Sant’Eustachio, il Santo Patrono di Matera

Allo stato attuale, non ci sono fonti storiche e liturgiche che attestano la vita di Sant’Eustachio, ne tanto meno elementi che ci consentono di dare un’esatta cronologia della sua biografia, le narrazioni miste a leggenda sul Santo sono molteplici e ci sono forti analogie con novelle fuori dai confini geografici del mondo cristiano.

La vita ed il martirio di Sant’Eustachio

La narrazione popolare cristiana appare chiaramente divisa in 3 parti: la conversione miracolosa, le vicende famigliari ed il martirio.
Si conosce, inoltre, l’identità del Santo: egli era il nobile Placido, forse appartenente alla famiglia patrizia romana dei Placidi, ed era un generale al servizio dell’allora imperatore Marco Ulpio Traiano (tra il 50 ed il 100 dopo Cristo). In antitesi al valore marziale del generale Placido, dovuto a precedenti successi militari in Asia minore, vi era il suo carattere misericordioso e la sua benevolenza, espressa in opere caritatevoli, verso le classi sociali più deboli nonostante egli non fosse un Cristiano. Nei tempi di pace si dedicava alla caccia e proprio durante una battuta nei pressi di Tivoli, mentre stava braccando un cervo, vide apparire in mezzo alle corna dell’animale una croce che emanava un intenso bagliore e udì una voce esclamare:

“Placido, perché mi perseguiti? Io sono quel Cristo che tu non conosci, ma che onori con le tue opere. Adesso ti indicherò la via della verità per la salvezza tua e dei tuoi cari. Recati, dunque, dal vescovo Giovanni che ti purificherà dal lavacro del peccato originale e da ogni altra contaminazione.”

Dopo aver sentito tali parole, egli portò sua moglie e i suoi due figli piccoli dal vescovo e, tramite il rito del battesimo, abbracciarono volontariamente il Cristianesimo. A Placido fu dato il nome di Eustachio derivante da Eustazia, dea del raccolto “dalle belle spighe”, a sua moglie e al suo primogenito rispettivamente i nomi di Teopista e Teopisto che significano “fedele a Dio”, infine al suo secondogenito fu assegnato il nome di Agapito che significa “Diletto del Signore”.
Dopo il Sacramento la famiglia tornò a casa ed insieme i membri si diressero nel luogo del miracolo dove rividero l’animale, di nuovo con la croce in mezzo alle corna, e udirono la stessa Voce che preannunciò loro che presto una serie di sventure avrebbero messo a dura prova tutta la famiglia. Dopo poco la premonizione si avverò, la famiglia subì varie sventure tra cui la perdita del titolo patrizio, la perdita della casa e del bestiame, la perdita della moglie Teopista e dei figli. Richiamato a dirigere l’esercito dell’Imperatore Traiano, Eustachio venne a sapere che i suoi due figli facevano parte delle sue milizie, seppure si erano persi di vista. Il caso volle che i figli, insieme alla mamma Teopista, si ritrovarono in una casa vicino l’accampamento delle truppe. La famiglia, infine, si riunì prima del martirio. Publio Elio Adriano, successore di Troiano, per festeggiare la vittoria della campagna di Eustachio invitò il generale presso il tempio del Dio Apollo. A seguito del rifiuto del generale, Eustachio insieme alla famiglia fu condotto al circo per essere dato in pasto ai leoni. Tuttavia nessuna bestia si prestò ad assalirli, così fu ordinato di rinchiuderli in un toro arroventato, dove consumarono il loro martirio per tre giorni nonostante le loro salme furono ritrovate senza la minima ustione. Il culto di Sant’Eustachio andò quasi perduto, fino a quando Costantino autorizzò i cristiani a praticare la religione, così fece erigere a Roma la Basilica di Sant’Eustachio (dove tutt’ora sono sepolti i resti del Santo e della sua famiglia), il quale divenne protettore dei cacciatori e dei guardia caccia.

