Articoli:
1- Il dialetto nei Sassi
2- La famiglia
3- I nomi più ricorrenti
4- La favola dei cognomi
Introduzione:
I seguenti contenuti sono tratti dal libro Voci di Sassi, autore Antonio D'Ercole, casa editrice Centrostampa.
Matera fino agli anni '50, come la maggior parte delle realtà meridionali dell'epoca, si presentava come una comunità chiusa e isolata rispetto tutto ciò che accadeva intorno. La popolazione, per lo più analfabeta, vedeva nella famiglia l'unica entità e l'unico credo.
Gli unici luoghi per relazionare con gli altri erano i quartieri e in particolar modo i vicinati.
Le famiglie erano quasi tutte molto numerose, benchè minate da un'alta mortalità infantile. Nascite e morti si equilibravano. Le donne, perciò, portavano da sempre il vestito nero, proprio del lutto. Gli uomini difficilmente dimettevano la cravatta e la fascia nera sul braccio.
I matrimoni si facevano per contratto e tra persone dello stesso ceto. Valeva la volontà dei genitori. I vecchi erano i fari e i modelli di vita da seguire. Buona regola, e consolazione, era "fare come avevano fatto i padri".
E' proprio questo scenario a favorire la diffusione del dialetto come prima e unica lingua parlata dalla maggior parte della popolazione dei ceti medio-poveri.
Il dialetto materano presenta forti affinità con alcuni dialetti pugliesi, fra tutti quello barese e tarantino. Ma la grande caratteristica che lo distingue è la quasi totale assenza di vocali rispetto l'italiano.
Ecco di seguito le pi&ùgrave; importanti caratteristiche del dialetto materano:
- le "i" diventano "u" e viceversa ("la burr" è la birra, "u birr" è il burro)
- le "e" diventano spesso "a" ("Matàhr" è Matera)
- le "a" diventano a volte "e" ("u ppen" è il pane), a volte "o" ("la momm" è la mamma)
- le "o" diventano spesso "e" ("la pest" è la posta)
- il vino è "u mmhrh", senza alcuna vocale, come "Marhjh", Maria o "'na lhrh", una lira; la stragrande maggioranza dei vocaboli ha questa totale assenza di suoni vocalici, rendendola il suono tipico della materanità.

Madre: uì momm - momm - la bòss - mamej - la priòr - mammè - mamma
Padre: tatamì - uì tèt - tèt - u bòss - tatèj - u priòr - papè
Nonna: mamma'mì - mamma'jrònn - mammònn - nonnà - nonna
Nonno: uì tèt - tatamj - tatònn - nonnà - nonno

| Antonio: Andènij, Andìnijcc, Tonin, Jìjìcc Antonia: Andoniètt, Ninett, Niett Anna: Jònn, Nannìn, Nìn Angela: Janglìn, Jon'gl, L'llin, Lilin Agostino: Austìn, Aijstinìdd Alfonso: Aljfenz, Fonzìn Agnese: Agniàs, Agnesin Alessandro: Aljsond, Santìn, Sondr Addolorata: Dulluret, Dorìn Angelo: Jong'l, Janglùcch, Lìlucc, Ucc Anastasia: Anastasìj Andrea: Andraj, Andreucc Bruna: Vrìn, Brìn, Bìrnett Biagio: Bijès, Biasin, Biaggin Bernardo: Bjrnoll, Bìllardiìn, Dìn, Dinucc Brigida: Abbrusc't Bartolomeo: Bartlumej, Bortl, Meucc Bonaventura: Vintìr Benedetto: Vindutt, Bendettin, Vìndjttill Belisario: Berjsorij, Sorij Beatrice: Bijatrìc Benedetta: Vjndatt, Bjndatt Cosimo: Chesm, Chjsmùcch, Mijùcch Caterina: Catarìn, Rirìn, Rìn Cesare: Cjsarìn, Cesr Carlo: Carlìcc Carmela: Carmal, Carmelìn, Lilìn Chiara: Chiarìn, Chier, Ririn Cecilia: Ciciugl Cania: Caniett, Conìj, Nìett Canio: Canjìcc, Conji, Jìcc Camilla: Camull, Camjllucc, Lilucc Concetta: Chjnggtèll, Chjngett Cristoforo: Crjstrèfr Domenico: Djmunich, Mjnghìcc, Mimì Damiano: Anddamièn, Addamiè, Mièn, Damien Donato: Dnet, Djnaticc Dora: Dorìn, Dulluret, Rìn Eustachio: Austocch, Jajìcc, Stacchìjcc, Stacchijùcc, Ucc Eustachio Vincenzo: Staccucìnz Emanuele: