
I Sassi,
Chiesa di San Francesco di Paola
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La Chiesa di San Francesco di Paola è situata nel centro storico della città di Matera e in essa ha sede l’omonima Arciconfraternita, sotto la guida spirituale del Rettore Don Antonio Tortorelli dal 1948; Don Antonio nel 1974 ha pubblicato una monografia di incentrata sulla chiesa stessa, arricchita e migliorata in occasione del 5° Centenario del Beato Transito del Santo Paolano 1507-2007. Da tale opera si apprende che i lavori per la costruzione della Chiesa iniziarono nel 1774 (particolare visibile nell’incisione nel tufo sul portale d’ingresso) e finirono qualche anno dopo. Dal 1960 la chiesa è sede della Congregazione laicale, funzionante all’inizio presso la Chiesa Rupestre Santa Maria de Armenis situata nel Sasso Caveoso.
San Francesco nacque a Paola, in Calabria, il 27 marzo 1416, dopo un lungo periodo in cui i genitori non riuscivano ad avere figli. Alla nascita fu dato il nome di Francesco, in seguito ad un voto fatto dai genitori a San Francesco d’Assisi. Durante i suoi primi anni di vita Francesco si ammalò, rischiando anche di perdere un occhio per una grave infezione; fu accolto nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori. In gioventù Francesco seguiva gli altri frati nella preghiera, nella meditazione e nella vita fatta di sacrificio. Ritornato a Paola, si ritirò nelle campagne del padre a continuare la meditazione costruendo una cella; successivamente fu seguito da altri giovani che vollero imitare il suo esempio, e decise così di fondare il Convento nel 1452. La sua parola, le sue gesta si diffusero in tutto il meridione approdando in Sicilia, in Basilicata, in Campania dove fondò ovunque Conventi e divulgò l’Ordine dei Frati Minimi. Fu chiamato anche in Francia per salvare il Re Luigi XI da una grave malattia; qui vi rimase, fondando altri conventi e rafforzando la Regole dell’ Ordine dei Minimi: il 1° che riguardava i frati, il 2° le monache di clausura e il 3° i laici. Morì il 2 Aprile 1507 a Plessis les Tour, nei pressi di Tour, a 91 anni. Nel 1513 Papa Leone X lo proclamò Beato e nel 1519 lo canonizzò. In seguito fu proclamato Santo Protettore della gente di mare. Si attribuisce al Santo la devozione alla Pia Pratica dei Tredici Venerdì Consecutivi. La devozione al Santo giunse a Matera attraverso l’opera missionaria dei Frati Minimi e, un gruppo di fedeli decise di costituire la prima aggregazione dei laici, al fine di promuovere maggiormente il culto al Santo.| Tweet |

1. La Confraternita
La Chiesa fu costruita in varie fasi proprio a causa della mancanza di fondi e grazie alla tenacia della Confraternita, che si era eretta da detta Congregazione, che riuscì a trovare altri fondi per il completamento della costruzione.
La Congregazione di San Francesco di Paola risale al 1600, con sede nella Cappella di Santa Maria de Armenis situata nel Sasso Caveoso, dietro il Convitto Nazionale (che i materani indicavano come la chiesa di San Francesco di Paola Vecchio), ed era composta da bottegai, artigiani e braccianti. Successivamente vi parteciparono anche nobili della città come: Firrao, Malvezzi, Gattini, De Miccolis, Sorrentino e Venusio.
L’aggregazione alla Confraternita avveniva per votazione segreta su domanda dell’interessato il quale, prima della definitiva accettazione tenuta segreta con grande riservo, era controllato per 13 venerdì consecutivi nei quali doveva partecipare alle funzioni rimanendo in ginocchio davanti all’altare.

