Da vergogna nazionale a patrimonio Unesco a Capitale Europea della Cultura 2019

 

694Carlo Levi nel libro “Cristo si è fermato ad Eboli”, pubblicato nel 1945, è riuscito ad esprimere meglio di chiunque altro cosa erano i Sassi di Matera fino agli anni ’50:

“Arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto. La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca: S.Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante. La stradetta strettissima passava sui tetti delle case, se quelle così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone. Le strade sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelli di sotto. Le porte erano aperte per il caldo, Io guardavo passando: e vedevo l’interno delle grottesche non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette”

(Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli)

I Sassi di Matera “Vergogna nazionale”

Fino alla fine del Settecento l’ecosistema Sassi aveva mantenuto un regime di sostenibilità grazie a principi innovativi per l’epoca e che oggi sono più che mai attuali: la conservazione delle acque, lo stoccaggio dei rifiuti ed il riuso degli spazi. L’espansione cittadina e l’improvviso e vertiginoso aumento demografico, uniti alla crisi della pastorizia, furono tra i fattori che portarono ad un graduale sconvolgimento della situazione. Il perimetro cittadino fu allargato con le prime costruzioni sul piano, interessando un’area che va dall’attuale piazza Vittorio Veneto a via Ridola, Piazzetta Pascoli e Vico Case Nuove; le grotte dei Sassi furono ampliate per ospitare nuclei familiari sempre più numerosi, in alcuni casi si procedette con lo scavare ancora verso le viscere della terra, il più delle volte si decise di trasformare cisterne e chiese rupestri in camere o abitazioni. Di conseguenza diminuì rapidamente il quantitativo d’acqua a disposizione della popolazione, che nei primi decenni del Novecento raggiunse le ventimila unità.

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Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la denuncia di Carlo Levi per la prima volta Matera salì alla ribalta nazionale e diventò il caso più eclatante di come l’arretratezza e la povertà avevano scavato radici profonde nell’Italia meridionale. I Sassi erano un groviglio di case sovraffollate, sporche, in cui mancano le più elementari condizioni sanitarie per vivere degnamente, a partire dalla mancanza di fogna e di acqua corrente. A tal proposito è bene sottolineare che il sistema di raccolta delle acque di scolo era basato sui “Grabiglioni“, ovvero dei canali in parte naturali ed in parte scavati dall’uomo, che raccoglievano l’acqua sorgiva dalla collina del Castello e la portavano nel torrente Gravina. Il percorso che seguivano questi fiumiciattoli è riconducibile alle attuali via Fiorentini e via Buozzi, i grabiglioni in seguito sono stato ricoperti dall’attuale pavimentazione in età fascista. Nelle grotte scavate nel tufo arrivarono a convivere uomini ed animali insieme, quasi a voler sottolineare il dover lottare spalla a spalla per la sopravvivenza. Nella miseria la civiltà contadina doveva necessariamente guardare avanti, non c’era tempo per piangere i morti per le malattie più disparate, malaria nella maggior parte dei casi. Secondo le statistiche, la mortalità infantile raggiunse a Matera una percentuale catastrofica, basti pensare che su 1000 bambini nati 463 nascevano morti, contro la media nazionale ferma a 112.

11259900_966225010095695_4721007805528372041_n“Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie. Di bambini ce n’era un’infinità. nudi o coperti di stracci. Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa. E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste. Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi, sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste.”

(Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli)

 

La denuncia di Carlo Levi portò Matera al centro dell’attenzione nazionale. La politica italiana iniziò ad interessarsi alla questione, il leader del partito Comunista italiano Palmiro Togliatti per primo giunse nel capoluogo lucano nel 1948 per guardare con i propri occhi gli ambienti malsani in cui gli abitanti erano costretti a vivere in compagnia delle bestie. Senza mezze parole definì i Sassi “Vergogna nazionale”, un male da estirpare con la forza bruta per restituire dignità alle persone. Altri intellettuali si interessano alla vicenda, parliamo ad esempio di Tommaso Fiore, Francesco Compagna, Manlio Rossi ed il sociologo americano George Peck.

