Articoli:
1- La macellazione del maiale
2- Le matinate
3- Il Carnevale degli anni '80
4- Le specialità  di Carnevale
5- Testo de "Cupa Cupa" - Gruppo Folk Matera
6- Testo de "L'allegro Carnevale" - Giuseppe Ruscigno
7- Testo de "Cupa Cupa" - Giuseppe Persia detto " 'u mattnete"
Introduzione:
La fine del periodo natalizio dà avvio alla festa del Carnevale (" 'u cuar'n'vèl"); ed è proprio il 17 di Gennaio, festa di Sant’ Antonio Abate, che si avverte il primo sentore di aria carnevalesca. Si diceva infatti "a Sant’Antun moschijr i sun" - con Sant’Antonio maschere e suoni”.
La festa a Matera si svolgeva nel Sasso Barisano, vicino la Chiesa di Sant’Antonio Abate, una chiesetta piccola ma di grande fervore religioso. In questo periodo, e con il freddo invernale secco di tramontana, i contadini erano soliti ammazzare "u purch" - il maiale. Questo animale rappresentava la ricchezza della povera gente in quanto del maiale non si buttava mai niente, anzi, ogni sua parte veniva utilizzata per preparare le specialità più varie.

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Testo de: 1. Cupa Cupa - Gruppo Folk Matera 2. L'allegro Carnevale - Beppe Ruscigno 3. Cupa Cupa - Giuseppe Persia
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Erano in molti quelli che allevavano i maiali "o cuasidd" (nelle case di campagna), e questi preferivano macellare lo stesso animale proprio in campagna. Molti erano anche coloro che allevavano animali nelle proprie abitazioni nei Sassi, e questi animali, tra cui anche maiali, nel "lamiaun" (lamione) erano separati dal resto della casa semplicemente da un telo.
I maiali venivano alimentati con gli avanzi di cucina, oltre che con le ghiande che venivano raccolte dalle campagne o boschi di quercia e di granturco. L’animale veniva ucciso "a trucco" tramite una imboscata fatta da amici e parenti, che cercavano di ingannarlo. Il maiale si accorgeva che attorno a se si avvicinava il pericolo, perché era tanta la confusione che si creava, fatta di risate e scherzi, e emetteva il grugnito che somigliava ad un lamento, che si confondeva con un pianto "d' accidmjnt" (di morte).
Quando tutto era pronto, "' 'u tovl" (il tavolo), " 'u crteddr" (i coltelli), " 'u vacijarl" (le bacinelle), il maiale veniva bloccato, trascinato sul tavolo e infilzato alla gola. L’agonia non durava che una manciata di minuti e una volta finita si procedeva al completamento dell’opera, che consisteva nella raccolta del sangue, nella rimozione degli rgani e delle interiora.
Il maiale veniva diviso a metà, gli venivano rimosse le setole, e quindi tutto lo strato superficiale della cute; successivamente si procedeva nella selezione dei vari pezzi. Tutto era sfruttato bene, infatti: " 'u pjl du purch" (le setole), servivano per fare i pennelli, "l’andrem" (le budella), venivano riempite di carne tritata grossa per farne le salciccie, " 'u zampaun" (la zampa), veniva cucinata con i legumi, " 'u lord du purch" (il lardo), utilizzato per insaporire il sugo oppure trasformato in sapone (facendolo bollire con la soda caustica), o ancora usato per ingrassare gli scarponi di cuoio, i lacci, le funi al fine di conferire loro resistenza, "la vntrasch" (la ventresca, la pancetta), che veniva salata, pepata e affumicata e destinata alla consumazione.
"La salzuzz" (la salciccia), " 'u salèm" (il salame), "la s'bbrssèt" (la soppressata), " 'u prsitt" (il prosciutto), generalmente venivano appese in luogo asciutto e fresco, che di solito coincideva con le volte alte arcuate, in quei lamioni di altezza considerevole per evitare che i gatti potessero festeggiare prima di tutti gli altri.
" 'U scurz du purch" (lo strato cutaneo) veniva usato nel sugo per darne il sapore. Spesso, oltre alla essiccatura naturale, i salumi ricavati, legati dallo spago, venivano affumicati dal fumo ottenuto facendo bruciare le frasche di piante profumate tra cui alloro o rosmarino.
Infine la testa del maiale veniva cotta sulla brace con il caratteristico limone in bocca.

Il rituale dell'uccisione e della lavorazione delle varie parti del maiale durava diversi giorni, perchè richiedeva molto impegno. Di solito l’uccisione del maiale avveniva al calare della sera, quando i contadini tornavano dalle campagne.
Quando la selezione delle varie parti del maiale era stata completata, incominciava la festa. Si cenava, si beveva vino e si cantava, accompagnati da orchestrine improvvisate che intonavano canti tipici dell’ambiente contadino e che stimolavano l’allegria, cancellando momentaneamente i problemi legati alla miseria e al duro lavoro.