La regola che si erano imposti i membri della confraternita era la seguente: ogni venerdì i candidati dovevano intervenire presso la Chiesa di San Francesco a recitare il Rosario e le Litanie per i defunti in abito caratteristico. L’abito (figura a sinistra) era costituito da un camice bianco con Pazienza (foto a destra), sul quale era affisso il simbolo della carità, laccio color marrone, cappuccio bianco e Corona del Rosario.Successivamente la pazienza fu dotata di lame d’oro come distintivo per i tre superiori, e la canna d’India con laccio con pomo di argento solo ad uso del Priore.
L’iscrizione alla Confraternita di San Francesco da Paola aveva anche come scopo il suffragio assicurato dopo la morte, con lasciti in danaro o in natura (ad esempio i pastori lasciavano le proprie pecore e vacche che quindi fungevano quasi da sacrificio per un'opera di beneficenza). L’usanza voleva anche che i proprietari che donavano somme annuali erano temporanei proprietari delle pecore (senza quindi alcun costo) della Cappella, che servivano per aprire le processioni al Santo ricoperte di manti.
In definitiva la partecipazione alla Confraternita era vissuta per l’esercizio del Culto Divino, nelle opere di carità, di beneficenza, di assistenza e di cooperazione economica.
Fece anche parte della confraternità il pittore Vito Antonio Conversi, il quale divenne priore e, su ordinazione della famiglia Moro, dipinse una tela che raffigura l’episodio del bruciamento delle spoglie di San Francesco di Paola da parte degli Ugonotti nel 1755. Anche l'artigiano, intagliatore e modellatore di terracotta, Pasquale Calabrese (1855-1927) entrò nella Confraternita, di cui divenne dirigente. Fu autore della Statua in terracotta del Santo, dell’Altare Maggiore della Chiesa (foto a sinistra) e della Statua di Venerazione posta nella nicchia dietro l’altare.

2. La Chiesa
La facciata anteriore della Chiesa è divisa in due parti da un cornicione (come è ben visibile dalla foto). La parte inferiore presenta il portone di ingresso, ricostruito in legno castagno nel dopo guerra perché diventato fatiscente, disegnato dall’architetto Emanuele Plasmati e dall’ebanista Damiano Schiuma, e la balaustra, anch'essa ricostruita in marmo di Trani. La parte superiore presenta una grossa finestra, con la dicitura "CARITAS" che dà luce alla chiesa, e una nicchia che ospita la statua di San Francesco di Paola.

Nel lato sinistro della Chiesa vi è il campanile con due campane al quale si accede dalla parte interna con una scala a chiocciola. Nella parte superiore e laterale della Chiesa ci sono quattro vetrate artistiche che raffigurano e raccontano alcuni episodi della vita del Santo e alcuni miracoli. Seguendo il verso entrante in chiesa ecco con ordine i temi delle vetrate: la prima a sinistra raffigura la pacificazione di due fratelli dopo la contesa di un albero, la seconda a sinistra rappresenta il Santo in orazione nella grotta.
Nella prima vetrata a destra figura San Francesco che fa rivivere, davanti al Re, i pesci cotti rimettendoli in un vaso d’acqua, mentre nella seconda (a destra) vi è la rappresentazione del Santo che riceve il S. Viatico.Il cupolone, a sinistra, presenta una vetrata artistica raffigurante il miracolo del richiamo in vita dell’agnello Martinello, mentre sulla destra vi è il simbolo dell’Ordine Caritas presentato al Santo dall’Arcangelo san Michele.



3. La Cappella del Santo
Lateralmente la Chiesa presenta la Cappella dove è posta in venerazione la statua del Santo in terracotta, eseguita dall’artista Pasquale Calabrese nel 1884, e dalla parte posteriore comunica con la Sagrestia. Ai piedi della statua sono esposte le Reliquie del Santo che l’Arci Confraternita ottenne fin al 1721. La parte che circonda la nicchia è abbellita con pannelli di marmo dogati in Caldia e Rosso Bilbao; mentre la volta è arricchita da stucchi artistici decoratici.

4. L'interno della Chiesa

La Chiesa è costituita da una navata e quattro vani ad arco, su cui sono costruiti quattro altari, e infine comprende una cupola semisferica.
Sul lato sinistro della chiesa il primo altare presenta la statua in legno di San Michele Arcangelo (foto a sinistra), rifinita nel 1895 da scultori di scuola napoletana; la tela del secondo altare è dedicata a Santa Teresa d’Avila in mistica contemplazione davanti al Crocifisso (foto a destra), eseguita nel 1813 dal pittore Saverio Calò. Sotto detto dipinto è esposto il simulacro di S. Restituito Martire (foto in basso), nella cui urna sono racchiuse le Sacre Reliquie autenticate con documento del 22 Aprile 1845, donate da Maria Bronzini Greco nel 1934.

