Il congedo dalla vita terrena, “Scij ad acchiè l’onm du priaterij”

via_daddozio_materaIl contesto sociale dei Sassi di Matera, caratterizzato da estrema povertà ed arretratezza, favoriva il nascere di credenze riguardanti la morte e gli attimi che la precedono. Come è noto dalla scienza, le persone sul punto di morte possono essere soggette ad agitazione pre-terminale che subentra nel momento in cui si aggravano le condizioni cliniche.

Qualsiasi gesto del morente, quindi, era interpretato come una sorta di legame con la vita ultra-terrena; ad esempio, il cercare a tutti i costi di scendere dal letto, effettuare movimenti incontrollati o toccare con i piedi il pavimento indicava il volersi congedare dalla vita terrena.

Le frasi che solitamente i materani usavano per indicare il decesso erano due:

“Scij ad acchiè l’onm du priaterij” – Andò a trovare le anime del Purgatorio

“Scij ad acchiè a Battust” – Andò a trovare a Battista (San Giovanni Battista)

Ti potrebbe interessare anche:

  • Carnevale a Matera, tra matinate, canti, balli e maschere
  • Come i materani vivevano la Quaresima e la Pasqua
  • Commemorazione dei defunti a Matera
  • Funerali nel passato a Matera: perfiche, corteo funebre ed il consolo
  • I testimoni degli accordi, i “due pezzoni”
  • L’Angelo della buona novella, “l’Ongl d la bbona nav”
  • La raccolta e la lavorazione dei pomodori
  • La storia dei cimiteri di Matera
  • La storia dei mulini di Matera
  • Leggende sul culto dei morti
  • Natale a Matera nel passato, tra tradizione, gastronomia e fede
  • Come si lavava la biancheria nei Sassi
  • La produzione di ceramiche a Matera, la Fornace Cappelluti-Annunziata
  • La mietitura del grano nel passato
  • La storia del vecchio ospedale San Rocco di Matera
  • La raccolta differenziata nei Sassi, un esempio per la società moderna
  • L’apicoltura nella tradizione materana, un racconto di Fabrizio De Andrè