Spesso i vicinati vivevano questi momenti come una festa comune, ricambiandosi vicendevolmente la visita.
Dal giorno successivo l'uccisione del maiale venivano eseguite le "Matinate", feste che amici e parenti preparavano a coloro che avevano ucciso il maiale e prodotto i salumi; si presentavano quindi in comitiva dalla famiglia interessata con l’orchestrina improvvisata composta da strumenti come la "Cupa cupa" (strumento tipico materano composto da un recipiente, di solito in terracotta, con un foro centrale nel quale passava una canna appoggiata con una membrana), "la irjanett" (la fisarmonica), "la catorr" (la chitarra), " 'u mandlljn" (il mandolino) e " 'u tambrrjdd" (il tamburello), e si suonavano e ballavano canti materani.
Facevano parte della compagnia anche coloro che erano bravi a rimare le frasi per stimolare il buon umore e l’allegria. Brindisi a volontà si susseguivano per una festa davvero unica.
Una volta composto il gruppetto, ci si organizzava e ci si recava a casa della famiglia interessata. Si bussava, e, quando veniva aperta la porta, iniziava la festa con i canti e i versi in rima. Il padrone di casa invitava tutta la compagnia ad entrare per bere un bicchiere di vino (uno almeno in partenza) e per far assaggiare i prodotti derivati dal maiale appena ucciso.
La famiglia che aveva compiuto il rituale dell'uccisione del maiale si aspettava "la matinata", e quindi in un certo senso si preparava per la festa che sarebbe finita alle prime ore del mattino (da qui il nome "matinata"), quando iniziava un nuovo giorno di lavoro. La festa si chiudeva sempre con lo stesso auspicio: festeggiare a breve un'altra matinata a casa di un altro amico o parente.
Oggi i bambini si divertono a lanciarsi coriandoli e fettucce colorate durante il periodo di carnevale, ma in passato ciò avveniva solamente di rado (e solo verso gli ultimi giorni di carnevale), per giunta in maniera esigua.
Si potevano osservare mascherine fatte a mano e costumi improvvisati, bambini vestiti e truccati da nonni, ragazze che indossavano sciarpe e copertine di seta di grande fantasia che appartenevano alla mamma o alla nonna.
Ogni tanto si facevano dei piccoli scherzetti, perché come dice il detto "A Cuar'n'vèl ogni scherz vèl" (a carnevale ogni scherzo vale), senza mai uscire dalle regole di convivenza civile.
Di tanto in tanto si sentivano, nei vicinati, nelle serate fredde d’inverno, allegre suonate e canti che intonavano le storie di campagna e vicissitudini di donne e uomini materani. Si davano festicciole nei pressi delle case a suon di "tarantell" (tarantella), "quadruglij" (quadriglia) e di "puzzch puzzch" (pizzica). In questo contesto era anche sovente vedere i giovani portare la "s'rnèt" (la seranata) verso le ragazze per strappare una promessa di fidanzamento e/o di matrimonio.

Il Carnevale a Matera, tra il 1980 e 1990, ebbe un successo strepitoso in quanto fu coinvolta tutta la popolazione, sia Materana che dei paesi limitrofi. Grazie allo sforzo degli organizzatori, la Città dei Sassi, in quel periodo, offriva uno spettacolo che forse mai aveva offerto.
La fece da padrona la televisione locale TRM (Radiotelevisione del Mezzogiorno) che, oltre a pubblicizzarne l’avvenimento, era mediatrice tra gli organizzatori e i cittadini (di tutte le fasce di età), i quali mostravano entusiasmo per l'ottima riuscita dell'iniziativa. La piazza era gremita di gente, sfilavano sia carri allegorici che gruppi organizzati e mascherati. Coriandoli, stelle filanti e trombette riempivano la città in un contesto allegro e festoso; erano coinvolte intere famiglie con bambini, ed era veramente una bella festa che dava anche e soprattutto quel contributo di allegria sia agli anziani sia ai malati, che erano spesso impossibilitati a partecipare.
Il Carnevale era l’oggetto della discussione, e la televisione locale portava un pizzico di allegria in ogni casa, o negli ambulatori dell'ospedale. Dai bambini agli anziani, quindi, seguivano la fitta scaletta presentava, dal vivo o in tv; almeno in questa circostanza, il carnevale serviva per dimenticare, seppur per qualche minuto o per brevi attimi, i problemi personali.
Dopo qualche anno in cui la sua organizzazione andava collaudandosi, il Carnevale a Matera raggiunse il top nelle sue rappresentazioni, soprattutto nei rioni Sassi ma anche negli allestimenti nei diversi vicinati di spettacoli variopinti con artisti di strada, cantanti di musica leggera e folk e teatrini improvvisati.