Sul lato destro della chiesa, il primo altare presenta la statua lignea di Maria SS. Addolorata eseguita nel 1866, mentre il secondo presenta una tela che raffigura Maria SS. Immacolata dipinta nel 1776 da Bonamassa. Il lato destro termina con il pulpito confessionale ordinato e donato per devozione del Padre Correttore Felice Ruoppoli ed eseguito da Pasquale Calabrese nel 1896.
Nel pannello centrale è intagliata una rosa di forma circolare divisa in dodici sezioni in cui sono incise dodici virtù: pietà, fervore, amore, umiltà, carità, pace, zelo, fede, gioia, purità, forza e ordine.
All’ingresso, nella parte superiore, c’e l’organo acquistato nel 1966 che sostituì quello vecchio infracidito acquistato nel 1785. Attualmente tale strumento musicale serve al gruppo Schola Cantorum diretto attualmente dal prof. Franco Dimatteo.
In corrispondenza della cupola vi è l’altare maggiore in marmo che occupa la parte centrale e, sulla parte posteriore della facciata, presenta una nicchia dove è alloggiata la statua del Santo in legno con mandato da parte dell’Assemblea a Pasquale Calabrese per la sostituzione della precedente, infracidita per l'umidità nel 1884.
La parte inferiore di detta parete comunica con la Sagrestia e, lateralmente, ci sono gli stalli in legno per il coro acquistati dal Monastero dell’Annunziata, ormai soppresso nel 1867.
Sulla porta di sinistra è presente una tela ovale raffigurante l’Annunciazione di Maria Vergine e, sul lato opposto, vi è un’altra tela ovale raffigurante S. Anna, S. Gioacchino e Maria col Bambino, commissionate entrambe a devozione del Confraterno di quell’epoca Adago, risalenti alla seconda metà del ‘700.
Ai quattro angoli della cupola sono riprodotti i quattro simboli dei Santi Evangelisti e, nelle lunette, sono dipinti gli angeli; nella lunetta sovrastante l’Altare Maggiore vi è invece un affreso raffigurante la Vergine Immacolata con ai piedi Sant’Anna e San Gioacchino, dipinti eseguiti dall’artista materano Francesco D’Antona nel 1894.
La semicirconferenza è abbellita da sei pitture, a forte tempera, eseguite dal prof Salvatore Cozzolino della Regia Accademia delle Belle Arti di Napoli, deliberate nel 1930 dall’Assemblea della Confraternita il cui Rettore era il can. Vito Vizziello e il Priore Francesco Di Marzio.
La tematica degli affreschi riguarda la vita e le opere di San Francesco di Paola ed appunto a sinistra della semicirconferenza: il primo riproduce San Francesco che edifica Monasteri e guarisce gli ammalati; il secondo a seguire rappresenta il miracolo ottenuto dal Santo per la comparsa dell’acqua fatta scaturire dalla roccia con il tocco del suo bastone; il terzo rappresenta il passaggio miracoloso dello stretto di Messina. Sulla destra invece della semicirconferenza: nel primo figura restituzione alla vita del nipotino morto; il secondo rappresenta la visita del Santo al lazzaretto e la guarigione degli appestati; il terzo raffigura il miracolo del sangue fatto schizzare dalle monete davanti al Re Aragonese.
Contemporaneamente al rifacimento della statua in legno da parte di Pasquale Calabrese, fu necessario arricchire la Chiesa anche con i lampadari in cristallo forniti dalla ditta Salomone Grohamann di Napoli.
Il Tempio e l’Altare furono consacrati dall’Arcivescovo Francesco Zunica il 29 Settembre 1795, e tale avvenimento è ricordato con una scritta posta sull’acquasantiera.

5. La Sagrestia
Nella Sagrestia, e negli altri spazi della Chiesa, sono presenti Statue di Regina Mundi con Bambino (foto a sinistra) e con lo scettro in mano proveniente dalla Cappella gentilizia dei Malvezzi, di autore ignoto, e una Crocifissione, fatta eseguire da Giuseppe Felice Lo Savio nella seconda metà del ‘700 (foto a destra).

Sono presenti altre tele raffiguranti San Francesco di Paola eseguite nel XIX secolo di autori sconosciuti.
La Comunità materana ha sempre onorato la devozione a San Francesco di Paola, tanto che la Chiesa Santuario a Lui dedicata ha una affluenza di fedeli numerosa. La bellissima Chiesa offre nella sua struttura estetica, artistica e religiosa tutti i modelli che il Santo ci ha lasciato (ad esempio nella professione della fede).
Il suo modello, scolpito nelle statue, sulle vetrate, sulle tele, e negli affreschi, dimostrano quanto il sacrificio e la preghiera aiutino l’uomo nella ricerca dei valori cristiani.
La Chiesa Santuario è il posto ideale per una meditazione e riflessione sui veri contenuti della vita fondati sulla carità e sull’umiltà.

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