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Il Conte Giancarlo Tramontano

Aggiornato al 02/09/2009 alle ore 10:51
  1. L'inizio della sua carriera politica e la presa della Contea di Matera
  2. L'oppressione e la vittoria del popolo
  3. La punizione e la leggenda

[Visita la Fotogallery sul CASTELLO TRAMONTANO]

Giancarlo Tramontano nacque a Sant’Anastasia (vicino Napoli), figlio di Ottaviano (banchiere di Napoli) di umili origini e acceso sostenitore degli aragonesi. Si portò alla ribalta della vita politica napoletana in successione ai tumulti per il dominio sulla città partenopea, tra l'esercito francese di Carlo VIII e gli spagnoli, come conseguenza della morte di Ferdinando I d'Aragona nel 1494.

La sua nuova fama acquisita dopo le rivolte gli valse, se pur con fatica, il titolodi Conte di Matera.

La gestione della Contea da parte di Giancarlo si rivelò disastrosa. Fin da subito il suo rapporto con la popolazione fu pessimo. Accollava i suoi pesanti debiti sulla popolazione; doveva ingenti somme di denaro ai suoi creditori soprattutto per due motivi: l'acquisto di feudi vicini, la realizzazione di un Castello a Matera che gli costò ben 25.000 ducati. Tale Castello fu fatto edificare dal Conte intorno al 1400, ma non fù mai terminato a causa dell'uccisione dello spietato Conte ad opera della popolazione locale. Il Castello (detto appunto Castello Tramontano) è rimasto intatto ai giorni d'oggi anche grazie alle murature spesse alla base ben 5 metri.

Gli assassini non furono mai trovati, e a nulla valse l'intervento della Reale Corona. Oggi possiamo dire che Giancarlo Tramontano ci ha lasciato oltre che la sua imponente costruzione, seppur incompleta, anche una bella storia, unita anche alla conseguente legenda, di gente umile che unendo le forza ha sconfitto la tirannia di un Conte spietato e sfruttatore.

Condividi L'inizio della sua carriera politica e la presa della Contea di Matera Matera Modifica L'inizio della sua carriera politica e la presa della Contea di Matera MateraCommenta L'inizio della sua carriera politica e la presa della Contea di Matera Matera 1. L'inizio della sua carriera politica e la presa della Contea di Matera

Aggiornato al 26/10/2008 alle ore 23:57

Grazie alle sue doti imprenditoriali e alla sua spregiudicatezza, fu il primo cittadino ad avere il privilegio di sedere con i nobili e con il clero nel parlamento di Napoli, dove riuscì ad ottenere la nomina a "Mastro della Regia Zecca" di Napoli (ottenne quindi il potere di coniare moneta).

Grazie ai servizi resi al Re, chiese ed ottenne la Contea di Matera, città fino ad allora demaniale (dipendeva, cioè, direttamente dalla Corona). Il Sovrano in realtà decise inizialmente di affidargli l'incarico solo in caso di largo consenso da parte della popolazione. In principio Tramontano non fù appoggiato dai materani, ma l'astuto Giancarlo non si arrese, corruppe e imbrogliò alcuni nobili e popolani materani, ai quali furono promessi privilegi in cambio di appoggio.

Ottenuto il consenso della popolazione, il primo ottobre 1497 il Re Ferdinando II, figlio di Alfonso II succeduto a Ferdinando I, nominò Giancarlo Tramontano Conte di Matera.

Negli anni successivi fu coinvolto in alcuni scontri con i francesi in terra pugliese; nel 1502 fu fatto prigioniero per breve periodo sulla via di Taranto perdendo di conseguenza la sua Contea.

Riuscì a liberarsi e successivamente tentò in vari modi di riconquistare la fiducia del Re cattolico Ferdinando, per riappropriarsi della Contea di Matera. Partecipò così il primo novembre del 1506, con la moglie Elisabetta Restigliano, al corteo reale organizzato dallo stesso Re con la Regina Germana De Foix col solo scopo di convincere il sovrano. A nulla servì la collana di 25 perle che i coniugi Tramontano donarono alla Regina, il Re non si fece trarre in inganno e gli negò la Contea che invece tornò ad essere zona demaniale. In seguito Tramontano sfruttò la partenza del Re per tentare di convincere il Vicerè, e vi riuscì.

La Contea di Matera ritornò quindi nelle mani di Giancarlo Tramontano.

