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Antiche tradizioni orali Materane

Aggiornato al 07/06/2009 alle ore 09:54
  1. Antiche tradizioni orali materane raccontate attraverso una canzone di Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati

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Aggiornato al 08/06/2009 alle ore 13:02

Carlo Bonanni è interprete della poesia di Fabrizio De Andrè con la formazione "CARODEANDRE' " - www.carodeandre.it. Di seguito vi riportiamo un dialogo tra Carlo ed il nostro amico e collaboratore, nonchè giovane cantautore ed appassionato del mitico De Andrè, Francesco Pisciotta avvenuto via computer.

Ad entrambi và il più sentito ringraziamento per quanto fatto.


"Matera!!!!
Che straordinaria città...ci ho lasciato il cuore!!!!
ho visto il video creato a Matera, non sapevo fossi di Matera...
Ho scritto per un quotidiano, una volta la storia di "Ho visto Nina volare" a Matera... credo che conoscerai il nesso..
Te la invio con molto piacere... A presto Francesco, ora ti devo lasciare..."

Ho visto Nina … a Matera

Carlo BonanniUna tradizione della città di Matera, oggi purtroppo già estinta, vede da oltre due secoli, le donne più anziane dedite all'antico mestiere dell'apicultura. Sembra che usassero masticare fettine di favo, all'uopo preparate, per ore ed ore, ottenendo in tal modo la separazione del miele dalla cera. Queste due preziose sostanze venivano quindi espulse dalla bocca in appositi recipienti, e quindi, pronte per l'uso.

Questa storia mi è arrivata direttamente da Ivano Fossati quando, ad un concerto di vari anni fa, ha introdotto la canzone "Ho visto Nina Volare", scritta insieme a Fabrizio De André.

E' stata una vera e propria Rivelazione. Lo stesso Fossati mi ha confessato di essere stato letteralmente rapito da quella terra e di avervi soggiornato a lungo, con Fabrizio, per alimentare il fiume di poesia portato da quegli enormi affluenti che sono le tradizioni orali di quel posto.

E' singolare e nello stesso tempo intuitivo come in questa leggenda siano reciprocamente intrecciate la vicenda religiosa, come il rito della comunione, insieme ad una pratica di accrescimento ancestrale, quale quella del pasto collettivo. E lo studio del comportamento dell' uomo spesso ci ha tramandato che, a tali "comunioni", prendono parte prevalentemente i soggetti che non presiedono alla difesa del territorio e che non vanno a caccia: le donne. Trattandosi poi di un rito molto importante per la sopravvivenza, sono le donne più anziane che ne assumono la piena responsabilità di svolgimento.

Ma fra i famosi "Sassi", gli adulti invecchiano e scompaiono, i giovani nascono e crescono, ed anche se gli individui cambiano tutti, mi piace immaginare questo convoglio di umanità rimanere insieme e uguale a se stesso, sotto il peso dei cunicoli di masse lente, su viottoli serpiginosi capaci di dar direzione agli uomini, agli asini, alle acque e agli spiriti…

E nelle grotte e intorno al fuoco che sembra accendere le danze degli spiriti dell'ombra, una bimba, rapita dal gioco delle fiammelle, guarda la nonna che

"…Mastica e sputa da una parte il miele

Mastica e sputa dall'altra la cera

Mastica e sputa prima che faccia neve…"

Questo il sogno reiterato, a poussées, quasi un refrain, delle mie notti sui Sassi, fra strade di cenere come un pianto asciutto, piatte ed ondulate, con andamento di fiume tra muri alti di calcio e balconate di tufo che tradiscono il vuoto.

Non c'è rumore che possa svegliarmi, né luce tenue che come collirio possa levigare le ferite dei muri stesi come lenzuola materne anche per un estraneo come me.

Di grotta in grotta sono un re forestiero sulla rupe dell'arnia, sono l'ape ceraiola della Gravina, fino al fondo dell'imbuto, dove il vento cade solo a spruzzi, sui cespugli di malerba bagnata.

Oltre il disordine del mondo sento il mio passo più sicuro dentro questo sogno.

Carlo Bonanni
(foto precedente)

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