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I numeri ( 'U nimm'r )

Aggiornato al 02/05/2009 alle ore 18:56
  1. Introduzione
  2. I numeri cardinali
  3. Le operazioni aritmetiche
  4. I numeri ordinali

Alcuni suoni, in dialetto, sono difficili da tradurre in scrittura e spesso l’interpretazione dipende dal tempo in cui in cui ci si trova, dal tipo di lavoro svolto, dal suo contesto sociale e anche culturale; inoltre, poichè il linguaggio parlato nel Sasso Caveoso era leggermente diverso da quello parlato nel Sasso Barisano, anche l'interpretazione di chi si cimenta a tradurre il dialetto in scrittura diventa difficoltoso.

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Aggiornato al 02/05/2009 alle ore 17:42

I numeri centomila, milioni e miliardi, certamente non si menzionavano minimamente all’epoca se non che per scherzo; nel seguente paragrafo sono stati comunque menzionati in quanto riguardano il nostro passato più prossimo.

I suoni emessi dalla pronuncia dei numeri in dialetto sono numerosi e di essi prenderemo in esame solo alcuni esempi.
La pronuncia delle vocali di un numero che inizia con "u" si legge in "ij": uno si potrebbe tradurre in scrittuta ijn, undici-ijncj; si potrebbe pertanto inserire, nel nostro dialetto, un’altra vocale (suono intermedio) che potrebbe essere interpretato come un suono misto tra una "o"  aperta, una mezza "i",  una "e" smorzata, una "u" stretta e una "a" appena accennata.

Così pure, quando la consonante del numero è  accompagnata dalla vocale "i", la pronuncia prende il suono della vocale seguente: per esempio cinque si legge ciung, cinquanta–cijnquont, cinquecento-cijngcjnt. A volte anche la vocale "e" che segue la consonante "c", prende il suono con  "ij" (i smorzata), ad esempio cento si legge cijnt, centomila-cijntmjl.
Il numero che inizia con "o" si può tradurre in scrittura "iu", come otto–iutt, ottanta-iuttont,  ottocento-iuttcijnt.

La pronuncia dei numeri che iniziano con la consonante, quando si fa la numerazione sequenziale, è effettuata con in suono semplice: esempio si potrebbe tradurre in scrittura due-d, tre in trà, sei-sà. Quando invece gli stessi numeri vengono inseriti in altro contesto verbale la vocale finale prende la coda in "ij", come due-dij, tre-traij, sei-saij.

 

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Aggiornato al 02/05/2009 alle ore 18:55

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Aggiornato al 02/05/2009 alle ore 18:31

Le operazioni aritmetiche venivano pronunciate con delle semplici parole e consonanti:

L’ADDIZIONE

l’addizione veniva pronunciata con “aggiungere”, inserendo il verbo mettere, aggiungere-mutt, oppure con "I", oppure "chiù".
Esempi:
-aggiungi a quattro cinque -  mutt a quott  ciung - acchucchij a quott ciung
-quattro più cinque - quott i ciung - quott chiù ciung

LA SOTTRAZIONE

La sottrazione veniva pronunciata inserendo il verbo togliereliv.
Esempio:
-nove  meno cinque – da  naiv liv ciung

LA DIVISIONE

La divisione veniva pronunciata inserendo il verbo spartire–sport.
Esempio:
nove diviso tre persone - naiv sport  a tre prsjn   

LA MOLTIPLICAZIONE

La moltiplicazione veniva pronunciata inserendo la preposizione per –p.
Cinque per cinque venticinque- ciung  p ciung  vntciung

Le operazioni aritmetiche però, nei tempi antichi, erano eseguite solo da poche persone, e cioè da coloro che erano riusciti a frequentare almeno i primi anni della scuola elementare, imparando a leggere e a scrivere, a fare i conti più semplici e a firmare.
La maggior parte della gente, anche se analfabeta o con pochi anni di scuola elementare, riusciva a fare i conti anche più complessi, cioè moltiplicazioni e divisioni, velocemente semplicemente usando delle guide a tabelle stampate su libricini, i cosiddetti prontuari (p.es.Prontuario dei conti fatti, Casa Editrice Bietti Milano 1951, figura sotto).
Di fronte alla vendita del grano, per esempio, o l’acquisto di altri prodotti usando la tabella si ottenevano risultati precisi.

