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La raccolta differenziata del passato

Aggiornato al 30/05/2010 alle ore 09:51

La popolazione di Matera, come tutte quelle meridionali, quando la povertà faceva da padrona in quasi tutte le famiglie (eccetto quelle pochissime nobili), cercava di sopravvivere utilizzando qualunque mezzo e bene, badando ad annullare qualsiasi spreco. Gettare una qualsiasi cosa senza che essa fosse arrivata al limite delle proprie condizioni risultava praticamente impossibile.

Il materiale ingombrante, costituito per lo più da mobili ormai inutilizzabili, veniva demolito  e da esso si ricavavano le tavole usate ad esempio come appoggio o come coperchio di anfore. Solo in minima parte la legna veniva utilizzata nel braciere, insieme alla carbonella, durante l’inverno, per riscaldare la casa dei Sassi.
Degli indumenti, ormai inservibili, parte veniva utilizzata per la faccende domestiche e parte veniva barattata con il  cambia stracci (" 'U cangiastrozz").
Le parti metalliche, come ad esempio assi del letto rotti, assi di aratro non più riparabili, venivano dati in cambio al raccoglitore del ferro vecchio (" 'U firr vicchj") con materiale che potesse servire per uso domestico o in campagna. Anche questa raccolta, così come quella dei panni e degli altri materiali, veniva effettuata nei pressi delle abitazioni (quasi "porta a porta") mediante un carretto trainato da un asino o un mulo.

La raccolta differenziata del passato coinvolgeva molto i bambini che avevano il compito di raccogliere piccoli oggetti di ferro ("D fjrr"), di piombo ("D chim"), di rame rossa ("D rama rauss"),di ottone ("D’ottaun"), per poi venderli per pochi spiccioli a Pietro del ferro vecchio ("Pitriccj du firr vjcchj"), che era l’uomo dedito a questo mestiere.

In questa raccolta dove ognuno veniva motivato per il proprio interesse, risultava quasi impossibile trovare oggetti incustoditi sparsi perchè potevano essere raccolti e conservati da estranei. Chiaramente il periodo in esame non comprende l'utilizzo di lavatrici, frigoriferi, televisori, computer.

L’altro tipo di raccolta che veniva effettuata era quella dei capelli che derivavano dal residuo che si otteneva dalle pettinature delle donne, in genere dai lunghi capelli delle madri e delle nonne. La persona addetta al raccolta era il capellaro (" 'U capjddèr") che, in cambio, offriva piccoli arnesi domestici.

I rifiuti organici venivano riutilizzati per dare da mangiare ad animali come maiali, le ossa ai cani, le spine di pesce (quando raramente si comprava il pesce) ai gatti, le briciole di pane agli uccelli. La quantità in avanzo risultava tanto poco quanto niente.

Ai giorni d'oggi la raccolta differenziata, soprattutto per la popolazione dell'Italia meridionale, risulta essere veramente un grosso problema. II consumo è notevole, per cui i prodotti che si buttano sono eccessivi, l'organizzazione della raccolta è spesso caotica, la presenza di inceneritori e degli impianti di compostaggio è minima; ma ciò che manca davvero è l’educazione del cittadino al senso civico.

Cosa si può fare? Ognuno può fare la sua parte, con un piccolo contributo quotidiano. Il cittadino ha bisogno, inizialmente, di essere indirizzato e guidato, cominciando dall’utilizzo delle buste in plastica al posto di quelle biodegradabili. Tuttavia se i processi non vengono seguiti siamo sempre al punto di partenza. Chissà se si inventasse una forma di motivazione familiare per le varie attività di raccolta quali sarebbero i risultati.  Forse si sarebbero eliminati i cassonetti straripanti, preda di cani e gatti randagi, si sarebbe evitato lo spettacolo squallido dovuto alle buste rotte ai margini dei cassonetti, si sarebbe evitato l'odore a tratti nauseanti che deriva da tali condizioni.

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