
Dossier,
I Templari nel materano

Il nome Templari deriva Tempio, ovvero esso consisteva in un'ordine di cavalieri con fini monastici e militari protettori della cristianità. Questo fu uno dei primi ordini religiosi cavallereschi cristiani fondato nel 1096 quando Papa Urbano VI ordinò la I Crociata; i membri erano essenzialmente benestanti che, spogliatisi delle loro vesti, diventarono monaci per difendere con la forza la fede cristiana dai musulmani. I Cavalieri giurarono fedeltà alla chiesa ad ogni costo, privandosi di tutti i beni e seguendo la vita monastica adottando la regola benedettina cistercense, i cui tre motti erano povertà, obbedienza e castità.
Lo scopo principale di questo ordine era quello di difendere i pellegrini europei che si accingevano a visitare la Terra Santa nel periodo successivo alla prima crociata, visto che questi ultimi erano soggetti ad attacchi da parte degli islamici. I Cavalieri erano facilmente riconoscibili dal loro abbigliamento, infatti caratteristica era la veste bianca con incisa una croce rossa; solo successivamente la croce fu incisa anche sullo scudo e sul mantello.
L’ordine, che nel frattempo divenne molto potente, fu soppresso il 3 aprile del 1312 da Papa Clemente V che confiscò tutti i beni dei membri e fece arrestare il Gran Maestro, processandolo e condannandolo al rogo in Francia. Successivamente, i templari si insediarono in ogni angolo d'Europa, diffondendo la loro dottrina anche in Italia, da Nord a Sud. Nel mezzogiorno della penisola italiana, i Cavalieri trovarono dimora e ospitalità presso centri benedettini, oltre che nelle campagne dove costruivano chiese, monasteri e fortezze dedicandosi in seguito all’agricoltura e all’allevamento. La presenza dei templari è testimoniata dalle caratteristiche croci incise, dai sigilli con disegni particolari, dalle sculture e da altri particolari.
Molte sono le testimonianze che i templari hanno lasciato anche Matera, queste sono analizzate da un’attenta ricerca con cronistoria effettuata da Domenico Lolaico. La sua ricerca partì quando, leggendo il libro la "Storia dei Templari" di Bianca Capone Ferrari, si accorse che i Cavalieri del Tempio erano devoti a Santa Eufemia, protettrice di Irsina. Lolaico decise, quindi, di visitare la cripta della Cattedrale di Irsina nel giorno della festa di Maria SS. della Divina Provvidenza (15 settembre). Sul pavimento della chiesa c'è una grande raffigurazione del fiore della creazione (l'attuale simbolo del partito della Lega), e uno stemma vescovile antichissimo che raffigura un monaco con il bastone vescovile in una mano e una mitra vescovile ai suoi piedi. Nel contorno dello stemma, in alto, vi è un viso paffuto, baffuto, con i capelli scomposti e con un espressione a libera interpretazione (sorriso o ghigno). La domanda sorge spontanea: cosa ci fà questo volto in uno stemma di Abate Vescovile? Si tratta di un Baffometto (divinità pagana legata al mondo dei Templari)? E' un abate templare? E' uno stemma che prova la presenza dei Templari a Irsina?
L'intuizione è stata confermata dalla studiosa Bianca Capone Ferrari che, in un articolo pubblicato sul web, scriveva che i Templari erano devoti a Sant'Eufemia di Calcedonia, protettrice della città di Irsina.
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1. I Templari in Basilicata
I Templari, gli Ospedalieri di San Giovanni e i Cavalieri Teutonici furono i tre più potenti ordini di monaci guerrieri con il compito di mantenere sicure le strade di accesso a Gerusalemme; inoltre, questi provvedevano alla raccolta di finanziamenti per le strutture religiose (ospizi, monasteri, santuari) che nascevano dopo le crociate.
Il Ducato Normanno di Puglia fù la regione italiana che prima fra le altre accolse le domus gerosolimitane, grazie all'importanza strategica e commerciale dei suoi porti e delle sue città, consentendo perciò il radicamento di questi Ordini sul nostro territorio.
In Basilicata i Templari erano presenti a Potenza, Melfi, Lavello, Palazzo San Gervasio, Venosa e Picciano di Matera; i Teutonici avevano insediamenti a Melfi e Venosa, grazie alle donazioni di Federico II; i Giovanniti, oltre che nei centri suddetti, erano attestati anche a Grassano, casale divenuto centro urbano proprio grazie alla presenza dei cavalieri che controllavano ben 19 grancie (fattorie di ordini religiosi). Ciò significa che la Basilicata, in età medievale, era fortemente inserita dal punto di
vista politico nel panorama europeo, almeno fino alla metà del sec. XIII; ciò era dovuto soprattutto al fatto che i Normanni avevano scelto Melfi come loro capitale (foto a destra) e la chiesa della SS.ma Trinità di Venosa (foto in basso) come sepolcreto della loro stirpe (gli Altavilla).