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L’impegno di Olivetti e lo sgombero dei Sassi ordinato da De Gasperi

0PUSUJN55092-U10301171745299UKF-U10301216143448CnF-471x554@LaStampa-NAZIONALEPersino Adriano Olivetti, illustre imprenditore, ingegnere e politico italiano del Novecento, all’epoca presidente dell’INU (Istituto Nazionale dell’Urbanistica) e commissario dell’Unrra-Casas (United Nations Relief and Rehabilitation Administration-Comitato Amministrativo Soccorso ai Senzatetto), diede il proprio apporto alla causa. Per suo volere nacque la “Commissione per lo studio della città e dell’agro di Matera”, composto da un gruppo di intellettuali presieduto dallo stesso Olivetti e dal sociologo tedesco Frederic Friedmann, docente all’Università di Arkansas, USA. Lo scopo della commissione fu quello di avviare un’indagine per conoscere a fondo le condizioni di vita degli abitanti dei Sassi e successivamente proporre soluzioni per trasferirli in quartieri nuovi, le cui case dovevano necessariamente essere dotate dei servizi indispensabili per vivere. La progettazione dei nuovi complessi abitativi doveva essere fatta in funzione di quella che era in precedenza la vita dei materani: una vita fatta si di povertà, ma allo stesso tempo di socializzazione e solidarietà tra famiglie appartenenti allo stesso vicinato.

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Nel luglio del 1950 il primo ministro Alcide De Gasperi fece visita a Matera (foto a destra Archivio Domenico Notarangelo); nei mesi successivi incaricò il ministro lucano Emilio Colombo di studiare un disegno di legge per favorire il risanamento e la soluzione del problema dei Sassi. Il 17 maggio 1952 lo Stato Italiano, per mano di De Gasperi e su suggerimento del ministro Colombo, con la “Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi” impose a due terzi degli abitanti della città, circa diciassettemila persone, di abbandonare le proprie case per trasferirsi nei nuovi rioni.

“Lo Stato assume a suo carico la spesa per il risanamento dei quartieri Sasso Caveoso e Sasso Barisano dell’abitato di Matera e per la costruzione di case popolari particolarmente adatte per contadini, operai ed artigiani, in sostituzione di quelle attualmente esistenti in detti quartieri che saranno dichiarate inabitabili ed abbattute”.

Grazie ai risultati delle indagini avviate dalla commissione presieduta da Olivetti furono costruiti (anche grazie ai finanziamenti provenienti dal piano Marshall degli Stati Uniti) i nuovi quartieri sul piano e fuori città, nei pressi dei terreni di proprietà dei contadini che abitavano nei Sassi. In fase di progettazione, la commissione (avvalendosi del parere di intellettuali dell’epoca come Eleonora Bracco per la paleoetnologia, Francesco Saverio Nitti per la storia, Rocco Lazzarone per la demografia e l’igiene, Giuseppe Isnardi per la geografia, Ludovico Quadroni per l’urbanistica ed altri) cercò di riprodurre le stesse condizioni di coesione sociale presenti negli antichi rioni in tufo. Nacque così fuori città il nuovo borgo La Martella, dove nel 1953 le prime cinquanta famiglie furono alloggiate (esattamente il giorno 17 maggio). Dopo La Martella furono costruiti i borghi Venusio e Picciano, anche loro destinati ad accogliere i contadini che possedevano appezzamenti di terra nelle vicinanze. Matera fu una delle prime città a dotarsi di un Piano Regolatore, ideato nel 1956 e firmato dall’urbanista Piccinato. Appena fuori il perimetro dei Sassi furono edificati i quartieri di Serra Venerdì, La Nera, Spine Bianche ed Agna Cappuccini, costruiti in pieno stile “Scandinavo”, ovvero zone a bassa densità abitativa con ampie aree verdi e frequenti piazzette per rievocare lo spirito di coesione tra famiglie che si viveva nei vicinati degli antichi rioni. Il trasferimento forzato proseguì per un ventennio, riscontrando non poche opposizioni da parte degli abitanti (soprattutto i più anziani), affezionati alle grotte ed ai vicinati, assuefatti alla povertà ed abituati a vivere nel sacrificio.