Uàl, Manual, Uelucc Elena: Lenucc, Lèn Edoardo: Duardùcc, Ucc Egidio: Aggiùdij, Idjo Eligio: Alucij, Lucij Espedito: Spjdìt, Spedit Francesco: Frangiùsch, Ciccìll, Frangeschìn, Checchin, Fronch Franca: Frabhschèll, Frangiasch Filippo: Fl&ùgrave;pp, Filjppucc, Pippo Filomena: F'làman, Mena Francesco Paolo: Cìcc'pòvl, Paulucc Fedele: Fdàl, Fedelucc, Ele Felice/cia: Flìsc, Flìcett Giuseppe: Gìsepp, Pippìn, Pìppnìll, Pepp Giuditta: Ggidutt Gaetano: Caijtèn, Tanucc Gaetana: Cajtanell, Tanìn Gioacchino: Giacchin Girolamo: C'lèrm, GG'lèrm Giacinto: Dijagiùnt, Giaciunt Gennaro: Gìnner, Gìnnarìn, Rìn Giovanna: Uannin, Gìovonn, Ggiuànnin, Nìn Giulia: Gìgl, Giughiètt, Jett Giovanni: Giuònn, Giannin Giosuè: Ggisuèl Grazia: Ijròzij, Ijràzziell Gregorio: Grìjer Ignazio: Gbizij, Gnazziùcc Immacolata: Maclet, Lallet, Clet |
Lucia: Ljcij, Luciett, Ciett
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C’era una volta un BELLOMO, BRUNO molto BUONO, DEFLORIO in viso e di famiglia ANDRI SANI, non molto ALTIERI ma di ANTEZZA MADIO. Andava sempre TRITTO per la sua strada con l’AZZILONNA vertebrale sempre tesa. Il suo aspetto era di vita AUTERA ed animo GAUDIANO. Era un tipo AMOROSO sempre GALANTE e gentile CONTUZZI. CERABONA una donna, le regalava un MAZZILLI di BELFIORE o un RUBINO di PERSIA quando era in dolce compagnia era così felice che gli COLUCCIcavano gli occhi e faceva CAPRIOTTI DI GIOIA. Rischiava così ogni volta le CORONELLA, perché gli batteva forte il CORETTI. Se invece la donna era COLELLA assai, le diceva:"BIA di qua!" Andava sempre ele GANDI, portava una CAMMISA intonata col CAPPIELLO e nelle MANICONE dei GUANTI BIANCHINI, sul naso aveva i BRUCOLI e sulla CAPOZZA un grosso BUBBICO. Quest’uomo aveva però il VIZZIELLO del gioco e quando gli prendeva il ticchio anzi il CALICCHIO, spendeva molto al lotto. Spesso faceva AMBROSECCHIA, un paio di MOLITERNI ed una volta addirittura QUINTANO, non riusciva proprio a distaccarsi dal gioco, era sempre indeciso se giocare o meno e diceva: "gioco si – no, si – no, SINNO". Quindi spesso rimaneva in BOLLETTIERI, e potevi spogliarlo dalla CENTOLA in giù senza trovare neanche CENTONZE lire. Preferiva la vita di CAMPAGNA a quella di MONTEMURRO, infatti a ZIMMARI teneva un VILLONE: D’ANZI ad esso c’era un orticella dove coltivava FARINOLA di BELGRANO, MELE-COTUGNO, CECERE, LENOCI, FAVOINO e PISICCHIO. DE VIETRO alla CASAMASSIMA vi era una distesa sterminata di alberi di OLIVIERI e MELASI, mentre DI LALLO, senza ombra di DUBLA c’era solo frescura. Egli amava svegliarsi molto presto al CANTERINO del LOGALLO e LAPOLLA. All’entrata di questo CASALINO c’erano tre statue di LIONETTI che RUGGI, RUGGIERI e DE RUGGIERI sulle quali si posavano dei PALUMBO che facevano una CARELLA tipo SCHIUMA così sciolta che sembrava una PISCIOTTA o PISCINELLI di sapore molto ASPRELLA e ACITO che lasciavano una LAMACCHIA SCASCIAMACCHIA giallina. Mai visto niente DI SIMINE. Una notte di DOMENICHIELLO uno straniero, vestito da ANNECCHINO forse ALBANESE o GRIECO oppure LORUSSO con una BARBAFOLTA suonò al CAMPANARO ELETTRICO diversi TRILLI e TRALLI, faceva proprio un gran FRAGASSO con un TAMBURRINO in mano: "APPIO chi SARRA a quest’ora!" disse il pover’uomo. Alzò quindi il CAPOLUPO dal CASCINO sollevò la COPETA e SCIANDIVASCI dal letto, uscì dalla sua CAMERINI e urlò: "Ma CHIETERA!?Ma CHISENA!? Con questa faccia da BRONZINO che vieni a rompere il COZZOLINO?! Ma che MODARELLI sono questi?! Guarda un po’ che CAFORIO!"