Il primo documento che attesta la presenza dei Cavalieri Giovanniti nel Mezzogiorno d'Italia fa riferimento proprio alla domus di Melfi e risale all'anno 1149, in particolare alle grancie di Rapolla e di Potenza.
Al contempo, a Melfi si stabilirono anche i Templari, che in poco tempo entrarono in possesso di molti beni tra cui la chiesa di San Nicola, e i Teutonici dal 1219 presso località S. Maria di Salsola, dove costruirono una chiesa in onore dello Spirito Santo.
A Venosa risulta che ci sia stata la presenza di Templari (figura a destra la Chiesa dell'Incompiuta con tracce dei templari), di Giovanniti, di Teutonici, dell'Ordine del San Sepolcro e dell'Ordine di S. Lazzaro, questi ultimi con alcuni possedimenti dipendenti da Barletta. In particolare l'Ordine del Santo Sepolcro, secondo documento del 1268, possedeva a Venosa la chiesa di Santa Maria della Palearia, con annesso ospedale, e alcune case sulla via di Melfi; inoltre possedevano due chiese anche a Forenza.
Passiamo all'analisi della terminologia derivante dalla presenza degli ordini religio-militari:
- La grancia, grangia, granza, granziera, ganzaria, grasceta, rance: fattorie e insediamenti rurali di conventi, ordini religiosi e ordini militari. Termine usato dai Benedettini e Cistercensi in stretta relazione con i Templari, Francescani.
- La peschiera, piscaria, piscatoria e simili: stagno creato artificialmente per allevare il pesce. A Irsina, in località di Juso, c'è la Peschiera. A causa dell'alto consumo di pesce da parte dei Templari, ogni precettoria autosufficiente ne creava una per far fronte alla scarsa presenza in alcuni periodi di pesce pescato.
- L'hospitale, ospitale, ospedaletto, ospizio, spedale: intendersi come ospizio o luogo di tappa fuori le mura della città (o subito a ridosso della stessa), per essere in grado di accogliere i pellegrini anche dopo la chiusura delle porte d'accesso alla città.
Altre testimonianze dei Templari in Basilicata si possono trovare lungo la Via Appia e le diramazioni al confine tra Basilicata e Puglia, e precisamente nelle seguenti città:
- In provincia di Potenza: Potenza, Vaglio della Lucania, Pietrapertosa, Castelmenzano, Lagopesole, Acerenza, Tolve, Forenza, il Vulture, Lavello, Minervino, Banzi, Oppido, Genzano di Lucania, Maratea;
- In provincia di Matera: Matera (1170), zone delle Murge, Picciano, Irsina, Tursi;
- In Puglia: Gravina, Altamura, Ginosa, Laterza, Trani (1148), Minervino Murge, Brindisi (1169), Barletta (1169), nelle terre d'Otranto, Bari, Andria, Foggia, Troia (1169), Salpi (1196), Giovinazzo.

2. I Templari nel materano

Le masserie di campagna nei territori pugliesi e lucani erano i centri di coltivazione, raccolta e rifornimento di derrate alimentari per i milites che combattevano in Terra Santa, ed erano gestite dai monaci e dai soldati che appartenevano all’Ordine.
La loro presenza viene riscontrata a Matera, e specialmente a Picciano, ove si costituì la Commenda dei Giovanniti. Proprio sul colle di Picciano, nei secc. X-XI, fu edificato un monastero benedettino (anche se la documentazione cartacea più antica risale al 1219, sottoscritta da Guglielmo, Abate del monastero S. Maria di Picciano).
Oltre a questa costruzione, i monaci costruirono altre chiese e abbazie; spesso trovavano alloggio in monasteri e chiese già esistenti, dove manifestavano il culto cristiano lasciando varie testimonianze nel corso del tempo.
La
presenza dei Cavalieri di Malta è dimostrata da uno stemma sulla facciata principale della chiesa di Mater Domini o dello Spirito Santo a Matera (fig. a sinistra), in cui sono raffigurati tre uccelli (merli) sotto una corona, uguale a quello presente nella navata sinistra della chiesa di Picciano (fig. a destra): è lo stemma, o arma, dei Zurlo (o Zurulus, Teiurlo, Ciurlus).
Anche nella chiesa di Santa Lucia alle Malve c’è la testimonianza della presenza dei templari, a soffitto c’è una grande croce scolpita nel tufo che simboleggia la religiosità degli stessi templari.
La chiesetta di Cristo La Gravinella ha una croce, come pure un'altra chiesetta presente sul colle di Timmari, le cui tre estremità sono punta di coda di rondine, proprio a ricordare la presenza dei Templari in questo territorio.