I Sassi furono praticamente svuotati, divenendo una città fantasma a margine della città nuova. Gli abitanti ottennero case nuove e la promessa di un appezzamento di terra da coltivare (promessa non per tutti mantenuta), pagando canoni di affitto irrisori in cambio della cessione delle loro vecchie abitazioni al demanio. Degrado ed abbandono presero il posto della vita nelle grotte e nelle chiese, mentre la città si espandeva sul piano nei quartieri nuovi secondo il Piano Regolatore.

26982_1337114919520_6580777_nA partire dagli anni ’50 le produzioni cinematografiche nazionali ed internazionali cominciarono ad essere attratti dalla bellezza dei Sassi. La prima pellicola girata a Matera fu “La Lupa” di Alberto Lattuada nel 1952, mentre una decina di anni dopo il regista Pier Paolo Pasolini vide in Matera la Gerusalemme d’Europa. Il visionario regista bolognese nel 1964 decise di ambientare negli antichi rioni in tufo uno dei suoi più grandi capolavori, “Il Vangelo secondo Matteo”; nel corso dei decenni più volte le produzioni hollywoodiane, sulle orme di Pasolini, decisero di girare nei Sassi i propri film. Nel 1985 fu girato il primo kolossal “King David” (con protagonista Richard Gere), seguirono nel 2002 “The Passion” del regista Mel Gibson e nel 2015 “Ben Hur” (tra gli attori Morgan Freeman), oltre alle decine e decine di produzioni meno famose italiane e straniere che hanno scelto i rioni in tufo come location naturale per le proprie sceneggiature.

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Il riscatto, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO e Capitale Europea della Cultura 2019

L’opinione pubblica nazionale e non solo si iniziò ad interrogare su quello che doveva essere il destino dei Sassi. Una città pressochè deserta a margine della città nuova. Di seguito vi consigliamo la visione di un video documentario di Rai Teche, per la trasmissione “Ritratti di Città“, in cui si fa un’analisi perfetta di ciò che i vecchi rioni in tufo rappresentavano fino agli anni ’60, le contromisure adottate dal Governo nazionale e gli interrogativi sul futuro.

Tra gli anni ’70 e ’80 sono stati pubblicati diversi studi di natura socio-economica su quello che poteva e doveva essere il ruolo dei Sassi in futuro. Tuttavia prima di poter tornare a parlare di vita nel cuore antico di Matera bisogna aspettare la metà degli anni ’80, quando la Legge Speciale n. 771 varata nel 1986 abilitò i cittadini a tornare nei vecchi rioni in tufo per farli rivivere, invertendo quello che era stato il flusso forzato verso i nuovi quartieri. Fu l’inizio di una nuova alba per i Sassi e per la città, ciò che un tempo era stato definito “Vergogna nazionale” poteva diventare testimonianza dello spirito di adattamento e sopravvivenza dell’uomo alle difficili condizioni di vita. Fu il primo tassello di un processo di reinserimento dell’uomo nell’habitat dei Sassi.

505La grande spinta che ha accelerato il processo di risanamento e riqualificazione della parte vecchia di Matera è stata data dall’UNESCO che nel 1993, il 9 dicembre a Cartagena (Colombia, clicca qui per guardare il video realizzato per l’occasione da Videouno), ha dichiarato i Sassi Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il sesto sito italiano ad entrare a far parte di questo speciale elenco, il primo dell’Italia meridionale, il primo sito ad essere definito “Paesaggio Culturale”. Tale risultato fu ottenuto anche grazie all’impegno dell’architetto ed urbanista Pietro Laureano, natio di Tricarico, consulente UNESCO. Nel 2007 il nome del sito UNESCO è cambiato, divenendo “I Sassi ed il Parco delle Chiese Rupestri di Matera“. Secondo la commissione, l’insieme dei Sassi e del Parco archeologico e naturale delle Chiese Rupestri di Matera costituisce una testimonianza unica dell’attività umana. Cliccando sul link si può prendere visione della scheda aggiornata del sito Unesco “The Sassi and the Park of the Rupestrian Churches of Matera“, con tutti i documenti inerenti l’inclusione ed i controlli periodici che i membri dell’organizzazione svolgono sul territorio, mentre di seguito sono elencati i criteri di iscrizione:

