Grotta di Eustachio Chita detto Chitaridd

La vista mozzafiato che è possibile ammirare dalla Grotta di Chitaridd.

La cosiddetta Grotta di Chitaridd è in realtà il nascondiglio che il delinquente materano Eustachio Chita, per la sua bassa statura soprannominato appunto “Chitaridd”, ha utilizzato tra il 1870 ed il 1890. Il sito si trova sull’altopiano murgiano di contrada Murgecchia, nascosto dalla vegetazione e dalla morfologia del territorio. Precisamente la grotta è situata nel tratto della Gravina di Matera che dal Santuario di Santa Maria della Palomba conduce verso i Sassi.

L’interno della grotta non possiede elementi degni di nota, fatta eccezione per una base piana, posto sulla destra rispetto all’ingresso, probabilmente usata come letto, e subito dopo una rientranza in cui, secondo le cronache dell’epoca (ricostruite dall’avvocato Niccolò De Ruggieri), Chitaridd fu ucciso. Proseguendo sulla sinistra è possibile ammirare un foro nella roccia che offre un panorama splendido: i rioni Sassi di Matera in lontananza, subito dopo alcuni costoni rocciosi, e lo strapiombo verso il torrente.

Eustachio Chita nasce a Matera il 30 novembre 1862 da una famiglia benestante, proprietaria di diversi tomoli di terreno. Dopo che la sua famiglia cadde in miseria, Chita iniziò una vita fatta di vagabondaggio e reati tra Basilicata e Puglia, raccogliendo il lati aggressivo del carattere direttamente dal padre, quest’ultimo spesso dedito all’uso della violenza nei confronti proprio di suo figlio. Di Eustachio si sa che ebbe varie esperienze lavorative come pastore in provincia di Potenza, in Calabria, e come operaio per la costruzione della ferrovia Spinazzola – Rocchetta S. Antonio in Puglia. Di lui si persero le tracce nel 1888. In quegli anni si verificarono nella città dei Sassi numerosi omicidi ed aggressioni, episodi associati proprio al delinquente materano. Il 26 aprile 1896 Chitaridd fu scoperto da un pastore del luogo presso il suo nascondiglio di Murgecchia; il pastore corse ad avvisare i proprietari degli animali, ovvero Francesco Paolo Falcone e Francesco Paolo Nicoletti. In serata i due si recarono nel luogo dell’avvistamento; al buio ci fu una colluttazione e chi ebbe la peggio fu proprio Chita, colpito da una scure e da un coltello. Dopo l’accaduto i due pastori, autori dell’omicidio, scoprirono di aver ammazzato proprio un loro cugino; entrambi furono successivamente scagionati per legittima difesa. Come riportato nelle cronache dell’avvocato Niccolò De Ruggieri, per l’alone di mistero che si era creato attorno a questo personaggio, per tre giorni i materani si recarono presso il cimitero per guardare di persona il cadavere del delinquente che era stato capace di creare così tanto scompiglio in città. La storia di Chitaridd non finisce qui, nel mese di marzo 1900 la salma fu riesumata su richiesta del materano Raffaele Sarra ed inviata al museo di antropologia criminale di Torino, per essere studiata dal prof. Cesare Lombroso. L’idea alla base degli studi di quest’ultimo era quella che gli assassini avessero nel cervello dei tratti caratteristici. Da questo momento della salma si persero le tracce, vani sono stati i tentativi dei discendenti che hanno più volte sollecitato il museo.

Dove e come arrivare

La grotta di Chitaridd è posta sull’altopiano di Murgecchia, nei pressi del Santuario di Santa Maria della Palomba. Consigliamo di parcheggiare le vetture nei pressi del Santuario, dopo aver percorso il viale alberato in leggera salita. Vedendo il Santuario di fronte, individuare sulla destra un’apertura nel muretto che consente di accedere alle campagne di Contrada Murgecchia. A questo punto sarete di fronte ad un bivio, un sentiero marcato a sinistra ed una strada a destra, proseguire quindi verso sinistra. Bisogna attraversare le campagne fino ad arrivare ad una rientranza che assume quasi una forma ad anfiteatro. Scendendo si troverà la grotta di Chitaridd sulla destra. Il sito è chiuso da un cancello, l’accesso è quindi consentito con autorizzazione.

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