Per  esempio, un contadino che aveva comprato o venduto 12 quintali di grano a 25 lire al quintale, eseguiva queste operazioni  immediatamente considerando nella pagina 12 per l'appunto il numero 25, in corrispondenza del quale vi è il numero 300 fianco del quale c’è il numero 300 che rappresenta la spesa o il guadagno; nel caso di acquisto o vendita a 25 centesimi, il risultato finale è di lire 3; nel caso di acquisto o vendita a lire 2,50 il risultato è di lire 30; nel caso di più prodotti bastava fare la somma totale tra le spese e i guadagni.

Un altro  esempio è quello di un contadino che aveva comprato o venduto 13 quintali di grano per un totale di lire 611. Volendo calcolare la spesa o il guadagno al quintale si considera nella pagina 13 il numero 611, alla sinistra del quale c’è il numero 47 che rappresenta la spesa o il guadagno al quintale.
Oggi questi conti farebbero ridere anche un bambino, ma a quei tempi i suddetti prontuari rappresentavano delle scorciatoie per   risolvere in breve le operazioni matematiche.

 

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Aggiornato al 02/05/2009 alle ore 18:44

Gli aggettivi numerali ordinali prendevano, come nella lingua italiana, il genere del sostantivo a cui si accompagnavano.

Esempio: 

           Maschile singolare                            Femminile singolare
 Il primo anno – 'u prijm ionn                  la prima pagina – la prijma pagijn
 Il secondo piano - 'u s'caund pien           la seconda volta - la s'caund vet
 Il terzo giro - 'u tarz gijr                         la terza classe – la tarza closs


          Maschile plurale                                Femminile plurale
 I primi anni – l prijm ionn                      le prime pagine – l prijm pogijn
 I secondi piani - l s'caund pien               le seconde volte - l s'caund vet
 I terzi giri - l tarz gier                            le terze classi – l tarz closs

 Quando un numero veniva accompagnato da un sostantivo, la fonetica dei numeri subiva un’abbreviazione e cioè:

    Maschile                                               Femminile
1 centesimo - 'n cjntasjm                       1 lira - 'na ljr
1 pallone - 'n pallaun                            1 giarla - 'na giorl
1 boccaccio - 'n buccoccij                        1 camicia - 'na cammjs
1 turacciolo - 'n fjljtjr                              1 tavola - 'na tovl
1 libro - 'n lubr                                      1 penna - 'na pann
1 gallo - 'n uod                                     1 gallina - 'na iaddjn
                                      plurale
2 centesimi - du cjntasjm                       2 lire - do ljr
2 palloni - du pallijn                              2 giarle - do giorl
2 boccacci - du buccoccij                         2 camicie - do cammjs
2 turaccioli - du fjljter                             2 tavole - do tovl
2 libro - du lubr                                     2 penne - do pan
2 galli - du uod                                     2 galline - do iaddjn

Il termine "do" era usato anche per definire una quantità indefinita.

Per esempio: ho cucinato delle lenticchie - i chcijnet do lntacchij
                    ho tagliato delle tavole – i tagghiet do tovl
                    ho cucito delle camicie – i chsjt do cammjs

3 centesimi - trà cjntasjm                       3 lire - tre ljr                    
3 palloni - trà  pallijn                             3 giarle - tre giorl
3 boccacci - trà buccoccij                         3 camicie - tre cammjs
3 turaccioli - trà fjljtaur                           3 tavole - tre tovl
3 libro - trà lubr                                     3 penne - tre pan
3 galli - trà uod                                     3 galline - tre iaddjn

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