Articoli:
1- Storia di Sant'Agostino e del complesso conventuale
2- Descrizione della chiesa
Introduzione:
Desideriamo ringraziare vivamente Don Vito Andrisani per il materiale che ci ha fornito.
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Camminando lungo Via Madonna delle Virtù, la strada che si affaccia su quell'enorme precipizio che culmina con il torrente Gravina, ai piedi dei Sassi, è possibile intravedere da lontano, tra alberelli e cespugli, situata su di una roccia a picco, una chiesa in tufo con un piccolo campanile (figura a sinistra).
A primo impatto l'antica costruzione induce a qualche domanda: a chi è dedicata? Quale è il suo periodo di costruzione? Come è allestita all’interno? Ma sopratutto, qual'è la fede che spinge i fedeli a frequentarla? Sarà una delle tante costruzioni abbandonate della zona?

Proseguendo si arriva alla curva di Via Madonna delle Virtù, e lo sguardo è attratto sempre più da quella chiesa ora dai tratti più nitidi. E' possibile ammirarla in tutti i suoi colori, le sue statue, i suoi cornicioni e le travi.

Dopo aver camminato per Vicolo Sant'Agostino, ci si trova davanti la facciata anteriore della chiesa. Scendendo le scale che portano all'ingresso lo sguardo è ancora rapito dai lineamenti barocchi della costruzione.
E’ il parroco, Don Vito Andrisani, a spiegarci la storia di questa chiesa, facendo riferimento anche agli scritti di M. Morelli e A. Altavilla. Nella parte inferiore della facciata, posta sopra la porta vi è una piccola nicchia che accoglie la statua di Sant'Agostino (vescovo e dottore della chiesa), a cui la chiesa è dedicata.
Il Santo, secondo l’iconografia tradizionale, è rappresentato con una lunga barba e con il volto scarnito. E' vestito di un ampio manto e, con la mitra decorata sul capo, regge con la mano sinistra la Chiesa.
Sant'Agostino nacque a Tagaste, in Africa, il 13 Novembre 354 da una famiglia africana di classe media e di cultura e lingua romana. Primogenito di tre figli, fu avviato
dal padre alla educazione cristiana benché fosse pagano. Gli studi furono compiuti tra Tegaste e Cartagine e, successivamente, andò a Roma dove fu colpito da una grave malattia. Successivamente si trasferì a Milano e lì incontrò il Vescovo Ambrogio; si convertì nel 386 e ricevette il battesimo nel 387. Poi ritornò in Africa e fondò una piccola comunità monastica.
Nel 391 venne consacrato sacerdote a Ippona per acclamazione popolare e nel 397 venne nominato Vescovo di Ippona. Il suo fu grande compito di difesa dei deboli e fortificazione della fede, nutrendola e predicandola con la catechesi, sollecitando lui stesso allo studio ed alla elaborazione della dottrina.
E’ considerato Patrono dei teologi e dei tipografi per le sue innumerevoli costruzioni teologiche in opere tra cui Le Confessioni, La Trinità e La Città di Dio.
Morì il 28 agosto del 430 e le spoglie, prima poste a Cagliari, si trovano ora a Pavia nella Basilica di S.Pietro Ciel D’oro.

Lateralmente alla Chiesa è annesso il convento costruito dai monaci dell’ordine degli Eremitani di Sant’Agostino nel 1592, e la chiesa di Santa Maria delle Grazie edificata nel 1594.
I Padri Agostiniani demolirono la chiesa dall’Ipogeo antico dedicato a San Guglielmo da Vicenza risalente all’XI secolo. Un terremoto nel 1734 danneggiò la chiesa di Santa Maria delle Grazie, la quale fu ristrutturata nel 1747.
Il convento divenne la sede del Capitolo Generale dell’ordine e subì nel corso dei secoli varie destinazioni, fino al 1866 quando fu soppressa definitivamente fino a diventare caserma militare. Nel 1903 fu trasferita la sede della parrocchia di San Pietro Barisano. Nel 1937 fu destinata a Casa di Accoglienza per Anziani.
Oggi è sede delle soprintendenze ai beni artistici, storici e per i beni ambientali/architettonici della Basilicata.


San Guglielmo da Vercelli nacque nel 1085 e giunse a Matera per incontrare San Giovanni (da Matera), monaco Benedettino. Si rifugiò nei pressi del torrente Gravina per svolgere la sua missione di Apostolo di Cristo, prima di partire per la Terra Santa. La sua sistemazione consisteva in una grotta scavata nel tufo. Successivamente quella grotta fu ritenuta dagli abitanti "luogo sacro", e a lui fu dedicata nel XII secolo come "Cripta di San Guglielmo".

Le pareti della cripta presentano affreschi di origine bizantina e altri di origine intorno al 1600, come "La Crocifissione", "La Madonna col Bambino" (foto su) e la "Trinità".

In chiesa, nella navata centrale, c’è un altare maggiore e, in ciascuna delle navate laterali, ci sono tre altari. Sull’altare centrale c’è un crocifisso in legno dipinto e risalente al 1500 (sinistra) e, sopra, un organo del 1770 (destra).

A sinistra, sul primo altare, c’è una tela raffigurante Cristo in Croce con la Maddalena e San Giovanni Battista al capezzale; sotto ancora Santa Rita (figura in alto).

Il secondo altare, dedicato alla Madonna delle Grazie, presenta un affresco del 1595 raffigurante appunto la Madonna delle Grazie col Bambino che benedice, con le rispettive corone in argento.


A destra, nel primo cappellone, vi è un riquadro con la Madonna delle Grazie, Sant'Anna, San Giuseppe e San Francesco da Paola. Davanti all’altare c’è la Fonte Battesimale del XVII sec.

Sul secondo altare sono rappresentate su tela la Trinità, Sant’Agata, Santa Lucia e inginocchiati San Biagio e Sant’Eligio.

Sul terzo altare la rappresentazione su tela è quella della Madonna delle Grazie con Sant’Agostino e Santa Monica.

Al centro della cupola vi è un lucernario che, dopo una recente restaurazione, è tornato a risplendere con tutte le sue pietre preziose. Uno dei dipinti più straordinari di questa chiesa è rappresentato da una tela posta sul lato sinistro dell’altare maggiore che rappresenta la Madonna delle Grazie col Bambino con in testa una corona d’argento.
L'unicità del dipinto stà nell'espressione con il quale il Bambino abbraccia la Madonna, tipica di un bambino che abbraccia la propria madre, che trasmette affetto e. Un consiglio è di vedere questa pittura nelle prime ore della mattinata di un giorno soleggiato, infatti il tutto è reso ancor più spettacolare da quei pochi raggi di sole che passano da una piccola finestrella posta dal lato opposto (particolare che i costruttori della chiesa sicuramente non hanno lasciato al caso). Senza dubbio la vista di questo dipinto fà rimanere allibiti.






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