 

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Aggiornato al 17/11/2008 alle ore 11:11

Nonostante la sua carica di Mastro della Regia Zecca e le sue doti imprenditoriali, tornò a Matera pieno di debiti in seguito all’acquisto dei diritti su Ginosa e sul feudo rustico di Girifalco (quasi al confine di Matera), debiti che tentò di colmare imponendo all'aristocrazia locale, nuove gabelle e tasse.

Le sue pretese economiche sulla popolazione raggiunsero il culmine il 28 dicembre del 1514 quando chiese al popolo un ulteriore contributo per colmare il debito che aveva contratto con Paolo Tolosa proprio nell'atto di compravendita di Girifalco.

Esasperati dalle continue richieste di denaro, alcuni esponenti della popolazione materana decisero di tendergli un'imboscata nei pressi della Parrocchia di San Giovanni Vecchio, nascosti dietro il masso detto, “u pizzon du mmal consighj” (il masso del mal consiglio).

L'imboscata doveva svolgersi dopo la Messa Domenicale all'uscita della Cattedrale, dove, secondo le usanze del tempo, tutti erano obbligati a partecipare alle funzioni disarmati; una volta corrotte le sue guardie armate (mercenarie) il piano poteva essere portato a termine.

La sera del 29 dicembre 1514, al termine della messa del vespro, il Conte fu assalito e ucciso in una via laterale del Duomo (quella che oggi è Via Riscatto), dopo essersi difeso fino all'ultimo e aver invano tentato la fuga.

Testimonianza dell'evento è un’incisione presente alla base di una colonna della chiesa di San Giovanni Battista che recita: "die 29 dec interfectus est comes", ovvero il giorno 29 dicembre il conte fu ucciso.

Le campane suonarono annunciando la morte del Conte dando così il via all'invasione festante da parte del popolo di strade e vicoli.

I cittadini ormai in rivolta dapprima saccheggiarono la residenza del Conte, poi imprigionarono la moglie, infine incendiarono documenti riguardanti la magistratura.

Nessuno riuscì mai a trovare gli assassini e i mandanti, gli unici indiziati furono Tassiello di Cataldo e Cola di Salvagio. La leggenda vuole che l'assassino del Conte sia stato uno "schiavone", cioè di origine serbo-croata.

 

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Aggiornato al 27/10/2008 alle ore 01:02

Il delitto del conte venne considerato come un esplicito attentato alla corona e quindi venne classificato come reato politico, il Re di conseguenza inviò il Commissario Giovanni Villani con il compito di scovare i colpevoli dell’uccisione del Conte e fare giustizia; il Commissario però non riuscì nell’intento di trovare ne i colpevoli ne i mandanti dell’omicidio, e quindi accusò l’Amministrazione locale di aver alimentato la sommossa e di non aver preso provvedimenti in merito all’accaduto.
Alla città di Matera, data l’evidente impossibilità per il Municipio di trovare i reali colpevoli dell’omicidio e di sedare le manifestazioni di violenza che si erano diffuse per la città, fu imposto dall’Erario un’ammenda di diecimila ducati.

Dietro richiesta dell’allor sindaco Berlingerio de Zaffaris, il 22 giugno del 1515, il notaio Franciscum Groia fu mandato a Napoli e, ricevuto dal Re Ferdinando d’Aragona, riuscì ad ottenere un generale indulto per la cittadinanza materana.

La vicenda dell’omicidio del Conte, interessò il commissario regio Giovanni Villani il quale si improvvisò scrittore e realizzò una sua commedia intitolata “Il Conte di Matera” che ispirò nel 1955 un film con Virna Lisi.

In questa commedia, vengono raccontati episodi più fantasiosi e comunque privi di ogni fondamento storico secondo i quali il Conte impose alla popolazione, tra le varie tasse e gabelle, lo “ius primae noctis”, che gli dava il diritto di passare la prima notte di nozze con le donne vergini.

Oggi, il luogo dove fu assassinato il Conte, prende il nome di Via Riscatto per ricordare la vittoria del popolo materano sul tiranno; mentre a Napoli, per ricordare la prima elezione democratica nella storia del regno, venne dedicata una strada al conte nei pressi del Duomo.

Il motto oggi presente nello stemma della città di Matera recita: “bos lassus firmius figit pedem“ ossia “il bue stanco segna più fermamente il passo” ad indicare come, quando il popolo è stanco di soprusi e tirannie, combatte con forza per riconquistare la propria libertà.

 

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