  • 1945i Sassi e il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un notevole esempio di insediamento rupestre perfettamente adattato al contesto geomorfologico e all’ecosistema attraverso una continuità di oltre due millenni. I primi abitanti della regione vissero in abitazioni sotterranee e celebrarono il culto in chiese rupestri, che furono concepite in modo da costituire un esempio per le generazioni future per il modo di utilizzare le qualità dell’ambiente naturale per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua (foto a destra il Palombaro Lungo);
  • la città e il Parco sono un notevole esempio di complesso architettonico e paesaggistico che illustra un numero significativo di stadi della storia dell’umanità. Questi si svolgono dalle primitive abitazioni sotterranee scavate nelle facciate di pietra delle gravine fino a sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo, e da paesaggi naturali ben conservati con importanti caratteristiche biologiche e geologiche fino a realizzare paesaggi urbani dalle complesse strutture;
  • la città e il Parco sono un notevole esempio di insediamento umano e di uso del territorio tradizionali che mostrano l’evoluzione di una cultura che ha mantenuto nel tempo relazioni armoniose con l’ambiente naturale. L’equilibrio tra intervento umano e l’ecosistema mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell’insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti.

Nel frattempo la città cresce, esce dal guscio, non guarda più al proprio passato con disprezzo ma con rispetto e consapevolezza delle potenzialità che il territorio può e deve offrire. I Sassi si ripopolano e diventano terreno fertile per musei, “case grotta”, ristoranti, b&b, alberghi di lusso, terme e tantissime botteghe di artigiani che qui trovano ispirazione. Nelle stesse grotte dove solo cinquant’anni prima si moriva di malaria e di stenti, oggi turisti da ogni parte del mondo giungono per ammirare le chiese rupestri, le numerose mostre, per soggiornare, per gustare un piatto tipico o per acquistare un souvenir di tufo o terracotta. E’ facile ed allo stesso tempo divertente perdersi nelle ripide vie e discese che si intrecciano, dove le strade sono allo stesso tempo tetti. Nel parco della Murgia Materana si nascondono dei gioielli preistorici, alcuni incastonati nello strapiombo che affaccia sulla Gravina, i villaggi trincerati e le chiese rupestri sono una tappa obbligata per toccare con mano dove la vita è nata a Matera.

Nel 2008 la città dei Sassi, grazie al Comitato Matera 2019, intraprese il percorso di candidatura a Capitale Europea della Cultura nel 2019. La candidatura comportò la stesura di un dossier da passare al vaglio dalla commisione giudicante, presente al seguente link. Matera, a rappresentanza dell’intera Regione Basilicata, è entrata prima a far parte della short list, le 6 finaliste, insieme a Cagliari, Lecce, Perugia-Assisi,  Siena e Ravenna, e successivamente il 17 Ottobre 2014 con 7 preferenze su 13 viene designata Capitale Europea della Cultura per il 2019 dal Ministro Dario Franceschini e da Steve Green, presidente della commissione giudicante, nel salone del Consiglio Nazionale del Mibact. In piazza San Giovanni esplode la festa (video in alto), l’occasione che può rappresentare il definitivo riscatto per una popolazione che ha definitivamente alzato il capo per guardare il futuro negli occhi e per una città “Che ha vissuto un disastro ma che ha saputo reagire e trasformarsi guardando al futuro” (Franco Arminio, paesologo). Matera sarà quindi insieme a Plovdiv (Bulgaria) Capitale Europea della Cultura nel 2019.

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Contenuti fotografici tratti in parte dall’Archivio D. Notarangelo, Mediateca Provinciale di Matera, MUV Matera

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