Il legame tra Sant’Eustachio e la città di Matera

Sono ancora poco chiare le radici storiche che hanno portato all’assegnazione del Santo come Patrono della città di Matera. Secondo Giuseppe Gattini la credenza verso questa figura era così forte e radicata nella città che durante l’epidemia di peste nel 1656, che colpì tutta l’Italia meridionale, i salvacondotti, le “Provisores salutis fidelissimae civitatis Mathera” emesse dalle autorità sanitarie locali, avevano come figura rappresentativa l’effigie di Sant’Eustachio accanto allo stemma di Matera. Tale azione era il rimedio estremo per affrontare l’epidemia, visti gli esigui mezzi di cui disponeva la scienza medica nei secoli passati. Invece Francesco Volpe, accreditato storico locale, sostenne nell’800 che il legame tra la comunità ed il Santo sarebbe riconducibile ad un’avvenimento prodigioso datato 984 d.C.; in tale periodo storico la città, o per meglio dire il villaggio, era occupato dall’esercito dei Saraceni. La novellistica tradizionale narra che la popolazione, affamata, invocò il Santo e la città fu liberata dall’assedio. Dal giorno della liberazione, che coincide con il giorno della conversione del Santo al Cristianesimo, cioè il 20 maggio, il popolo materano elesse Sant’Eustachio come sua figura patronale. In quel periodo i contadini (ovvero la maggior parte della popolazione) erano impegnati nei campi, per questo motivo si decise di spostare la festa per fine settembre. Nella ricorrenza del tempo, il sindaco offriva al Santo una torcia rivestita di monete d’argento, caneste di frutta e fiori; successivamente l’offerta fu sostituita con un contributo di 25 carlini.
La ricorrenza si svolgeva in un luogo del quale purtroppo non si conosce l’esatta ubicazione e non si hanno prove e documenti delle vestigia del Santo.

Il tempio benedettino di Sant’Eustachio, eretto sulla Civita nei pressi dell’attuale Cattedrale, fino al 1270 circa svolgeva la funzione di chiesa madre e godeva di una posizione di prestigio grazie al decimo abate Stefano. Lupo Protospata ha comprovato che nel 1089 la struttura ospitò Papa Urbano II, recatosi nella regione per il congresso a Melfi e diretto in Puglia per questioni legate alle crociate; le prove di ciò sono racchiuse in alcuni affreschi che raffigurano l’incontro tra il Papa e l’abate Stefano nella chiesa rupestre di San Pietro e Paolo, nella cripta ipogea di San Francesco d’Assisi (come sostiene anche Nicola Gattini).
Il prestigio del tempio, e quindi l’importanza del culto del Santo, cominciarono lentamente a decrescere a partire dal 1400, anno in cui, a causa di un terremoto, crollò gran parte del monastero di Sant’Eustachio; il restante complesso fu accorpato definitivamente nel 1636 ad altri edifici, come la vicina nuova Cattedrale (il tempio era situato tra l’attuale Duomo ed il palazzo Arcivescovile). Di recente, durante i lavori di restauro che interessano la Cattedrale dal 2003, nel rifacimento della pavimentazione della cappella del presepe di Altobello Persio, sono venuti alla luce due ambienti riccamente affrescati che, secondo gli esperti, appartenevano al cimitero del monastero benedettino di Sant’Eustachio.

Il successo del Santo guerriero cominciò a tramontare in favore del culto della Madonna della Bruna, protettrice della città. Alcuni sostengono che questo cambio di egemonia è stato dovuto anche all’ascesa del clero secolare a discapito della comunità locale benedettina.
Dedicata a Sant’Eustachio è anche una chiesa rupestre in contrada selva Venusio, sul ciglio sinistro della Gravina, dove c’è una raffigurazione del Santo molto interessante ed antichissima.
Oggi la ricorrenza del Santo Patrono è celebrata il 20 settembre di ogni anno ed rappresenta il punto centrale di un cartellone di eventi organizzato dal Comitato della Bruna, meno ricco rispetto alla Festa della Bruna ma di uguale fascino e devozione. I festeggiamenti si concludono il 21 settembre con la processione della Sacra Immagine di Sant’Eustachio per le vie del centro cittadino, accompagnata dal concerto bandistico. A chiusura della serata c’è lo spettacolo pirotecnico, solitamente organizzato nel parco del Castello Tramontano.

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