Anche la chiesa di S. Salvatore, a Timmari, presenta una croce greca semplice, che lascia supporre la presenza dei templari (fig. a sinistra).Un'altra chiesa abbandonata, a Timmari,forse la vecchia chiesa di San Salvatore,presenta la croce a coda di rondine (fig. a destra).
A Matera, nel rione Sasso Barisano (al crocevia tra Via Fiorentini, in parte parallela di Via Lombardi, e Via S.Agostino), c’è un piccolo locale di “Rosaria del sale” (che con la figlia Bice vendeva sale e tabacchi) sulla cui parete esterna, sotto il balcone, vi sono tre icone votive antiche: S.Francesco di Paola, Maria SS. Della Bruna (voluta a Festività della Cristianità il II° Luglio da Papa Urbano VI) e S. Eustachio martire (fig. in basso a destra), generale romano morto dopo le torture con la moglie e i due figli soldati.
Nel Rione Vetere c’è una ch
iesetta che probabilmente era la Chiesa di S.Pietro de Serris (fig. a sinistra), la cui croce è proprio a forma di coda di rondine. Annunziata Nerino (sotto stemma sulla chiesetta in Rione Vetere) di anni 74, con la figlia Chiara di Pede ricordano che S.Pietro de Serris era una piccola chiesetta situata nei pressi dell’abitazione (o il convicino) dove abitava “Rosaria del sale”.


Lì vicino, a quaranta metri andando verso la Gravina, sulla sinistra c’è la chiesetta custoditadi S.Antonio Abate: la croce sul tetto sembra templare perché ha tre lati con la punta a coda di rondine (a destra acqua santiera presente nella chiesa di S.Antonio Abate).
Sotto croce scolpita nel tufo sotto la volta nella chiesa di Santa Lucia alle Malve

Durante i lavori nei locali ipogei, dopo aver abbattuto un muro fu rinvenuta, come inuna cappella o cantina, una grande statuain pietra raffigurante San Giorgio, a cui erano devoti i Templari (come pure a S.Michele Arcangelo).
I Templari ebbero molte vigne: "in loco qui dicitur Matera…in loco qui dicitur columnellis et in località S.Pietro de Serris", denominazione che potrebbe identificare anche una chiesetta situata vicino al Bradano.
I cavalieri ebbero di sicuro una vigna con castagneto in "fontana veterano". Fontana "avt-ran" antica, ricorda Tommaso Loperfido, appassionato anch’esso della presenza templare a Matera e nel territorio circostante, potrebbe essere la Fontana Vetere in territorio di Irsina.
T. Loperfido, dell’ "Associazione Pastori della Bruna" o "La Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta in occasione della gravidanza di quest’ultima", festa a Matera il 2 Luglio, è certo della presenza dei Templari a Matera, come ad esempio della presenza in Rione Castelvecchio, nei pressi della Cattedrale. Qui è presente la scultura in tufo di due angeli adoranti il Calice da cui esce l’Ostia; altri segni di presenza di templari sono presenti nella Cava del Sole.
Destando nei materani la curiosità circa la provenienza del termine Matera, “Città dei Sassi”, una spiegazione la si potrebbe trovare nel Caveoso e nel Barisano (i due sottorioni in cui è diviso il vecchio il l'intero rione storico). Qui vi sono rispettivamente due chiese dedicate a S. Pietro. Altre chiese dedicate a S. Pietro sono rupestri, e sono sparse nelle Murge, come S. Pietro "de ipsa Matina", S. Pietro de Serris vicino, al Bradano verso la Diga di S. Giuliano d’Irsi, S. Pietro in Principibus a Murgia Timone, S. Pietro al Caveoso, San Pietro al Barisano, SS. Pietro e Paolo negli ipogei, sotto la chiesa di San Francesco d’Assisi (dove c’è l’affresco di Papa Urbano II), SS. Pietro e Paolo a Villa Longo e, sempre a Villa Longo, vicino l’attuale stazione delle ferrovie Appulo-Lucane, c’è una edicola votiva alla Madonna dell’Odegitria, eretta dai Cavalieri di Malta.
Grottole è un paese immerso in un ambiente quasi incontaminato, dove abbondano i resti archeologici e le testimonianze dei Lucani, Greci, Romani, Longobardi e Normanni, popolazioni che compongono quell'irripetibile mix di cultura che rendono la terra di Lucania, una tra le più belle ed affascinanti del Mezzogiorno d'Italia. C'era la Chiesa di San Giovanni, la chiesa di San Nicola, il rudere della chiesa di San Tommaso, la Madonna D'Appia, la Chiesa di San Luca, la Chiesa Madre con il Convento dei frati Domenicani.
Il Convento dei Cappuccini Questuanti, dedicato a San Francesco d'Assisi, regno di silenzio e di pace, è stato reso invisitabile dal tempo e dalle incurie. Il convento è antico per le sue pietre e i suoi mattoni. Fu costruito il 1601 e alla spesa per il fabbricato parteciparono l' Università e il buon cuore di singole famiglie e privati cittadini. A lavorarci intervennero capimastri, decoratori e scalpellini rimasti anonimi. Nel 1600 giunsero a Grottole per la scelta del luogo padre Crisostomo da Rivello, padre Girolamo da Gallipoli, padre Luigi da Monte Peloso (Irsina), padre Telesio da Salerno, frate Bonifazio da Sicignano e frate Andrea da Ferrandina. Questi, insieme ad altri padri e a Mons. Giovanni de Myra da Barcellona (arcivescovo di Acerenza e Matera e nel 1601), in contrada Serre posero la prima pietra.
Altri "Benefattori" furono pure alcuni personaggi titolati della Croce dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, ai quali i frati manifestarono la loro gratitudine facendo dipingere sulla parte frontale dell'altare maggiore e su quello ubicato nella navata laterale della chiesa, l'inconfondibile croce dell'Ordine di Malta.

