarz gijr                         la terza classe – la tarza closs
Maschile plurale                                Femminile plurale
I primi anni – l prijm ionn                      le prime pagine – l prijm pogijn
I secondi piani – l s’caund pien               le seconde volte – l s’caund vet
I terzi giri – l tarz gier                            le terze classi – l tarz closs

Quando un numero veniva accompagnato da un sostantivo, la fonetica dei numeri subiva un’abbreviazione e cioè:

Maschile                                               Femminile
1 centesimo – ‘n cjntasjm                       1 lira – ‘na ljr
1 pallone – ‘n pallaun                            1 giarla – ‘na giorl
1 boccaccio – ‘n buccoccij                        1 camicia – ‘na cammjs
1 turacciolo – ‘n fjljtjr                              1 tavola – ‘na tovl
1 libro – ‘n lubr                                      1 penna – ‘na pann
1 gallo – ‘n uod                                     1 gallina – ‘na iaddjn
plurale
2 centesimi – du cjntasjm                       2 lire – do ljr
2 palloni – du pallijn                              2 giarle – do giorl
2 boccacci – du buccoccij                         2 camicie – do cammjs
2 turaccioli – du fjljter                             2 tavole – do tovl
2 libro – du lubr                                     2 penne – do pan
2 galli – du uod                                     2 galline – do iaddjn

Il termine “do” era usato anche per definire una quantità indefinita.

Per esempio: ho cucinato delle lenticchie – i chcijnet do lntacchij
ho tagliato delle tavole – i tagghiet do tovl
ho cucito delle camicie – i chsjt do cammjs

3 centesimi – trà cjntasjm                       3 lire – tre ljr
3 palloni – trà  pallijn                             3 giarle – tre giorl
3 boccacci – trà buccoccij                         3 camicie – tre cammjs
3 turaccioli – trà fjljtaur                           3 tavole – tre tovl
3 libro – trà lubr                                     3 penne – tre pan
3 galli – trà uod                                     3 galline – tre iaddjn

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