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21 Settembre 1943,I materani insorgono contro i tedeschi

Il 21 settembre del 1943 ha segnato, per la storia materana, la cacciata dei tedeschi dalla città. Questa data ha registrato il sacrificio di tanti cittadini materani che, con la ribellione, ottennero pur con la morte la libertà dagli oppressori.
Il popolo materano non riusciva più a sopportare l’umiliazione fisica e morale per le angherie che esercitavano gli uomini del regime fascista e i suoi alleati.
Così che i cittadini materani, pur vivendo in case costituite da tuguri umidi e privi di servizi igienici situate nei Sassi, trovarono la forza e il coraggio per reagire contro chi li opprimeva. Essi non si sono ribellati ai tedeschi in quanto tali, ma a tutto ciò che li rappresentavano e che esercitavano con prepotenza e arroganza. Il grido unanime fu “Via i tedeschi da Matera”.
Il risultato ottenuto fu grandioso, però il costo fu altissimo proprio per la uccisione di molte persone sacrificate al bene comune.
La consegna della medaglia d’Argento al Valor Militare avvenuta il 1° Settembre 1966, permise a Matera di essere riconosciuta come una delle prime città d’Italia a insorgere contro i nazisti. Infatti fu proprio la popolazione civile a non sopportare l’ oppressione nazista, tanto che la lotta da tempo iniziata finì per esasperarsi alla caduta del regime fascista, quando i tedeschi incominciarono la ritirata in contemporanea all’arrivo degli alleati.
Nei giorni precedenti il 21 settembre del 1943, molti cittadini furono uccisi combattendo, altri invece solo per il vago sospetto di essere antifascisti. Le rappresaglie da parte del regime crearono una grande amarezza nella città che continua a persistere ancora oggi, dovuta al non riconoscimento del sacrificio fatto dalla città e alla mancata consegna della Medaglia d’Oro.
Il cittadino materano, umile nella sua indole, si è sempre accontentato della consegna della medaglia d’argento al valor militare, ma proprio per sottolineare che la liberazione è avvenuta soprattutto grazie al coraggio dei civili, il riconoscimento è giusto che sia Civile e Militare.
Vito Sebastiani, nato a Bari e materano di adozione, nei suoi due libri “Quel 21 Settembre 1943 a Matera una memoria da ravvivare” e "Storia da non contaminare", raccoglie documenti ufficiali e testimonianze di cittadini, attivisti o spettatori, dimostrando che Matera è stata una delle prime città d’Italia e la prima del Mezzogiorno che ha combattuto il Nazifascismo anche con l’intervento civile e non solo militare.

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1. Il Ricordo del 21 Settembre 1943
Ogni anno in questa data viene commemorata la liberazione dall’oppressione Nazista della città di Matera. Sempre viene pronunciato il consueto discorso del I° Cittadino, viene deposta la corona di alloro al Monumento ai caduti in Piazza Vittorio Veneto e al Monumento sito in Via lucana dov’era situato il Palazzo della Milizia, il tutto accompagnato dalla banda musicale e dalla sfilata dei reduci di guerra; tutto ciò a ricordo di quel periodo cupo della storia Italiana e materana.
I sacrifici dei cittadini materani, morti per la libertà, sono rimasti nell’oblio tanto che i giovani e i bambini non conoscono l’evoluzione dei fatti e il triste epilogo di quelle giornate. Matera è sta la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro i tedeschi, e ciò avrebbe dovuto segnare il periodo successivo della città; non dimenticando tutti coloro che, pagando con la propria vita, hanno ridato al popolo materano la propria dignità.
L’insurrezione a Matera iniziò quando il regime fascista cadde e il 25 Luglio 1943 il Generale Badoglio, in seguito alla dimissione di Mussolini, firmò l’armistizio, in cui si stabilì il ritiro dell’Italia dalla guerra e la resa totale agli alleati Anglo-Americani.
I tedeschi intesero ciò come un tradimento da parte dell’Italia, per cui incominciarono la ritirata saccheggiando le attività che incontravano sul loro cammino e derubando i cittadini di tutti i loro averi.
Dopo l’armistizio, il palazzo della Milizia, ubicato, in Via Lucana, nei pressi del Rione Cappuccini, fu abbandonato dai fascisti e venne occupato dai nazisti.Di fronte a tanti soprusi i materani chiedevano aiuto e protezione alle forze militari italiane che, spesso, erano sorvegliate dalle truppe tedesche. L’Ufficiale Nitti (foto a destra) riuscì comunque a nascondere le armi e munizioni e a consegnarle ai rivoltosi.
Nella settimana precedente al 21 Settembre, l’atmosfera diventò ancora più tesa e, mentre i cittadini si organizzavano e si armavano con l’appoggio dei militari italiani, i tedeschi incendiavano e saccheggiavano tutto per ostacolare l’avanzata da parte degli alleati. Il loro scopo era quello di colpire soprattutto le stazioni ferroviarie e i relativi mezzi di trasporto, i ponti e le strade principali.