A Irsina sul pavimento della cattedrale c’è un cerchio grande di pietra verde che rappresenta un fiore e un sole stilizzato (fig a sinistra). E’ il Fiore della Vita, chiamato anche “Sesto giorno della Genesi”, ottenuto dalla rotazione di sei cerchi o sfere corrispondenti ognuna ad un giorno della Creazione. Lo stemma con i tre fiori a sembianza di rose a chi appartiene?
La lapide di marmo della Cappella della Provvidenza presenta uno stemma comprendente una fascia d’oro con tre fiori ed è dedicata al nobile Lamberti di Bari, prima ancora di Napoli e Bologna che nel 1912 aveva finanziato i lavori di restauro della cappella facente parte dell’Ordine dei Cavalieri di Malta .

Lo stesso stemma, con la data 1912, dipinto con colori giallo e blu, è presente su una facciata lesionata della chiesa di S. Maria d’Irsi, prima antica abbazia dei monaci Basiliani, poi passata ai monaci del La Chaise Dieu d’Alverne, vicino Clermont Ferrand (benedettini legati al movimento di Cluny che diedero impulso dalla Francia al rinnovamento dell’Europa, rinvigorendo così le radici cristiane).
G. Diciocia, il 19/9/2010, riferisce che i Lamberti sono stati gli ultimi proprietari delle terre del Monte Irsi, dove c’è l’antico e abbandonato santuario della Madonna della Divina Provvidenza, ricostruito nel sec. XVII.
Gli stemmi nella Cripta, il sole celtico in pietra a terra di colore verde, possono essere una prima prova e testimonianza della presenza dei Templari Normanni a Monte Peloso; la prova più chiara è la presenza dei Cavalieri di Malta, che avevano contatti con i nobili delle terre pugliesi e napoletane.
A destra lo stemma con raffigurazione del Bafonetto è presente nella cattedrale di Irsina.
Irsina aveva una posizione strategica proprio per la difesa di tutto il territorio materano, comprendente l’Alto Janni, Juso, Matera, Montescaglioso, Miglionico, Pomarico da un lato, il bosco di Gravina, la strada Appia e la via per le Puglie dall'altro.
Dopo la distruzione dell’abbazia, conseguente all'attacco di Francesco del Balzo, la Grancia passò al patrimonio della Cattedrale. Sui resti dell'insediamento benedettino, nei primi decenni del secolo XVI, fu eretta una nuova grande chiesa absidata che nel XVIII secolo fu rimaneggiata.
Il castello d’ Irsi, non lontano dalla chiesa e dai resti greci, non esiste più, fu distrutto quasi completamente dall’assalto dei soldati di Del Balzo; sono rimasti i resti di un muro e il fossato di cinta. Però a Irsi, come a Montepeloso, nella prima, seconda e terza Cattedrale di Santa Maria Assunta c’è la testimonianza della presenza di monaci, di vescovi, di nobili Templari e di Cavalieri di Malta.
La presenza delle reliquie di Santa Eufemia era più frequente nelle località che avevano ospitato i cavalieri rosso-crociati
Bianca Capone Ferrari – Relazione presentata al 22° Convegno di Ricerche Templari curato dalla L.A.R.T.I. il 25-26 settembre 2004 a Trieste
www.Ianora.net-www.irsina.net

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