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Matera e l'Unita' d'Italia

Aggiornato al 27/05/2011 alle ore 12:22

Con la campagna dei Mille di Garibaldi, nel 1860 l’Italia Meridionale fu annessa al Regno D’Italia sotto la dinastia dei Savoia. Prima di tale data il Re tentò di ripartire le proprietà terriere tra i baroni, la classe borghese e il popolo. Poiché la ripartizione non fu equa, si crearono molti dissidi e notevole malcontento tra la gente, con conseguenti ribellioni che sfociarono in cospirazioni segrete nelle quali anche la Basilicata fu coinvolta. 

Tra i Mille garibaldini si distinse il materano Pentasuglia Giovanni Battista (foto a sinistra), specialista in telegrafia, che contribuì alla riuscita dell’impresa. Infatti dopo lo sbarco a Marsala riuscì a impadronirsi degli uffici telegrafici del posto, bloccando così ogni comunicazione di allertamento  ai borboni nei confronti dello sbarco dei Mille.

La città di Matera ha ricordato l’eroe garibaldino intitolandogli una via della città (la congiungente tra Via Santa Cesarea e Via Gattini) e l’Itituto Tecnico Industriale Statale di Matera. Il 17 Marzo 2011,nella celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la Villa Comunale di Matera è stata intitolata all’Unità d’Italia, e a Giovanni Battista Pentasuglia è stato dedicato un busto in bronzo eseguito dall’artista Raffaele Pentasuglia (suo lontano discendente).

I primi moti rivoluzionari risalgono già al primo ventennio dell’800, cioè durante il Regno dei Borboni nell’Italia meridionale, ed ebbero come risultato la concessione, da parte del Re, della Costituzione e con la nomina di un nuovo governo. Questo evento, in Basilicata come nelle altre regioni del regno, venne festeggiato con lo sventolio della bandiera dei cospiratori di colore rosso, celeste e nero. Questa illusione durò poco, in quanto il Re chiese aiuto agli austriaci per soffocare le ribellioni. L’intervento degli austriaci, anche in Basilicata, portò alla condanna a morte dei capi cospiratori.

Intorno alla metà dell’800 non fu sufficiente la riduzione della tassa sul grano ad evitare una nuova rivolta del 1848, che partì da Palermo e si diffuse in tutto il Regno. Quando il Re Ferdinando II promulgò la Costituzione, la Basilicata fu coinvolta nella rappresentanza parlamentare con deputati di Potenza, Matera e di altri centri della regione. Nonostante ciò, in Basilicata continuarono i moti rivoluzionari che mirarono a sbarrare il percorso delle truppe borboniche, dirette in Calabria e Campania e verso i litorali; truppe che avrebbero dovuto contrastare l’arrivo di Garibaldi diretto a Napoli. Intanto a Corleto Perticara si inneggiava all’Unità d’Italia. 

In Basilicata ed in altre regioni meridionali, il plebiscito sfociò nella volontà di annessione al Regno d’Italia e il 17 marzo 1861, Vittorio Emanuele II fu eletto Re d’Italia di cui Torino divenne prima capitale. Tale unione non permise alla Basilicata di migliorare la sua situazione economica, infatti la dilagante miseria favorì l’insorgere del brigantaggio, di cui a Matera ci furono dei personaggi di spicco come Eustachio Fasano ed Eustachio Chita detto Chitaridd (piccolo Chita, nomignolo dovuto alla sua bassa statura). A Matera vi fu anche la lotta tra contadini e borghesi per la distribuzione delle terre demaniali, nella quale fu ucciso il Conte Gattini in Piazza Duomo.

In Basilicata ed in tutto il meridione, le dilaganti insurrezioni contro Il Re d’Italia furono represse dall’esercito del Regno. La Moneta Borbonica venne sostituita da quella Piemontese e, a seguito della eliminazione delle tariffe di protezione sulla produzione  voluta dagli imprenditori del Nord, si crearono, soprattutto nel mezzogiorno, fallimenti agrari e industriali con conseguente aumento della disoccupazione. Fu buio totale in quanto già dall'Unità d'Italia fu messa in evidenza la disparità di trattamento tra Nord e Sud. Come ovvia conseguenza, la gente meridionale cominciò a migrare verso territori più ricchi in cerca di fortuna.

In Basilicata l'avvento del Regno d'Italia non cambiò di molto la situazione, infatti ai vecchi padroni si sostituirono i nuovi ed alle vecchie ingiustizie sopraggiunsero le nuove, ma l'unico denominatore comune rimase la miseria. Le due Guerre Mondiali non fecero altro che aggravare la povertà e la miseria, tanto che molta gente fu costretta ad espatriare nelle colonie Italiane come la Libia, l’Eritrea e la Somalia.

Durante il periodo fascista, nonostante i numerosi aspetti negativi del regime, la Basilicata e quindi anche Matera constatò un netto miglioramento dal punto di vista delle comunicazioni stradali, dell'approvigionamento idrico e della bonifica dei terreni paludosi lungo i litorali.

Anche dopo la liberazione di Matera dai Tedeschi, avvenuta il 21 Settembre del 1943 e per la quale Matera vanta la Medaglia d’argento al valor militare (foto a sinistra), la situazione economica non migliorò. Qualche cambiamento si ebbe con l’avvento della Repubblica ed il conseguente sorgere di alcune piccole e modeste attività industriali nel materano, ma l'indice di disoccupazione rimase elevato. Il divario economico tra Nord e Sud si faceva sempre più marcato, e ciò era dovuto a ragioni geografiche, storiche e politiche; i giovani continuarono a emigrare al Nord Italia ed in Europa contribuendo allo sviluppo di tali zone.

Negli anni '60 in Basilicata sembrò affacciarsi un raggio di luce perché finalmente ci furono delle iniziative occupazionali importanti per il Sud. Queste iniziative transitorie risultarono fallimentari, presero infatti il nome di "Cattedrali nel deserto"; infatti le industrie chimiche e meccaniche, insediatesi in alcune aree della regione, inizialmente sottrassero la manodopera artigianale e agricola e successivamente portarono a cassa integrazione, licenziamenti e mobilità.

Le politiche nazionali e quelle locali hanno sempre affrontato marginalmente il problema della occupazione giovanile e dello sviluppo del mezzogiorno, tanto che molti giovani hanno continuato a migrare e ad espatriare in cerca di fortuna sia nel Nord Italia che in Europa e in America. La politica locale è stata sempre limitata in tutti gli aspetti, ad esempio per quanto riguarda le vie di comunicazione (strade, autostrade e ferrovie) la Basilicata ha da sempre avuto grandi limiti; a tal proposito è impossibile non ricordare che Matera è l'unico capoluogo di provincia a non essere attraversato dalle ferrovie dello Stato, seppure le numerosissime promesse che si ripropongono da oltre 100 anni durante le campagne elettorali.

Oggi la crisi che interessa tutto il mondo rende ancora più vacillante l'economia del Mezzogiorno, riflettendo i suoi aspetti negativi sul lavoro e intaccando quindi la dignità personale.
Pertanto l’Italia è una grande Madre che unisce tutti, associando la meraviglia del suo paesaggio all’ingegno dei suoi abitanti. L’inno italiano deve accomunare tutti nel ricordo di coloro che, con il sacrificio della propria vita, hanno permesso il raggiungimento degli ideali di unità e libertà dai quali sono stati ispirati.

Bibliografia:I Savoia e il massacro del Sud di Antonio Ciano - Grandmelò

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