2. Le vicende degli ultimi giorni
Il 18 settembre segnò l’inizio della cattura di soldati italiani seguita dalla cattura di altri il 20 Settembre, di cui cinque civili e cinque militari.
Il 21 Settembre toccò a due soldati italiani Natale Farina e Pietrantonio Tataranni, anche loro condotti nel palazzo della Milizia(foto a sinistra).
Nel pomeriggio dello stesso giorno due finanzieri, in Via San Biagio, si imbatterono, presso la gioielleria di Caione, in due militari tedeschi che poco prima avevano saccheggiato il negozio; nello scontro persero la vita i due tedeschi. I materani cercarono di nascondere i cadaveri trasportandoli prima sotto l’arco di Via Rosario e, successivamente, in una scalinata detta “La Scaricata”.

Alcuni tedeschi, allarmati da questo strano movimento, scoprirono quanto accaduto e corsero ad allertare il loro comando. Nel contempo giunse in quella strada anche Emanuele Manicone che, armato, contribuì alla liberazione della città pagando con la propria vita.
Il padre di Natale Farina, Francesco detto “Il Siciliano”, alla notizia della cattura del figlio si diresse alla Milizia per cercare di liberarlo, ma invano, infatti anche lui fu arrestato.
La stessa sorte toccò a Vincenzo Luisi, di sedici anni, che si era recato in piazza incuriosito dal fragore degli spari.
Il Sottotenente Nitti radunò tutti, sia militari che civili, li armò e li dislocò in parti strategiche di Via San Biagio a proteggere il Comando di Sottozona della Finanza. Ecco allora che i tedeschi, giunti in Piazza Vittorio Emanuele, incominciarono a colpire la zona protetta dai materani che a loro volta, posizionati sui tetti delle case e della Chiesa Materdomini, risposero al fuoco.
Durante lo scontro a fuoco persero la vita: Eustachio Guida, Francesco Paolo Loperfido, Antonio Lamacchia, Eustachio Paradiso ma anche numerosi tedeschi.
Alcuni finanzieri e Emanuele Manicone si diressero verso la Caserma di Finanza di Via Capelluti, dove ci fu uno scontro a fuoco con altri militari tedeschi in cui morirono il finanziere Vincenzo Rutigliano e Emanuele Manicone. Oggi il Finanziere Vincenzo Rutigliano è ricordato dalla intestazione della Caserma della Finanza di Matera.

I tedeschi corsero verso il palazzo della Società Elettrica per sabotare con le mine l’impianto di distribuzione elettrica della città e lasciarla al buio; fecero uscire dallo stabile tutti i dipendenti con le loro famiglie indirizzando su di loro il fuoco e colpendo a morte l’ing. Raoul Papini, Pasquale Zigarelli, Michele e Salvatore Frangione, l’ing. Mirko Cairola, mentre altri rimasero feriti gravemente.
Nel tardo pomeriggio altri tedeschi presero di mira, indirizzando colpi di cannone, l’abitazione del farmacista Raffaele Benedenti pensando che quella fosse la Caserma della Finanza; lo stesso perse la vita.
Prima della ritirata i tedeschi pensarono di far saltare in aria anche il Palazzo della Milizia con tutti coloro che erano stati imprigionati ingiustamente.
Il caso volle che solo un prigioniero si salvasse dall’esplosione riportando gravi ustioni.
L’eccidio è ricordato dalla lapide eretta nel luogo dove era ubicato il Palazzo della Milizia il 21 Settembre 2005.
A ricordo degli avvenimenti suddetti sono state affisse altre lapidi: una posta sulla facciata laterale del Palazzo del Governo il 21 Settembre del 1944, un’altra sulla parte frontale del Palazzo della Società Elettrica il 21 Settembre 2003, l’altra ancora in Via Capelluti a lato del Palazzo della Camera di Commercio il 21 Settembre 2008.


3. Monumento alla Resistenza
Il Comune di Matera ha ricordato quei giorni di ribellione, culminati con la fuga dei tedeshi dalla città, con un monumento situato davanti al Palazzo Comunale. Il monumento, composto da sei sculture bronzee eseguite dal pittore scultore V. Basaglia, ricordano gli epiloghi avuti durante la Resistenza e le caratteristiche del popolo contadino materano.






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E' piuttosto urgente.
Grazie. piero giannini