La sceneggiatura nei Sassi trasformava l’incantesimo di vecchie case diroccate in piattaforme vive; si era cercato di rispolverare la vita del nostro passato in tono allegro e scherzoso. Tutto era splendido e curato nei minimi particolari; è un vero peccato che questa iniziativa è svanita nel vuoto; tutti noi non possiamo che augurarci, magari in un futuro non troppo lontano, un ritorno del bel Carnevale nei Sassi.

Durante il periodo di carnevale si era soliti preparare le leccornie caratteristiche di questo periodo:
" 'u chiocchjr" (le chiacchiere), " 'u sanguinoccij" (il sanguinaggio), " 'u sfrutt du purch" (le frattaglie del maiale fritto), " 'u calzjn" (i calzoni)." 'U chiocchjr": Le chiacchiere sono dolci molto friabili, fritti oppure cotti al forno e cosparsi di zucchero a velo. Sono caratteristici e tipici del periodo di carnevale, e hanno un'antichissima tradizione in quanto pe la preparazione veniva utilizzato lo strutto di maiale.
" 'U sanguinoccij": Il sanguinaccio era il dolce che si otteneva lavorando il sangue del maiale, non ancora coagulato, con il latte, lo zucchero, la cioccolato fondente a scaglie, uva sultanina, la cannella, i chiodi di garofano, la buccia di arancia o limone e le noci e mandorle a pezzi; per allungarlo in quantità si aggiungeva la mollica di pane e qualche biscotto sbriciolato.
Sovente, nei in passato, i contadini conservavano il sanguinaccio, un pò più liquido, nelle budella dello stesso maiale, e, una volta riempita una sacca, veniva cucita e cotta in una pentola d’acqua fino all’inizio della bollitura. In seguito veniva rimossa dalla pentola e fatta raffreddare. Tutto ciò era la delizia dei bambini, soprattutto se spalmato su una fetta di pane.
" 'U sfrutt du purch" (le frattaglie del maiale fritto): Veniva cucinato quando si ammazzava il maiale e durante tutto il periodo di carnevale. Questo piatto era composto da pezzi di organi del maiale: cuore, polmoni, fegato e reni, che venivano spezzettati, cotti e fritti in padella con le foglie di alloro.
In alcuni paesi della provincia di Matera si usava arrostire sui carboni il fegato del maiale a fette sottili con qualche foglia di alloro. Una volta pronto, il tutto veniva mangiato accompagnato da una insalata di arance a fette condite con olio, zucchero o sale, e pepe.
" 'U calzijn ch la r'chett" (i calzoni con la ricotta): era il tipico primo piatto preparato nel periodo di carnevale, soprattutto il giovedì grasso e il martedì grasso.
Le mamme e le nonne incominciavano dal mattino presto a impastare la farina per preparare la pasta fresca fatta in casa. Pronto l’impasto, questo veniva steso sul "tavljr" (tavoliere) con " 'u laianer" (il matterello), in maniera da ottenere una sfoglia sottile di pasta. A parte veniva mescolata la ricotta con lo zucchero e cannella, e veniva distribuita a mucchietti sulla sfoglia. Il lembo della sfoglia veniva ribaltato sui vari mucchietti di ricotta e quindi con " 'u bjcchjr" (il bicchiere) si procedeva nel tagliare le forme a mezza luna che prendevano il nome di calzoni. Questi venivano pressati sui lembi con le dita per ottenere una chiusura perfetta, quindi venivano bolliti in acqua salata e conditi con ragù di maiale.