L’uomo fuori dal CANCELLIERE perse le STAFFIERI e rispose: "Che COSOLA hai detto? AZZONE che non sei altro, LOMURNO che tieni, CHITA e murt! I meglio MORCINELLI e STRAMMIELLO di tutta la CORAZZA tua, vuoi la GUERRA e GUERRICCHIO BELLESIA, tanto VINCIGUERRA io!"
Così scavalcò il CANCELLARO e superata la PENTASUGLIA della porta si avventò sull’uomo DE BONIS come un CAMARDO inferocito; gli diede prima uno SCALCIONE DI PEDE con il TACCARDI della scarpa e poi con una forza D’ERCOLE gli inZACCARO uno SCAZZARIELLO nella PANZETTA o nella VENTRELLA, non ricordo bene quindi un pugno sull’ARMENTO e precisamente sull’AMENDOLAGINE. Al poveretto non restò che SPERADDIO e pregare: "BUONSANTI e LISANTI medici e DOTTORINI, LOSIGNORE, SANNICOLA, SANROCCO, SANTARSIA, SANTOCHIRICO, SANTERAMO aiutatemi voi." Era ormai LONGO longo per TERRANOVA e dalla sua BOCHICCHIO SQUICCIARINI un liquido BIANCO; era tutto immerso in uno STAGNO BAGNALE DI MARZIO fradicio. Sembrava un RIBBA-mbito che si era fatto una PERAGINE. LOPERFIDO uomo era un ladro che iniziò a rovistare LA SALA da pranzo e le stanze della CASIELLO, rimase poco LI-NZALONE perché non trovò nulla di interessante, stappò quindi una TOTA – COLA CICCO, poi si MANGIERI un pezzo di FOCACCIA, un uovo alla COCCA, due PAOLICELLI col sugo come primo, poi per secondo VITELLI e VITULLI alla BRAIA con qualche gni-MIRIELLO; per frutta solo un CHICO d’UVA ed infine un TARATUFOLO al cioccolato con LA MANNA montata. Il bruto però non aveva fatto bene i suoi CALCULLI e i suoi CONTINI, infatti PASSARELLI di la per puro caso un laico o un BRAICO dell’ordine dei CARMENTANO scalzi che, sentito il CASINO si diresse come LA CALAMITA verso il FIERRO. "C’è nessuno in CASERTA? Eh! Sta o no, sta o no, sta o no, STANO!".
Ma non appena vide il pover’uomo steso per terra gli girò la CIRROTTOLA e urlando al BARBERINO come un FLUMERO in piena disse: "Ciò che hai fatto è GRAVELA, prepara già la tua CASCIARO da morto, ora ho CAPUTO tutto: a te DI CECCA la polizia. Siete solo una BONAMASSA e una CAMASSA di ladri, mi hai fatto venire LAPACCIANA, se ti prendo ti a MARAGNO il BELLOCCHIO, TADDEO uno SCANDIFFIO nei D’ANTONA e ti rovino la FESTA!"
L’uomo BARBARO supplicante rispose: " GIURALONGO non ho fatto niente, sono bravo ho sempre dato il voto al partito del FALCONE e MARTULLI, LASCARO andarmi via. Ti prego MASCIANDARO via, da domani CAMBIO vita. VERRASCINA la provvidenza, VIVILECCHIA e lascia vivere". Di rimando l’altro rispose con aria da BRADASCIO: "Mi dispiace, girati DI CUIA che ora MAFFEI vedrai che ti FLACE non avere PADULA ora TARASCO io e te lo faccio a TROMBETTA!"
MORANO della favola
Gli uomini SELVAGGI hanno sempre TORTORELLI. L’uomo deve essere CLEMENTE con il prossimo perché la ROTA gira! Ricorda sempre questi proverbi: TANTALO domani è un altro giorno! RITELLA, sarai più FORTUNATO!!
Autore sconosciuto





Beffata nel finale l'F.C. Matera che perde a Lamezia per 1 a 0 con il gol di De Luca al 93°.
Alla Bawer Matera il Memorial "Orlando Leone" che batte in finale la Publisys Potenza per 84 a 80.
Procede nel migliore dei modi la vendira di abbonamenti per la nuova stagione. Superate le 200 tessere!
Vittoria per 16 a 2 in amichevole contro il Bernalda. Intanto firmano altri 5 ragazzi.
Chiuso l'accordo con Davide Santeramo, giovane attaccante materano che torna a Matera dopo due stagioni nel Seregno.
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