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La cupa cupa Mo so binutê e mo sond'arrivatê mo so binutê e mo sond'arrivatê chess'ià la voscia ci la canêscita chess'ià la voscia ci la canêscita. Prêmê dê candeiê mê cerca dê scuseiê prêmê dê candeiê mê cerca dê scuseiê ch'angorê li fott anguna mangonzê ch'angorê li fott anguna mangonzê. E la mangonzê na fe nata ... uemê la mangonzê na fe nata ... stetê a parleiê i mê fascêtê sêbbagliè stetê a parleiê i mê fascêtê sêbbagliè. Iê so binutê da lundana via iê so binutê da lundana via pê rêvêriê a vosta signuria pê rêvêriê a vosta signuria. ecc.. ecc.. |
La cupa cupa Mo son venuto e mo sono arrivato mo son venuto e mo sono arrivato questa è la voce se la conoscete questa è la voce se la conoscete. Prima di cantare cerco di scusarmi prima di cantare cerco di scusarmi ancora l'ho fatta qualche mancanza ancora l'ho fatta qualche mancanza. E la mancanza .... e la mancanza ..... state parlando e mi fate sbagliare state parlando e mi fate sbagliare. Io son venuto da lontana via io son venuto da lontana via per riverire a vostra signoria per riverire a vostra signoria. ecc.. ecc.. |
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| L'allegro carnevale Tutt l’onn quon arrjv Sant’Antun accmmenz cuarnvel, maschjr i sun. Ogni ijn giè s’aggist caum n trun, cj s vest da pagliuoccj e cj all’abbun. O crjstien lor van la manjr, vonn acchion ch l’antann l’allegrij, i ti iess 'na scherzèr mjnz o vij, i ch'ntent lor van la paccij. 2 RIT: Quanta prjscj n fascjm a cuarnvel, Tutt quont ad abballè iund o piazzel, Ch na moschjr, 'na parrich e 'u stivel La trjstazz la ma scjttè iund o cuanel. Pu crjstien quon arrjv 'u cuarnvel, iè 'na festa do ogni scarza vel, cj s mongj la cialled senza sèl, cj sabbischj 'na bullet p rièl Tutt ………. ca nan monghn 'u pazziet, tutt allegr ca s foscjn dò rjset. abballonn s'n vaun all’adunet, P fe rmanij la gent abbazie. 2 RIT Chiu d'ijn vè cjrcon n’taffaret, 'u chstjm ca so best a maschiaret, s'n vè la carovèn a la parèt, i la gent tutt quont a la sfjlet. Pir chur ca stan mbrjs fra d lar, sa'r bjd tutt 'nnzem a car a car, s prporjn a la fest ogni sàr, p gij a Raum 'u marjt ch la migghiar. 2 RIT |
L'allegro carnevale Tutti gli anni quando arriva S. Antonio (Carnevale) incomincia il carnevale, maschere e suoni. Ognuno si veste come gli pare, chi si veste da pagliaccio e chi è "alla buona". Alla gente loro viene la mania, cercano con l’antenna l’allegria, ed esce una scherzata per le strade, e contenti loro viene la frenesia. 2 RIT: Quanta gioia facciamo a carnevale, tutti a ballare in piazza, con una maschera, una parrucca e gli stivali, La tristezza la buttiamo nel canale. Per la gente quando arriva il carnevale, è la festa dove ogni scherzo vale, chi mangia la cialledda senza sale, chi riceve una bolletta per regalo. Tutti………che non mancano gli scherzi, tutti allegri che si fanno delle risate. ballando se ne vanno all’incontro, per far rimanere la gente allocchita. 2 RIT Più di uno cerca il da fare, il vestito per vestirsi a maschera, se ne va la carovana alla parata, e la gente tutti alla sfilata. Anche coloro che sono in lite fra loro, poi li vedi tutti insieme "a cuore a cuore", si preparano alla festa ogni sera, per andare a Roma il marito con la moglie. 2 RIT |

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La cupa cupa 1 Me so bênitê i me sond'arriveti i me so bênitê i me sond'arrivatê, salita a quanda gende eggi truvatê saluti a quanda gende egghi truvatê ........................................... a tutt quond a lu paiêsê me. L'egghiê sapitê i ca la fatt u purchê l'egghiê sapitê i ca la fatt u purchê, la patêronê i na me la fè lu miss turtê la patêronê i na me la fè lu miss turtê. ........................................... a tutt quond a lu paiêsê me. La cupa meiê iè tanda chêndêgnausi i la cupa meiê iè tanda chêndêgnausi, nan zê nê vè cê na la dè na causê nan zê nê vè cê na la dè na causê ........................................... a tutt quond a lu paiêsê me. ecc.. ecc.. |
La cupa cupa 1 Mo son venuto e mo sono arrivato mo son venuto e mo sono arrivato, saluti a quanta gente ho trovato saluti a quanta gente ho trovato. ............................................ a tutti quanti al mio paese L'ho saputo che hai ucciso il porco ho saputo che hai ucciso il porco, la padrona non fare il muso storto la padrona non fare il muso storto. ............................................ a tutti quanti al mio paese La cupa mia è tanta contegnosa la cupa mia è tanta contegnosa, non se ne va se non le dai una cosa non se ne va se non le dai una cosa. ............................................ a tutti quanti al mio paese ecc.. ecc.. |
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Beffata nel finale l'F.C. Matera che perde a Lamezia per 1 a 0 con il gol di De Luca al 93°.
Alla Bawer Matera il Memorial "Orlando Leone" che batte in finale la Publisys Potenza per 84 a 80.
Procede nel migliore dei modi la vendira di abbonamenti per la nuova stagione. Superate le 200 tessere!
Vittoria per 16 a 2 in amichevole contro il Bernalda. Intanto firmano altri 5 ragazzi.
Chiuso l'accordo con Davide Santeramo, giovane attaccante materano che torna a Matera dopo due stagioni nel Seregno.
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